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"Sul Ttip stiamo mettendo l'Ue in difficoltà. Ed ora rafforziamo la mobilitazione". Intervista a Monica Di Sisto
Monica Di Sisto, vice-presidente di Fairwatch. Allora, sembra proprio che la mobilitazione di questi mesi contro il Ttip qualche risultato l’abbia dato, o no?
La buona notizia è che a fine 2014 prevedevano di chiudere la presentazione reciproca della cornice legale dell’accordo e questo non è successo. Due i motivi, a cominciare dal cambiamento del Parlamento europeo con un rafforzamento da una parte degli euroscettici e, dall’altra, della sinistra. Ora il Parlamento europeo vule vedere le carte. E la Commissione europea si è sentita obbligata a lanciare una consultazione pubblica proprio su uno dei punti più controversi e delicati, quello de tribunale per la risoluzione delle dispute. Dalla consultazione, che ha registrato una notevole partecipazione, deve uscire una sintesi ragionata rispetto alle quindici domande poste. Vorrei sottolineare che i cittadini europei che hanno risposto alla consultazione on line sono stati circa 150mila.

L’altro motivo?

Il sette gennaio scorso l’autorità per il funzionamento delle istituzioni europee ha fatto oltre dieci osservazioni molto pesanti rispetto al negoziato Ttip. Innanzitutto sottolineando che la procedura di segretezza è impropria e che i parlamentari e i cittadini devono essere coinvolti e i testi condivisi. Inoltre, ci devono essere dialoghi regolari tutte le volte che ci sono degli avanzamenti. Tutto ciò ha costretto l’Ue a tirar fuori dal cassetto anche alcuni documenti ufficiali su alcuni temi come l’armonizzazione delle norme con gli Usa. E su questi c’è molto fermento nelle organizzazioni europee.

E’ vero il coinvolgimento della Nato?

Al momento che c’è un coinvolgimento ministeriale,quindi ci andiamo molto vicino.

Quali scadenze abbiamo davanti?
Il 2 febbraio a Bruxelles ci sarà il prossimo ciclo di negoziati spostato prima da dicembre e gennaio e nuovamente riprogrammato. Si parlerà delle strutture di funzionamento del trattato. In Europa, però, c’è un posizionamento delle commissioni parlamentari del Parlamento europeo, che in particolare sui diritti civili ha sollevato una discussione piuttosto interessante sul ruolo della Corte di giustizia europea, che verrebbe gravemente compromesso dal sopravanzare delle norme contenute, per quello che conosciamo, nel Ttip. La primavera è la data dentro la quale il Parlamento europeo dovrà esprimere un parere. Il Consiglio europeo può richiamare il mandato in qualsiasi momento.

La sensazione è che parallelamente sta crescendo la mobilitazione, o no?
Sì, vero. Ormai, nella maggior parte delle grandi città italiane c’è un comitato Stop Ttip e anche negli incontri delle realtà più piccole si presentano sempre il doppio o il triplo delle persone preventivate. Dalle platee ti rendi facilmente conto che non sono presenti i soliti giri associativi, ma una mobilitazione capillare. Comuni e municipi, per esempio, hanno approvato mozioni di sfiducia all’operato della Ue. Il 18 aprile abbiamo previsto una mobilitazione. Il 2-3 febbraio, in occasione del vertice Ue, abbiamo previsto un meeting transatlantico.

Il Governo italiano non sembra aver capito cosa si sta prospettando…
Bah, che dire?Questo governo fa finta di niente. Renzi, molto attento al marketing, ha messo a seguire la partita Carlo Calenda che è un uomo di Confindstria. Questo la dice lunga sull’impostazione che sta seguendo l’esecutivo in Italia. E questo, mentre la preoccupazione sulla reale portata del Ttip cresce anche nei soggetti economici e non solo nel movimento.

Qual è l’atteggiamento americano di fronte alla protesta in Europa?
Innanzitutto va detto che questa volta la rete globale, che ci portiamo dietro dalla campagna Wto, sta funzionando benissimo. E quindi anche gli Usa si ritrovano un all’interno un movimento di opinione contrario. A livello tecnico gli americani sono molto più equipaggiati degli europei e quindi stanno spingendo con maggiore velocità perché il Ttip passi. Se i negoziatori non chiudono nel 2015, poi, nel 2016 entrano in campagna elettorale. E non possono più negoziare alcun tipo di accordo commerciale che non sia arrivato al congresso. E senza il tribunale degli investimenti gli Usa hanno già detto che questa partita non la aprono nemmeno. Il punto vero è che gli Usa con il Ttip vogliono portare avanti una operazione geopolitica.
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