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I 3 pilastri della nuova Grecia

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I primi segni del nuovo corso elle­nico sono minimi, sim­bo­lici, ma già signi­fi­ca­tivi. Da ieri mat­tina, primo giorno di lavoro del nuovo governo Tsi­pras, sono spa­rite le tran­senne davanti al Par­la­mento e con loro i Mat, le forze spe­ciali anti­som­mossa che pre­si­dia­vano i mini­steri, in par­ti­co­lare quello della Cul­tura. Il nuovo inqui­lino della sede di Exar­chia ha poco da temere da anar­chici e ribelli vari.

Si tratta di Ari­sti­dis Bal­tas e gode di un pre­sti­gio asso­luto: filo­sofo althus­se­riano, è con­si­de­rato uno dei mag­giori pen­sa­tori mar­xi­sti in Gre­cia, pro­viene dall’Istituto Nikos Pou­lan­tzas (di cui è pre­si­dente) ed è noto per i suoi studi su Wittng­stein, Der­rida, Spi­noza, Ben­ja­min. Ad affian­carlo, come sot­to­se­gre­tari, ci saranno un noto gior­na­li­sta, Nikos Xio­la­kis, respon­sa­bile delle pagine cul­tu­rali del quo­ti­diano Kathi­me­rini, e Tas­sos Kou­ra­kis, un docente della Facoltà di Medi­cina di Salo­nicco sem­pre in pre­sente alle mani­fe­sta­zioni con­tro l’austerità e nelle lotte sociali (in par­ti­co­lare quella con­tro l’estrazione dell’oro nella peni­sola Calcidica).

Un segnale meno sim­bo­lico è invece arri­vato dal primo con­si­glio dei mini­stri. Al ter­mine Pana­io­tis Lafa­za­nis, un mate­ma­tico che abban­donò il Kke nel ’91 quando i «rin­no­va­tori» per­sero la bat­ta­glia con­tro gli «orto­dossi» e lea­der della cor­rente di sini­stra di Syriza, Ari­ste­ria Plat­forma (Piat­ta­forma di sini­stra), che Tsi­pras messo alla testa del super­mi­ni­stero alla Rior­ga­niz­za­zione pro­dut­tiva, all’Ambiente e all’Energia, ha annun­ciato il blocco della pri­va­tiz­za­zione del porto del Pireo. I por­tuali avranno anche un sot­to­se­gre­ta­rio a loro molto vicino. Si tratta di Tho­do­ris Dri­tsas: pireota doc, impie­gato nella far­ma­cia di fami­glia, durante la dit­ta­tura mili­tava in un gruppo deno­mi­nato «Rivo­lu­zione socia­li­sta» ed è tra i fon­da­tori di Syriza. Di lui si ricor­dano le man­ga­nel­late prese dalla poli­zia ita­liana al porto di Bari nel luglio 2001, quando la nave degli anti-G8 diretti a Genova fu respinta in Grecia.

Nel suo primo giorno di lavoro il mini­stro delle Finanze Yan­nis Varou­fa­kis, eco­no­mi­sta di fama inter­na­zio­nale, ha incon­trato davanti al mini­stero le donne delle puli­zie che da un anno e mezzo chie­dono di essere rein­te­grate, dive­nute un sim­bolo della lotta con­tro l’austerità. «Taglie­remo le spese al mini­stero e le rias­su­me­remo», ha pro­messo loro. Ma Varou­fa­kis non rimarrà da solo ad affron­tare i nodi prin­ci­pali che il governo dovrà scio­gliere: la rine­go­zia­zione del debito e la solu­zione dei gra­vis­simi pro­blemi sociali cau­sati dalla crisi.

Per que­sto Tsi­pras ha pre­di­spo­sto una vera e pro­pria linea di fuoco.

A coor­di­narla ci sarà il vice­pre­si­dente del Con­si­glio Yan­nis Dra­ga­sa­kis, un altro per­so­nag­gio di asso­luto spes­sore. Eco­no­mi­sta, già mini­stro dell’Economia nel governo di unità nazio­nale del 1989, fino al ’91 espo­nente di spicco del Kke, che abban­donò quando perse la segre­te­ria per appena quat­tro voti (57 a 53), Dra­ga­sa­kis è con­si­de­rato l’ispiratore della poli­tica eco­no­mica di Syriza. Il terzo espo­nente della troika di Tsi­pras è Yor­gos Sta­fa­kis. Il neo­ti­to­lare dell’Economia pro­viene da una fami­glia dell’alta bor­ghe­sia, è un pupillo di Dra­ga­sa­kis dai tempi del Kke (all’epoca era nel Kne, i Gio­vani comu­ni­sti), ma nel tempo si è spo­stato su posi­zioni rifor­mi­ste, susci­tando anche mugu­gni per alcune ester­na­zioni, come quando affermò che il «debito odioso» dei greci, vale a dire quello pro­vo­cato dalla spe­cu­la­zione finan­zia­ria, non supera il 5 per cento. Tsi­pras l’ha voluto al governo per le sue posi­zioni fer­ma­mente con­tra­rie al ritorno alla dracma e per­ché è con­si­de­rato un pro­fondo cono­sci­tore dell’economia reale.

Al ter­zetto di eco­no­mi­sti il neo­pre­mier ha affian­cato due sot­to­se­gre­tari che rispon­dono diret­ta­mente a lui: quello alle Rela­zioni eco­no­mi­che inter­na­zio­nali, affi­dato a Euclide Tha­ka­lo­tos, un rap­pre­sen­tante del par­tito degli «inglesi» (si è lau­reato a Oxford e ha inse­gnato a Cam­bridge, men­tre Varou­fa­kis si è for­mato nell’Università dell’Essex così come la Gover­na­trice dell’Attica Rena Dou­rou, brac­cio destro di Tsi­pras, e il depu­tato di Corfù Fotini Vaki), e l’altro agli Affari euro­pei, messo nelle mani di Nikos Kun­dos, un euro­de­pu­tato dell’ala comu­ni­sta di Syriza, noto per il suo atti­vi­smo a Bru­xel­les (di lui si con­tano 300 inter­venti e un migliaio di inter­ro­ga­zioni, anche su argo­menti molto scot­tanti come quello della sven­dita dell’aeroporto di Atene e sul caso Siemens).

Tha­ka­lo­tos, for­ma­tosi nei gio­vani labu­ri­sti inglesi, è invece un key­ne­siano puro. Ottimo cono­sci­tore di Gram­sci, soste­ni­tore del com­mer­cio equo e soli­dale, è con­vinto che il debito della Gre­cia non sia soste­ni­bile e che la ricetta per l’uscita dalla crisi abbia un solo nome: socialdemocrazia.

Il secondo pila­stro del governo, dopo l’economia, è quello sociale. Alla testa tro­viamo Nikos Vou­tzis, a capo del secondo super­mi­ni­stero (dopo l’Economia): agli Interni e alla rior­ga­niz­za­zione dell’amministrazione sta­tale. Vou­tzis, pro­ve­niente dal Par­tito comu­ni­sta dell’interno ed ex capo della segre­te­ria poli­tica di Syriza, sarà affian­cato da un mini­stro ad hoc per la lotta alla cor­ru­zione, l’ex magi­strato (dalla fama di duro) Pana­io­tis Nico­lou­dis, un indi­pen­dente voluto diret­ta­mente da Tsi­pras. Prima pro­messa: la chiu­sura delle car­ceri spe­ciali. Con­tem­po­ra­nea­mente la sua vice­mi­ni­stra con delega all’Immigrazione, Tasia Chri­sto­dou­lo­pou­lou, si è impe­gnata a dare la cit­ta­di­nanza a tutti i figli degli immi­grati nati in Grecia.

Tra­la­sciando le con­ces­sioni all’Anel (l’istrionico e discusso segre­ta­rio Panos Kam­me­nos alla Difesa, un sot­to­se­gre­ta­rio con delega alla Mace­do­nia e un’ex cam­pio­nessa di salto in alto e 100 metri a osta­coli che la Cnn nel ’91 scelse tra le migliori dieci modelle al mondo alla quale è stata affi­data la delega al Turi­smo), il terzo pila­stro del governo Tsi­pras sarà il lavoro. Tra i pri­mis­simi prov­ve­di­menti ci saranno il ritorno alla con­trat­ta­zione col­let­tiva e l’aumento del sala­rio minimo a 751 euro. Anche qui la squa­dra messa in campo è di tutto rispetto. Il nuovo mini­stro, Panos Skou­le­tis, è stato per anni respon­sa­bile della comu­ni­ca­zione di Syriza. Sarà affian­cato da Teano Fotiou (con delega alla Soli­da­rietà sociale), una docente di Archi­tet­tura al Poli­tec­nico attiva in Solidarity4all, la rete che gesti­sce gli ambu­la­tori e le mense sociali, e da Mania Anto­no­pou­lou (con delega spe­ci­fica per la lotta alla disoc­cu­pa­zione). Docente alla New York Uni­ver­sity e al Bard Col­lege, con­si­gliere all’Onu sui temi dell’uguaglianza di genere, Anto­no­pou­lou è defi­nita “la signora dei 300 mila posti di lavoro” per aver cri­ti­cato dura­mente i fondi euro­pei per la riqua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale (poi­ché, ha soste­nuto, il pro­blema in que­sto momento è l’assenza di offerta di lavoro), e per aver teo­riz­zato, in uno stu­dio per il Levy Insti­tute, il ruolo dello Stato come datore di lavoro di ultima istanza per garan­tire la piena occu­pa­zione. Ora è chia­mata a met­terlo in pratica.

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