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Appello dalla Grecia: «Mobilitatevi per noi»

Il giorno dopo il crollo delle Borse (che ieri hanno fal­lito il rim­balzo, con Piazza Affari che ha chiuso ancora in nega­tivo) attri­buito ai timori di un Gre­xit, un’uscita dall’euro che in realtà in Gre­cia nes­suno vuole, da Atene arriva un appello alla soli­da­rietà inter­na­zio­nale. E’ fir­mato da Soli­da­rity for all, il net­work di movi­menti sociali cui fanno capo gran parte delle atti­vità in soste­gno delle vit­time della crisi, in par­ti­co­lare ad Atene e in tutta la regione dell’Attica: le qua­ranta kifa, far­ma­cie e ambu­la­tori sociali, le mense per vec­chi e nuovi poveri, i cen­tri per gli immi­grati, le coo­pe­ra­tive recu­pe­rate dai lavoratori.

E’ un appello «con­tro la reto­rica para­liz­zante della paura e della povertà» e si inti­tola «Par­tiamo dalla Gre­cia per cam­biare l’Europa».

«La Gre­cia è stata usata come cavia per la ristrut­tu­ra­zione neo­li­be­rale in Europa», scri­vono gli esten­sori, e ora che la Troika ha fal­lito, e con essa la coa­li­zione poli­tica che l’ha soste­nuta, «stanno pro­vando a sal­vare i loro inte­ressi in ogni modo». Da qui l’avvio di una cam­pa­gna basata esclu­si­va­mente sulla paura: se vince Ale­xis Tsi­pras la Gre­cia uscirà dall’euro con effetti cata­stro­fici su tutto il con­ti­nente, il giorno dopo le ele­zioni ci sarà la corsa a riti­rare i soldi dalle ban­che con il rischio che l’intero sistema col­lassi, ripren­derà il sali­scendi delle borse e dello spread.

Tutte ipo­tesi non fon­date su nes­sun dato reale, ma rilan­ciate dome­nica dal gior­nale tede­sco Der Spie­gel, secondo il quale la Ger­ma­nia si sta­rebbe pre­pa­rando a un’uscita di Atene dall’Eurozona (ma il governo tede­sco il giorno dopo ha smentito).

E’ per que­sti motivi che le ele­zioni gre­che, secondo Soli­da­rity for all, rive­stono un’importanza che va ben al di là dei con­fini elle­nici. «Una vit­to­ria anti-troika e anti-austerità apre le porte a un cam­bia­mento del domi­nio neo­li­be­rale in Europa e oltre», scri­vono, «per que­sto il momento elet­to­rale rap­pre­senta una tappa della bat­ta­glia dei popoli euro­pei, di tutti quei movi­menti che resi­stono e si oppon­gono all’Europa anti­so­ciale e antidemocratica».

Soli­da­rity for all fa pro­prie le parole di Syriza: opporre la spe­ranza a una cam­pa­gna fon­data sulla paura. Su que­sto leit motiv fanno appello alla mobi­li­ta­zione inter­na­zio­nale «vote for change» dal 14 al 16 gen­naio, una set­ti­mana prima delle ele­zioni gre­che, chie­dendo di mani­fe­stare e orga­niz­zare azioni davanti alle sedi di isti­tu­zioni gre­che (amba­sciate, cen­tri per il turi­smo) ed europee.

Per ora la sini­stra radi­cale greca non pare sof­frire le pres­sioni poli­ti­che e media­ti­che: gli ultimi son­daggi danno Syriza oltre il 30 per cento e i comu­ni­sti del Kke, che però non andranno al governo con i rivali della sini­stra radi­cale, come terza forza con il 4,8 per cento. Alla coa­li­zione gui­data da Tsi­pras, nella grande fram­men­ta­zione della scena poli­tica greca, baste­rebbe un con­senso supe­riore al 35 per cento per pro­vare a for­mare un governo, e per forze di cose all’indomani del voto si porrà la que­stione delle alleanze.

A favo­rire Syriza potrebbe essere l’ennesima scis­sione del Pasok (già dato al 3,5 per cento nei son­daggi) gui­data dall’ex pre­mier (e figlio del primo Pre­si­dente della Repub­blica dopo il regime dei colon­nelli) Gior­gios Papan­dreou, che fu abban­do­nato dal par­tito socia­li­sta quando pro­pose un refe­ren­dum sul sal­va­tag­gio della Grecia.

Il Pasok rischia di non andare nem­meno in Par­la­mento (lo sbar­ra­mento è al tre per cento) e il cen­tro­de­stra di Nea Dimo­kra­tia potrebbe così per­dere il secondo pila­stro delle lar­ghe intese che hanno garan­tito alla Troika Bce-Fmi-Ue di gover­nare il Paese negli ultimi anni, costrin­gen­dolo allo stremo.

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