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Caro Rodotà, hai mai sentito parlare di mutualismo e partito sociale?
Carò Rodotà su Micromega1sostieni che certi “fatti di solidarietà e mutualismo” coi relativi promotori (Fiom, Libera, Emergency) costituiscono il fondamento esclusivo di una “coalizione sociale” protagonista privilegiata dei futuri “nuovo stato sociale” e “nuova sinistra”. Tutto questo ci ha colpito negativamente.

Le tue argomentazioni infatti contengono (speriamo non intenzionalmente) una doppia dissimulazione. Queste assegnando solo a tali eventi di solidarietà e mutualismo una forma di assoluta novità ed efficacia sociale: a) determinano una infondata contrapposizione alle pratiche dei partiti di sinistra; b) sminuiscono, fino a trascurarlo, l’attuale problema sostanziale e cioè la forza e la ragione dei “fatti antisociali” operati dal Capitale.

La prima dissimulazione è tutta riassunta nella presentazione dell’intervista di Micromega

Rodotà: “Ripartiamo dal basso, senza la zavorra dei partiti”
“Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando Sel, Rifondazione, Alba e minoranza Pd sbaglia. Lo dico senza iattanza, ma hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della società”.

Una pretenziosa affermazione che, alla prova dei fatti, è l’ingannevole narrazione o il luogo comune tipico di chi parla senza conoscere la realtà delle cose.

Sono 5 anni che con difficoltà e tanta pratica, noi “residuali di Rifondazione”, abbiamo sviluppato pratiche di solidarietà, mutualismo e confederalità, recuperando la linea del Partito sociale di Pino Ferraris. Quelli come Pino non sono stati nei palazzi, a parlar di voti e governi ma ricercavano anche attraverso lo studio, le ragioni della sconfitta proletaria del 900. Ad esempio Pino, per prendere a calci il presente, è tornato indietro fino all'esperienza dei primi del 900 del partito operaio del Belgio il cui modello mutualistico, che metteva sullo stesso piano i forni del pane, le leghe dei lavoratori e i circoli culturali e politici è certamente ricco di insegnamenti organizzativi per la sinistra che verrà. La sua, la nostra pratica della linea di Partito sociale è la reale critica (e autocritica) alla riduzione/subordinazione della sinistra dentro le differenti forme di statalismo sviluppate dal Capitale.

Invece, il duo CamussoCGIL/LandiniFiom (tuo grossolano esempio di “dato nuovo che rivitalizza il sindacato”) non vuol saperne di mutualismo pur essendocene assoluto bisogno nelle fabbriche in crisi (Syriza insegna) e ne rifiuta lo sviluppo politico.

Fidati caro Stefano, te lo diciamo assieme a quelli coi quali,  abbiamo venduto e continuiamo a distribuire un sacco di arance di contadini siciliani in crisi per sostenere le lotte dei lavoratori licenziati; assieme a quelli coi quali da anni ci alziamo il mattino presto per fare i gruppi di acquisto contro il carovita; a quelli coi quali siamo intervenuti nei terremoti o con i braccianti come a Nardò. E con tutti questi abbiamo cominciato a ricostruire un pensiero sulla mutualità di base.

Ti suonerà curioso ma Syriza anni fa prese spunto proprio dal nostro lavoro sul partito sociale quando alcuni di loro vennero a vedere come operavamo nel terremoto aquilano.

Anche Libera ed Emergency, incontrate spesso in queste pratiche, si rifiutano di politicizzare solidarietà e mutualismo nella rappresentanza. E' una questione storica questa che investe le associazioni di scopo dentro la crisi delle forme dell'azione collettiva. Libera ed Emergency ed altre analoghe associazioni sono espressione di una società civile che la crisi, diversamente da quel che è successo in Grecia, non ha ancora disaggregato dall’attuale forma di statalismo. Ecco perché non possono diventare esponenti della nostra classe, della sua politica, né tantomeno gettarsi nei luoghi della sua rappresentanza. Le loro battaglie sono autentiche, ma sono battaglie limitate dentro l’universalità statuale (residuo inerziale dei “30 anni gloriosi”). Non sono battaglie di parte, battaglie che prendono partito per la parte della società massacrata dal Capitale in crisi. Il Capitale ha sempre cercato di sussumerli nel suo tutto statuale, ma la solidarietà ed il mutualismo “di sinistra” non hanno mai riguardato il tutto, sono sempre stati di una parte della società poiché sorgono dalla materialità delle condizioni di vita, dalla difesa disperata dei proletari che si autorganizzano senza Stato contro l'attacco del Capitale nella crisi. Rendere queste pratiche mutualistiche luoghi di crescita politica e di organizzazione del blocco sociale pertanto, non può partire dall'alto, da illuminate associazioni o partiti, o da reti civiche, ma dal movimento stesso che le mette in pratica e costruisce i propri luoghi di decisione, le proprie assemblee. Ad oggi una gran massa di nuovi proletari, meticci e senza potere, sta iniziando con difficoltà ad autorganizzarsi. Dalle case occupate alle fabbriche vediamo svilupparsi questo processo.

GRAMSCI DICEVA che l’ “autoriconoscimento del soggetto si sviluppa in … una successione di tre gradi:

1. “economico - corporativo” il primo e più elementare, caratterizzato da una limitata autocomprensione e autorganizzazione difensiva dei soggetti in quanto semplici membri di un gruppo lavorativo e/o di una rete relazionale primaria parentale;

2. “economico - sociale” il secondo intermedio nel quale si raggiunge la coscienza della solidarietà di interessi fra tutti i membri dell’insieme di classe al lavoro e nella vita sociale, ma ancora nel campo economico;

3. “politico” il terzo dove ogni ristrettezza corporativa e meramente economica è dissolta a beneficio della prospettiva etico - politica. Quest’ultimo grado fornisce l’immagine di una società coesa e organica, nella quale le diverse soggettività dispongono di una coscienza di sé (in sé e per sé) e dei propri interessi compatibile con l’appartenenza ad una totalità sociale”.

Le ideologie germinate precedentemente e caratterizzate da un’ottica economico - corporativa - sociale, diventano partito, essendo il partito precisamente il luogo in cui gli elementi della classe come gruppo economico sociale, superano questo momento del loro sviluppo e diventano agenti di attività generali, terreno di elaborazione unitaria, organica e all’altezza delle esigenze di un compiuto sviluppo della totalità sociale.”

Veniamo alla seconda dissimulazione.

Le tue domande retoriche e le critiche relative sui fatti antisociali operati dal Capitale  (“Avendo un tesoretto ridotto, sacrifichiamo i diritti sociali? … Finanziamo la guerra e gli F35? utilizziamo quei soldi contro lo smantellamento dello Stato Sociale?”; “L’Unione europea oltre ad avere un deficit di democrazia ha un deficit di legittimità”;  “L’austerity ha fallito … . Fino a qualche mese fa, i difensori del rigore giustificavano l’enorme forbice tra redditi alti e minimi affermando di aver tolto migliaia di persone dalla soglia di povertà. La diseguaglianza come conseguenza del contrasto allo sfruttamento. Una tesi smentita dagli stessi eventi.”) formano la tua narrazione e spiegano cosa sia l'irrazionalità neoliberista.

Questo racconto però non va, perché i citati fatti antisociali operati dal Capitale sono assolutamente razionali.

Costituiscono precisamente la più edotta e logica azione di “economia politica” che il Capitale sviluppa, in ogni macroarea continentale di mercato, per contrastare la crisi strutturale di accumulazione aggravata dal dissesto 2008-9 della libera produzione di credito mediante capitale fittizio peculiare del sistema finanziario corrente e dalla sua permanente precarietà.

“Keynes”, i “30 anni gloriosi” del welfare state, “la centralità della Carta dei diritti”, “la democrazia”, tutto questo è “posto fuori legge” dalla guerra neomercantilista (l’attuale guerra monetaria mondiale per la svalutazione competitiva ne è l’immediata manifestazione) che contrappone le macroaree continentali: la Asiatica (Cina, Giappone e India se ne contendono il predominio), la Nordamericana, la Sudamericana e l’Europea.

Le autorità di governo di ogni macroarea devono usare il debito sovrano per coprire i costi di questa guerra.

In concreto le entrate fiscali devono avere come funzione principale quella di coprire le spese necessarie ad assicurare che non si ripeta il citato dissesto 2008-9. E perché tale funzione sia attuata con assoluta certezza la politica di ogni Stato deve garantire il debito sovrano costituzionalizzando specifiche legislazioni di stabilità.

Così i vecchi Stati Democratici (dei “30 anni gloriosi”) sono “riformati” in Stati di Mercato i cui cittadini sono trasformati in investitori, e l'interesse generale, ovvero la finalità dello Stato è riformato in certezza del debito sovrano.

Lo Stato di Mercato dunque non commette errori. La sua politica del debito è l’assolutamente razionale negazione dell’“in tervento strutturale” keynesiano, negazione dell’idea che il “reddito di cittadinanza … significa investimenti”, negazione della “logica solidaristica dell’impiego delle risorse”. È l’imposizione, affatto razionale,della norma che il mercato decide la democrazia e non “i diritti fondamentali, ispirati alla dignità e alla solidarietà”.

Certo lo Stato di Mercato non procede in modo facile e lineare. È attraversato da contraddizioni e lotte interne (tra capitali) ed esterne (con le classi subalterne) . Ma è ingannevole travisarle come se derivassero da decisioni economiche, burocratiche e politiche sbagliate e autodistruttive del sistema Europa. Congetturare poi sulla loro emendabilità significa alimentare ancora l’illusione di riformismo socialdemocratico e statalismo buono, entrambi archiviati dal Capitale progressivamente (tra gli anni ’70-‘90 con la Globalizzazione) ed ora risolutivamente (dal dissesto 2008-9 con Stato di Mercato e debito sovrano stabilizzato imposto dalla guerra mondiale neomercantile).

Lo ripetiamo: lo Stato di Mercato non commette errori. Non si tratta dunque di correggerlo, ma di difenderci dai suoi attacchi costruendo un quadro di resistenza di popolo fondamento di un effettivo antagonismo.

La vittoria di Syriza porta in luce i termini reali di questo integrale scontro tra lo Stato di Mercato Europeo e la resistenza sociale popolare.

Syriza, che non può farsi illusioni, usa la sua vittoria politica come una lama tagliente che penetra, allarga le contraddizioni e le lotte interne ed esterne dello Stato di Mercato.

Proprio sul campo di battaglia padroneggiato dallo Stato di Mercato Syriza apre un fronte antiausterity. E, fuori da ogni banale ideologismo populista, gli dà un fondamento concreto nella resistenza sociale popolare sviluppata col sistema Soli­da­rity for all, il net­work di cen­tri di autorganizzazione operante su quattro basi: il cibo con le mense sociali e la distri­bu­zione di viveri; la sanità con le Kifa cli­ni­che e far­ma­cie sociali; le coo­pe­ra­tive di produzione e distribuzione, la scuola. È un “nuovo Stato sociale” che funziona senza e contro lo Stato di Mercato così come funzionarono la Comune, i Consigli o la Repubblica partigiana dell’Ossola, senza e contro i rispettivi Stati. Ed è grazie a questo fondamento che Syriza dispone della forza necessaria per proiettare in Europa il fronte antiausterity. Lo può proiettare in qualità e profondità saldandosi con altre forze di resistenza sociale popolare come Podemos. Lo può proiettare in quantità e ampiezza mettendo in mora le formazioni socialdemocratiche europee a partire da quelle mediterranee.

I tuoi errori caro Stefano sono errori comuni a sinistra, e sono proprio quelli di non ripensare questa discussione in termini di una classe che si difende/resiste agli attacchi del capitale e del suo Stato di Mercato, che si autorganizza nella crisi e si dota nel tempo delle sue strutture di rappresentanza.

In definitiva anche tu ricadi nell'errore dei partiti della sinistra, che continuano a costruire modelli di rappresentanza statalizzati, a pensare alle istituzioni come unico luogo della politica, a riprodurre ceto politico cresciuto in questa storia e incapace di uscire dalle derive che tutti conosciamo. Senza confondere poi la rappresentanza sociale con la rappresentanza politica - tema questo che richiederebbe ben più alta riflessione - riteniamo che esista a sinistra una gravissima incapacità a comprendere che lo Stato di Mercato europeo come ogni Stato di Mercato non tollera i diritti sociali e le costituzioni che ne affermavano l'esigibilità; a comprendere fino in fondo la portata dell’attacco capitalistico e della nostra sconfitta sul terreno istituzionale, e a capire che di conseguenza si debba costruire, come Syriza, un quadro di resistenza di popolo. Noi questa resistenza pensiamo che si debba sviluppare ovunque e su tutti i piani, su quello sociale come su quello politico, in Europa come in Italia.

Non è però mettendoci l'un contro l'altro che usciamo dalla comune attuale impasse.

Caro Rodotà un giorno ci piacerebbe che tu venissi a vedere, dal vivo delle pratiche, cosa vuol dire mutualismo nella crisi, capiresti che oggi c'è un gran bisogno di unità di tutti i soggetti che cooperano contro l'attacco che muove il capitale.

Una nota a margine dell’alleanza SYRIZA-ANEL: Quando la cifra della guerra è la resistenza di uno Stato di Popolo opposto ad uno Stato di Capitale si può governare, come durante la seconda guerra mondiale nella Repubblica partigiana dell'Ossola, con i democristiani (CABALÀ sacerdote Gaudenzio: ISTRUZIONE, CULTO, PARTECIPAZIONE ASSEMBLEE POPOLARI ) (MARI avv. Luigi: AFFARI TRIBUTARI E FINANZIARI), con i Socialisti (TIBALDI dott. Prof. Ettore: PRESIDENTE), con il Partito d’Azione (CRISTOFOLI ing. Severino: CONTROLLO DELLA PRODUZIONE INDUSTRIALE) e anche con la destra del partito Liberale (NOBILI dott. Alberto: FINANZA ED ECONOMIA).

* responsabili pratiche del partito sociale PRC 
* Nella foto un manifesto del Gruppo di Acquisto Popolare di Cinisello 

 

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