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La "legge di instabilità", regali alle imprese e tagli selvaggi a sanità e pubblico impiego
Addio alla Tasi, che prevede uno sgravio dieci volte maggiore a favore dei proprietari di ville e appartamenti di lusso rispetto alle case normali, taglio dell'Ires, cioè regali alle imprese e qualche briciola con la riduzione del Canone Rai in bolletta e misure a sostegno della famiglia. La legge di stabilità più per quello che non c'è si caratterizza per quello che manca:tre i capitoli caldi, sud (a parte Ilva, Bagnoli e Salerno-Reggio Calabria), pubblico impiego e sanità. Provvedimenti che Renzi spaccia a favore della crescita ma che in realtà a parte i tagli prevedono di convogliare le risorse verso le imprese. Molti i dubbi che queste le reinvestiranno per aumentare il Pil. 

In totale, conti alla mano, 17 miliardi di euro servono per coprire le varie clausole di salvaguardia, che non scatteranno; oltre 4 miliardi sono per l’abolizione della tassa sulla prima casa e altri 6 miliardi per altre misure espansive (proroga probabilmente parziale della decontribuzione sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, possibile anticipo del taglio Ires). Le coperture dovrebbero fermarsi attorno ai 13 miliardi, il grosso dei quali dovrebbe arrivare da risparmi di spesa. L’ammontare della manovra potrebbe salire fino a 30 miliardi, in base alla risposta di Bruxelles: se fosse accettata una clausola ulteriore di flessibilità legata alla gestione dei migranti, si aprirebbero altri 0,2 punti di Pil da sfruttare in deficit, portando il rapporto finale dell’indebitamento al 2,4% del PIL.

Palazzo Chigi, ovviamente, non parla di tagli, che pure ci sono, a cominciare da Sanità e pubblico impiego. La destra ha criticato la manovra di Renzi. E anche da sinistra si parla di provvedimento elettorale. Stefano Fassina parla di "manovra berlusconiana". Per la Cgil è infatti una "manovra con meno libertà e meno lavoro, meno lotta evasione e meno sanità", mentre la Cisl punta il dito sulle misure "del tutto insufficienti" per gli statali..

Secondo la Cgil sono quattro i segni meno nella manovra : sulle pensioni, la lotta all’evasione e all’illegalità, sulla sanità e sul lavoro pubblico. Sulle pensioni si continua intanto a sbagliare, come ha ribadito sempre la leader della Cgil: “Bisogna cambiare la legge Monti Fornero – insiste Susanna Camusso - perché penalizza i lavoratori più anziani, quelli che svolgono attività più faticose, blocca il turn over e quindi la possibilità di occupazione giovanile. Renzi dice che non trova le risorse, ma poi le trova per togliere le tasse sulle case di lusso”.

Tra gli altri provvedimenti, chi investe in azienda potrà ammortizzare il 140% dei propri investimenti. E' una misura, una tantum, che vuole spingere gli imprenditori a finanziare. La misura varrà per tutto il 2016 ma anche per chi anticipa ed investe a partire dal 15 ottobre 2015 (170 mln solo per l'ultimo trimestre 2015, poi un miliardo per il 2016). Nessun intervento sulle pensioni ma misure specifiche: opzione donna (esteso al 2016), settima salvaguardia degli esodati, innalzamento della no tax area per i pensionati over 75 e facilitazioni per chi si avvicina all'uscita dal mondo del lavoro. Gli over 63 anni, inoltre, potranno optare per il "part time" negli ultimi anni lavorativi con oneri minimi a carico dello Stato (100 milioni). Il sistema, nelle intenzioni dell'esecutivo, dovrebbe favorire l'ingresso di nuovi assunti.

C’è poi il buco nero del pubblico impiego. Lo stanziamento per il rinnovo dei contratti pubblici scende da 300 milioni inizialmente preventivato ai 200 milioni nell'ufficialità del comunicato finale di Palazzo Chigi. Per i sindacati sono insufficienti e le categorie di Cgil, Cisl e Uil oggi si sentiranno per decidere quali mosse mettere in campo. Non si esclude l'ipotesi di uno sciopero del settore. La Cgil fa i conti a caldo sulle prime indiscrezioni che parlano di 300 milioni stanziati per il rinnovo del contratto dei lavoratori del pubblico impiego: "equivalgono a 7,80 euro lordi al mese per i prossimi tre anni", spiega la confederazione. La numero uno degli statali della Cgil, Rossana Dettori, entra ancor più nel dettaglio, parlando di "un aumento di 40 centesimi al giorno" dopo un blocco di sei anni. "Una vergogna", chiosa ancora prima della cifra ufficiale che scende a 200 milioni e quindi riduce i calcoli di un terzo.

Altri regali alle aziende con gli sgravi per le assunzioni. Anche nel 2016 le aziende che vorranno assumere potranno beneficiare delle agevolazioni concesse dal governo. La decontribuzione, però, calerà progressivamente: del 40% l'anno prossimo (834 mln) e ulteriormente nel 2017. Lo sgravio sarà valido in ogni caso sempre fino al 2018. Per la lotta alla povertà, il governo mette sul piatto 600 milioni per il 2016, 1 mld per i 2017 e altrettanti nel 2018. Le risorse dovrebbero essere destinate ai nuclei familiari in difficoltà economiche al cui interno c'è un minore. Ed aggiunge altri 90 milioni sono destinati a misure a favore di persone disabili che sopravvivono ai genitori. Infine, una sora di Jobs act per i lavoratori autonomi, come ha definito Renzi le norme per le nuove partite Iva che prevedono un'aliquota forfettaria del 5% sotto i 30.000 euro di reddito. Il costo, secondo le stime, si aggira sui 300 mln.

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