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Scuola, migliaia in piazza nonostante le divisioni sindacali. Intervista a un rappresentante degli autoconvocati
Assieme, studenti e professori hanno dato il colore giusto alla giornata di lotta contro la cosiddetta “Buona scuola”. Ribadire il 'no' alla riforma firmata da Renzi e Giannini non era facile, considerate le tante divisioni sindacali e il “muso duro” delle forze dell’ordine. Alla fine, nel primo sciopero generale dell'anno contro la riforma, in settemila sono riusciti ad arrivare in piazza Montecitorio partendo chi d Piramide (autoconvocati e studenti), chi dal Miur. Altre migliaia hanno dato vita a cortei a Milano, Napoli e Torino. 

A Roma, Unicobas ha scelto di partire dall’Esquilino; Anief, Cub, Cobas, Usi Surf, insieme da viale Trastevere. Gli studenti da Piramide. Tra gli slogan piu' pronunciati dai manifestanti quelli per il diritto allo studio e contro la "distruzione della scuola pubblica". 

Per Marcello Pacifico (presidente Anief), le ultime notizie sui nuovi prossimi assunti "rasentano l’assurdo: verranno pagati nei primi anni 400 euro al mese, meno di un apprendista, dopo essersi laureati, abilitati e vinto in concorso pubblico. E in pensione andranno a 70 anni con l’assegno sociale. I nuovi insegnanti stanno diventano il sottoproletariato del lavoro italiano".

Tensione, cariche, scontri e alcuni feriti a Napoli e a Milano. A Napoli, due giovani e quattro poliziotti sono rimasti feriti durante l'azione di alleggerimento che le forze dell'ordine hanno eseguito quando il corteo degli studenti in corso a Napoli si stava avvicinando a piazza Trieste e Trento per dirigersi verso la sede di Confindustria. Due giovani sono stati portati in Questura. A Milano, Durante una carica di alleggerimento avvenuta in via Pola, un professore di 50 anni e una ragazza di 18 sono stati colpiti alla testa riportando un taglio. "Sono stato colpito da una manganellata della polizia - ha raccontato all'ANSA il docente che lavora in un istituto professionale milanese -, ero a volto scoperto".
"Giù le mani dagli studenti! - si legge in una nota firmata dal segretario del Prc Paolo Ferrero -. Sono intollerabili la repressione e le violenze da parte delle forze dell'ordine nei confronti delle migliaia di studenti che stanno manifestando in queste ore in diverse città italiane. La loro protesta è sacrosanta: il Pd vuole demolire la scuola pubblica e studenti e insegnanti hanno il sacrosanto diritto di denunciarlo in piazza! Il Pd è un ladro di futuro contro le giovani generazioni: da una parte demolisce il loro diritto allo studio, dall'altra fa di tutto per precarizzare il lavoro".

Controlacrisi ha intervistato Roberto Villani, docente, tra gli animatori degli autoconvocati.
Che valutazione dai della giornata?
Come autoconvocati avevamo fatto un tentativo di mettere intorno ad un tavolo i vari pezzi che oggi sono scesi in piazza ed è fallito. Per evitare schieramenti con tre piazze per tre diverse partenze siamo andati con gli studenti. Ci eravamo preparati una giornata di tensioni e invece la Questura ha cercato di evitare tensioni particolari. E così siamo partiti da Piramide e al Miur abbiamo incontrato gli altri di Cobas e il Fronte della Gioventù comunista e tutti insieme siamo andati a Montecitorio. I numeri sono stasti grandi e la gente ha anche scioperato. Fa rabbia pensare che se ci fossero stati anche i sindacati confederali sarebbe stata un bella botta per Renzi. La voglia di lottare c’è ancora.

Su quali basi continuare?
E’ una battaglia sindacale ma è anche politica perché Renzi ci sta puntando molto. Ma il mondo della scuola è indignato al cento per cento. Anche quelli che hanno timore o non vogliono mettersi in mostra rispetto ai presidi non ne possono più di questa riforma che di fatto sta mettendo in discussione parecchio nell’organizzazione del lavoro attribuendo troppo potere ai dirigenti. Se riusciamo ricostruire il movimento messo in piedi lì’anno scorso sarà molto difficile per Renzi veder applicata la legge.

Il sindacalismo di base poteva fare uno sforzo in più per recepire il malcontento, o no?
Uno dei limiti del sindacalismo in generale è non capire che nelle scuole c’è la voglia di farla questa battaglia. E così non riesce a vedere il fermento reale al di là delle divisioni. Il sindacalismo di base mantiene in certi tratti un atteggiamento settario. Oggi potevano stare tutti uniti. Questi errori andrebbero evitati. Chi è mancato all’appello, però, è stata la Cgil, che è anche il mio sindacato. Per loro oggi è stata un sconfitta. Il 28 novembre, vorrei sottolineare, non si lotta contro la 107 ma sulla difesa del contratto, che per carità è importante, ma non raccoglierà quel potenziale che c’è nella scuola.

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