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"Acqua, a Rimini decreto demenziale a favore dei privati". Protesta dei consiglieri Prc
"Tra arrampicate sugli specchi e proposte demenziali alla fine si e' scelta la gara per il sistema idrico integrato". E' duro il commento di Rifondazione comunista al via libera da parte del Consiglio comunale di Rimini alla gara europea. D'altronde e' caduta nel nulla la richiesta di "definire in uno scenario di lungo periodo gli effetti della gestione pubblica e di quella privata, non solo sotto il profilo del controllo, ma proprio sotto quello economico, finanziario e gestionale".

L'altro ieri in Consiglio, stigmatizzano il consigliere Savio Galvani e l'ex assessore all'Ambiente, Sara Visintin, "non e' emerso nulla di tutto cio'". Per i due il problema non e' tanto Hera, come "per il centrodestra e i grillini", ma "Hera in quanto multiutility". Infatti "poco ci importa che alla gara partecipino cinque altre grandi multinazionali dell'acqua, poco ci rassicura che vinca un'altra societa'. Il problema e' il principio di gara che genera distorsioni su un bene essenziale". Insomma il problema e' la "gestione privata". Secondo, il Prc la gara "dovrebbe essere il piu' breve possibile, per rigiocare la partita della ripubblicizzazione fra qualche anno una volta allineate le scadenze anche con le altre due province romagnole. Comunque, concludono Galvani e Visintin, "questa scelta obbligata e' stata fatta" ed "e' del tutto evidente, in particolare dopo le regionali, che il Pd riminese ha in Maurizio Melucci il padrone del vapore". Ha votato contro la delibera anche Eraldo Giudici Giudici del Gruppo misto. Ma per motivi opposti. Infatti "indicare che il periodo di affidamento debba essere il piu' breve possibile disincentiva la partecipazione di imprese qualificate di rango internazionale, anche perche' Hera vanta anticipazioni finanziarie di oltre 115 milioni di euro, che non sono ammortizzabili se non in periodi lunghi". Che in caso di societa' in house sarebbero sul gruppone degli enti locali. Per cui "cosi' non si favorisce una libera concorrenza, una dinamica di nuovi investimenti aperta ai mercati nazionali ed europei e, in fin dei conti, non si persegue la riduzione dei costi all'utenza".
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