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"È morto Gelli, ma non il Piano di Rinascita nazionale". Intervento di Franco Astengo

Nei giorni in cui ad Arezzo è scomparso Licio Gelli emergono sempre più evidenti i tratti salienti del Regime.

L’affermazione dei principi e delle indicazioni contenute nel documento di “Rinascita Democratica” del 1975 (del quale emerge oggi la paternità attribuibile a Lionello Cosentino, grand commis di Stato fin dal 1945 e ovviamente iscritto alla loggia massonica) appare ormai completa e apparentemente irreversibile.

Partiti, Sindacati, Giornali, Televisione appaiono modellati come previsto da quel documento in una Repubblica non soltanto Presidenziale di fatto (ma non di diritto, sottigliezza non da poco) perché fondata su quel “potere della menzogna” di cui giustamente parla Alberto Burgio oggi sul “Manifesto”: potere di menzogna un tempo definito e contenuto nell’idea dello “stato duale”, analizzato con grande attenzione, a suo tempo, in un convegno tenuto proprio ad Arezzo sul tema della P2 e organizzato dal PCI, con relazioni di Stefano Rodotà e Giuseppe D’Alema.

Convegno al quale non seguirono poi azioni politiche concrete, come dimostrò subito proprio in quel tempo l’atteggiamento tenuto nei confronti del piduista Alberto Teardo, presidente della Regione Liguria, poi arrestato e condannato per tangenti e almeno sottovalutato in nome di una gestione del potere di basso profilo.

Oggi nessuno ha ancora risposto all’articolo d’addio al Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, in cui si parlava di “odore stantio di massoneria”: una caduta nel silenzio perlomeno sospetta.

Il caso della Banca Etruria ha posto in chiaro la natura del potere di questo Regime: ancora quella del gollismo fanfaniano, cui fanno riferimento ancora molti dei protagonisti in questa vicenda.

L’idea fanfaniana di una stretta autoritaria di marca gollista si collocava certamente dentro all’ipotesi di modello istituzionale della P2 e oggi appare di grande attualità proprio a partire, dalla stessa città di Arezzo, nella logica dell’occupazione indiscriminata del potere: l’avvocato della banca fallita promosso al CSM, e si tratta proprio del figlio dell’ex Presidente del Consiglio, Segretario della DC e Presidente del Senato e il capo della procura di quella Città promosso a consulente di Palazzo Chigi.

Un’idea quella della stretta autoritaria e della repubblica presidenziale in funzione anti-comunista che viene da lontano, da Pacciardi a Fanfani e approdata al giorno d’oggi attraverso il ventennio dell’infinita transizione italiana post caduta del Muro, contrassegnata dai tentativi berlusconiani e leghisti di modifica della Costituzione, fermati dal voto popolare nel 2006.

Oggi l’occasione del voto popolare dovrebbe ripresentarsi nella primavera prossima: un’occasione da cogliere senza remore e senza quelle timidezze che si stanno profilando nell’azione del necessario contrasto.

Legge Boschi sulle riforme costituzionali e, insieme (anche se non potrà essere sottoposto al voto) “Italikum” da respingere seccamente.

Nell’ombra del dibattito di questi giorni sembra essere rimasta la grande stagione dei più oscuri misteri d’Italia e della composizione di quel comitato per la sicurezza nazionale riunitosi nelle ore immediatamente seguenti il rapimento Moro.

II metodo del Regime è ancora quello dell’occupazione del potere in funzione del proprio consolidamento  legato principalmente all’alta finanza (un tempo contrassegnata dai nomi di Sindona e Calvi), con i corpi intermedi politici e sociali azzerati nella loro consistenza sociale, e i mezzi di comunicazione praticamente asserviti (basta vedere le percentuali riservate in video al governo dalla reti RAI).

Ancora una volta mancano appieno analisi e consapevolezza di questo stato di cose, della loro pericolosità democratica e dei loro devastanti effetti sulla realtà quotidiana.

Il M5S appare semplice appendice di tutto ciò e non opposizione coerente: come del resto non potrebbe essere mancando completamente un pieno progetto politico essendo il loro scopo quello della semplice “sostituzione del potere”. Com’è stato dimostrato dal tipo di accordo raggiunto per l’elezione dei giudici costituzionali, all’interno del quale sono stati sacrificati i costituzionalisti che avrebbero potuto ostacolare il cammino della legge elettorale Italikum.

Sul centrodestra velo pietoso.

Mancano completamente identità alternativa, opposizione politica e sociale, organizzazione e valutazione concreta dello stato di cose in atto.

Non ci stancheremo di ripeterlo.

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