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"Lo scontro aperto da Tsipras toglie giustificazioni a chiunque. Niente spazio per le ambiguità". Intervista a Raffaella Bolini
L'iniziativa del 14 febbraio ha un valore straordinario da un punto di vista storico, mette insieme forze molto eterogenee tra loro. Insomma, un piccolo miracolo. 
Mette insieme le forze che in modo diverso in questi anni non hanno perso la capacità di pensare che un’altra Europa è davvero possibile. C’è il sindacato che ha resistito nelle piazze soprattutto nell’ultimo periodo, ci sono i movimenti sociali, ci sono i soggetti politici e le associaizioni. Alla manifestazione hanno aderito tutti. E’ stata una manifestazione convocata in una settimana. Succede in pochi rari momenti. Momenti in cui hai la sensazione che la storia sta cambiando e in cui fare la propria parte ha un senso. Sappiamo benissimo che siamo stati tutti inadeguati in questi anni. Non ce l’abbiamo fatta a essere all’altezza della sfida che l’Europa della Troiika ha posto a tutti, ma questa vicenda della Grecia ovviamente apre una breccia. Se non fossimo stati capaci di metterci insieme e di metterci al fianco di Tsipras nella sua lotta contro la Troika, che ha dell’eroico, non avremmo avuto nemmeno il coraggio di guardarci in faccia. E’ il tempo questo. E’ il tempo in cui noi e i popoli d’Europa siamo la vera arma di Tsipras per essere più forte di fronte ai poteri forti. Tsipras è una possibilità per noi. E dimostra come si può provare, bisogna provare ad essere all’altezza. Chi viene in piazza sabato starà dentro questa storia e contribuirà a farla. L’Europa sta davvero di fronte a un bivio e si può aprire una strada nuova rispetto alla strada che abbiamo seguito finora, che invece ha distrutto diritti, democrazia e dignità. Ma, non dimentichiamolo, è una storia che si può chiudere anche brutalmente. Siamo piccoli, siamo insufficienti ma sappiamo pure che, come abbiamo visto in Grecia quando i piccoli si mettono insieme, e si mettono non solo ad avere le idee giuste ma a fare le cose giuste, possono cambiare la storia. Adesso è il turno nostro. Stiamo con la Grecia e stiamo con la nostra gente che ha bisogno di una speranza.

Ad Atene il colpo d’occhio della piazza la sera dei festeggiamenti era molto bello, con tanti giovani. Tsipras è riuscito a mettere insieme le lotte sociali e il bisogno di un ricambio della classe dirigente, quello che noi chiamiamo rottamazione.
Per quello che ho visto in questi anni, perché in Grecia sono stata diverse volte anche nei momenti duri, le categorie che loro hanno usato non c’entrano niente con la nostra politica. In quella piazza c’erano i giovanissimi abbracciati con gli anziani, c’erano i lavoratori e gli studenti. La ricetta che loro hanno usato non è quella della rottamazione. Loro hanno usato una formula molto semplice, nel momento in cui le persone perdevano tutto si sono messi pancia a terra tutti a lavorare nei quartieri per offrire una solidarietà e stare vicino a chi provava l’orrore e la frustrazione di verder sparrire la propria vita. E si sono inventati un modo per stare nei quartieri che non è stato quello dell’asistenza ma quello di ridare dignità alle persone attraverso la solidarietà. Hanno costruito emancipazione popolare. In piazza non c’erano i militanti antichi ma i militanti nuovi, quelli che attraverso la sofferenza hanno trovato non solo aiuto ma si sono messi a disposizione degli altri. Non hanno vinto attraverso il consenso televisivo e con un leader di bella presenza. Il consenso è quello che hanno costruito stando giorno per giorno nei quartieri e praticando l’emancipazione popolare. Penso che sia questa la lezione che ci danno.

Il quadro europeo delle mobilitazioni, come ti sembra?

In Europa la vittoria di Tsipras sta creando uno spartiacque perché niente sarà più come prima. I sindacati tedeschi si sono schierati dalla parte di Tsirpas, la Ces ha fatto una dichiarazione di pieno appoggio a un governo, quello greco, cosa che un sindacato normalmente non fa. Cambia lo scneraio europeo. Loro hanno aperto la strada alla speranza, stanno facendo una lotta difficile. E questo è un momento drammatico in cui questa speranza può dare la forza e il coraggio per riuscire a fare in modo che si allarghi. C’è una condizione però, quella di riuscire a stare insieme. Non si può pensare di riuscire ad intercettare una frustrazione popolare come quella che c’è pensando che ognuno va a piantare la propria bandierina. Ognuno di noi sa che da solo non può farcela. Insieme si può aprire una pagina nuova. Lo scontro aperto da Tsipras toglie giustificazioni a chiunque. Non c’è più spazio per le ambiguità. Sono contenta che il 14 febbraio forse tutta la parte democratica di questo paaese ha scelto di stare dalla parte di Tsipras.

Per ora siamo nell'agenda dello scontro tra Grecia e Troika, c'è però l'esigenza di costuire una agenda italiana...
E’ anche vero che ci sono dei momenti topici. E se si riesce a fare vedere che la Grecia non è sola si può affermare dentro quell’Eurogruppo il fatto che un paese considerato periferico riesce a spostare i poteri forti europei. Questo cambia anche l’agenda nostra. Dopo di che sono d’accordo con te, noi abbiamo il dovere di fare la nostra agenda. E non è che non c’è niente in campo, a cominciare dalla racolta firme per la legge di iniziativa popolare per l’abrogazione del pareggio di bilancio e perché vengano riconosciuti i diritti costituzionali sui bisogni essenziali e poi l’economia, la lotta contro il Ttip, la lotta del sindacato. Il punto però è che se continuiamo a stare frammentati senza riuscire a costruire quel campo di forze che riesce a sfondare perché sta unito è difficile vincere.

 

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