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Grecia-Ue, l'irrigidimento dell'Eurogruppo rimanda la resa dei conti. Fassina: "Ue miope"
Ancora un nulla di fatto sulla Grecia. Quella che doveva essere la giornata risolutiva in realtà è finita con l’Eurogruppo fermo sulle sue posizioni e la Grecia che sta facendo di tutto per rinegoziare il suo debito. Uno scontro in piena regola, quindi, con l’immancabile giallo su un testo cambiato all’ultimo momento. La possibilità di cercare una via d’uscita è rimandata a venerdì prossimo. L'Ue vuole che la Grecia chieda un'estensione dell'attuale programma, mentre Atene vorrebbe un nuovo programma. L'estensione del programma eviterebbe le approvazioni parlamentari in diversi paesi Ue, che si renderebbero invece necessarie se ci fosse un nuovo programma.

Varoufakis ha respinto l’idea di un prolungamento dell’attuale programma di aiuti e, contemporaneamente, dichiara di voler presentare la richiesta di prolungamento dell'accordo di finanziamento “con alcune condizionalità" all'interno di un nuovo contratto. La Grecia era pronta a firmare l'intesa con i partner alla riunione dell'Eurogruppo, ma "sfortunatamente quello splendido documento e' stato ritirato da Dijsselbloem", dice il ministro dell'Economia di Atene. Una versione che sembra abbastanza vicina a quella che si può ricavare dalle parole del presidente dell’Eurogruppo quando sottolinea che anche se ci dovesse essere un nuovo programma per la Grecia, sarebbe comunque basato su misure che accrescono "la competitivita' economica, la sostenibilita' del debito e la stabilita' del settore finanziario". "Tutto questo necessiterebbe di ulteriori misure e riforme", ha detto Dijsselbloem, rispondendo a una domanda di un giornalista che chiedeva se fosse vera l'opinione diffusa in Grecia secondo la quale un nuovo programma potrebbe essere molto diverso da quello attualmente in vigore.

Il governo Tsipras chiede inoltre di ridurre l'obiettivo del surplus di bilancio per quest'anno dal 3% all'1,5% e per il 2016 dal 4,5% all'1,5% in modo da avere pi— fieno in cascina per rilanciare la crescita ellenica. Il Pil greco nel quarto trimestre del 2014 ha segnato una contrazione a sorpresa dello 0,2% contro stime per una crescita dello 0,4%. Per Atene dunque le attese di un surplus di bilancio del 3% nel 2015 e del 4,5% l'anno prossimo "non sono realistiche".

L'irrigidimento dell'Ue è così deciso che provoca addirittura al reazione sdegnata di Stefano Fassina. "In un quadro di crescenti pericoli ai confini dell'Unione Europea, la posizione definita stasera dall'eurogruppo nei confronti della Grecia è grave e preoccupante sul terreno della democrazia prima che dell'economia. Il popolo greco ha
votato Syriza per archiviare il fallimentare programma della Troika". Chiederne la continuità come condizione per gli aiuti finanziari è irresponsabile, oltre che miope", dice il parlamentare del Pd. "Speriamo -aggiunge- che il governo greco non pieghi la testa. Sarebbe una sconfitta per chi crede che la democrazia abbia ancora senso nell'euro-zona. Chiediamo al governo italiano di non rassegnarsi alla posizione di cerniera - continua Fassina - ma di diventare protagonista di un compromesso di svolta. Per interesse nazionale, oltre che per solidarietà. Senza svolta sulla Grecia, il naufragio dell'euro-zona si avvicina", conclude.
 
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