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"Crisi, non ci sarà nessun cambiamento per quanto riguarda la situazione italiana". Intervento di Nadia Garbellini
Secondo un recente comunicato di Istat, contenente le prime stime di crescita per il quarto trimestre del 2014, il Pil italiano è rimasto stabile negli ultimi tre mesi dello scorso anno, dopo una serie di trimestri a segno negativo. Dunque, ci dicono, il segno meno scomparirà a partire dal 2015 e la ripresa avrà finalmente inizio.

Leggendo il comunicato stampa del 13 febbraio scorso senza limitarci alla divulgazione fornita da media ed esponenti del governo, notiamo come una “crescita” pari a zero su base trimestrale si sia già avuta nel terzo trimestre del 2013 e nel primo del 2014, senza che ciò abbia implicato un arrestarsi della recessione.
Essendo ormai abituati a continui annunci di imminente ripresa, sappiamo prenderli con le pinze. Il punto è stato sottolineato dalla CGIL il 9 febbraio scorso con un rapporto che critica le principali proiezioni di crescita per il prossimo biennio. In particolare, si analizzano le stime effettuate a partire dal 2007, tenendo in considerazione le sole proiezioni riguardanti l’anno immediatamente successivo e raffrontandole poi con l’effettivo andamento del Pil.
Le conclusioni che si possono trarre sono due: tutte le stime sono sbagliate, con un gap particolarmente marcato nel 2009 rispetto alle stime del 2008. Inoltre, gli errori più consistenti sono stati commessi dal governo, seguito dalla Banca d’Italia e a ruota dalla Commissione Europea.

Di fronte a errori di tale portata, viene spontaneo porsi delle domande circa la metodologia. Sebbene ognuno utilizzi il proprio modello, in tutti i parametri reali sono utilizzati per stimare la configurazione equilibrio di lungo periodo, la velocità di aggiustamento della situazione corrente a tale equilibrio, e quindi i tassi di crescita. Equilibrio e velocità di aggiustamento dipendono da ipotesi comportamentali - vale a dire circa il modo in cui i singoli agenti formano le proprie aspettative e prendono le proprie decisioni - che variano da modello a modello. In sostanza, le proiezioni rispondono alla seguente domanda: se l’economia funzionasse come prescritto dalla teoria, che cosa accadrebbe alle principali variabili economiche?

Il fatto che le stime prodotte siano sistematicamente sbagliate dovrebbe indurre una ovvia conclusione: la teoria su cui si basano è sbagliata. Tuttavia la Commissione Europea ha precisato, nel dicembre 2012, che sebbene la crisi abbia notevolmente deteriorato la bontà delle proiezioni soprattutto a causa dei grossi errori commessi nel 2009, la situazione è stata riconosciuta da tutti come eccezionale ed imprevedibile. Gli errori sono giustificabili alla luce dell’eccezionalità delle circostanze.

Dando uno sguardo alle previsioni degli anni precedenti, dal 1999 al 2008, si evince che il Pil italiano è cresciuto complessivamente dell’11.3%. Secondo le stime della Commissione, avremmo dovuto invece registrare una crescita del 16.7%; del 15.9% secondo l’OCSE; del 18.7% secondo il FMI. Si tratta di errori certamente inferiori rispetto a quelli registrati durante la crisi, ma le stime sono comunque abbondantemente sbagliate.

La Commissione Europea ha inoltre rilasciato, il 5 febbraio, l’aggiornamento del suo European Economic Forecast. Si conferma lo scenario positivo per l’Italia, dove la ripresa sarà aiutata dai bassi livelli di inflazione, prezzo del petrolio, e tassi di interesse. Il traino verrà però principalmente dalla domanda estera - quella domestica invece continuerà a languire a causa della disoccupazione che non diminuirà. La Commissione inoltre mette subito le mani avanti: se la ripresa della domanda estera dovesse tardare, la ripresa tarderà a manifestarsi e le previsioni si riveleranno, ancora una volta, sbagliate.
Come sottolineato dalla CGIL quindi, i fattori su cui si baserebbe una eventuale ripresa sono tutti esogeni; nessun reale cambiamento della situazione italiana è atteso, nemmeno all’interno delle ottimistiche previsioni del governo e della Banca d’Italia.
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