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"Un soggetto-progetto, nella prospettiva della casa comune e non per fare testimonianza". Parla Marco Revelli
Nella sua relazione introduttiva lei ha detto “non c’è più tempo”. Oggi si è raggiunto un qualche risultato a suo avviso?
Abbiamo fatto un passo molto importante che è quello di costituirci in una vera e propria soggettività politica, in un comunità che sa quali sono i vincoli della propria appartenenza, e che ci uniscono, e che può finalmente prendere la parola e assumere delle decisioni condivise. Fino ad oggi eravamo una moltitudine di individui e di persone che si riconoscevano genericamente in un progetto di lista quale Altra Europa con Tsipras e che condividevano l’idea che si dovesse allargare il campo e continuare anche dopo le elezioni europee. Oggi siamo un soggetto. E’ stato defintio un soggetto-progetto, cioè un soggetto che non si considera assolutamente autosufficiente, che vive dell’intenzione di avviare un percorso collettivo molto più ampio di quelli che sono i suoi attuali confini con lo scopo molto ambizioso di dar vita anche in Italia a una casa comune della sinistra e dei democratici. Si tratta di ricostruire laa sinistra che è scomparsa, dal basso sicuramente ma anche dall’alto, cioè lavorando sui diversi pezzi e parti dopo il diluvio e il cambiamento generale del nostro quadro e la stessa mutazione genetica del Pd. E questo è stato confermato nel nostro documetno politico che individua esplicitamente la necessità di costruire la massa critica necessaria non a fare testimonianza ma a tentare di spostare effettivamente gli equilibri, italiani ed europei.

Tra i temi che avete affrontato c’è quello della reinvenzione dei modi e delle forme dell rappresentanza politica.
Una delle priorità che ci siamo dati è proprio la riflessione sulle forme della politica e sulle sue necessarie innovazioni prendendo atto che c’è un processo di crisi molto profonda delle forme novecentesce e della necessità di immaginare delle modalità dello stare insieme adeguate ai nostri tempi.

Un altro nodo è quello della rappresentanza delle istanze sociali.
C’è un pullulare di iniziative, in particolare negli ultimi mesi. E nel momento in cui questa tensione si è accentuata è emerso da una parte il limite enorme della frammentazione di queste esperienze e, dall’altro, il vuoto di rappresentanza anche sociale. Non a caso Landini l’ha giustamente messo al centro della sua inizitiva. Noi abbiamo salutato con molto calore la proposta della Fiom di dar vita a una coalizione sociale che orizzontalmente ricomponga quello che è stato diviso. Siamo convinti che quella è una condizione necessaria per il cambiamento dell’equilibrio generale ma non sufficiente perché rimane il nodo dell rappresentanza politica e di come questo processo di ricomposizione sociale incroci il processo verticale della rappresentanza politica.

Vi siete un po’ impantanti sul caso Liguria, ma per il resto sembra che la direzione sulle elezioni regionali sia abbastanza chiara…
Siamo favorevoli a liste unitarie in alternativa esplicita e rigorosa al Pd. Ce sono sono molte in Toscana e nelle Marche. E c’è la Liguria, a cui ho dato nell relazione introduttiva una esplicita sottolineatura perché lì si profilano davvero le condizioni per un significativo smottamento dell’insediamento sociale del Pd. E’ una frattura nel Pd, anche perché noi crediamo che la credibitlià di un progetto dipenda anche dai suoi risultati, e cioè dalla quantità di consenso anche elettorale che riesce d ottenere. Lì c’è una grande occasione a nostro avviso. Un emendamento dell’assemblea ha preferito non sottolineare eccessvimente il ruolo della Liguria rispetto al panorama generale.

Cosa direbbe a un giovane per convincerlo a riavvicinarsi alla politica?
Si tratta di un tema drammatico per certi versi, perché ci sono generazioni perdute alla politica, che a sua volta la politica ha disperso e perduto. Ed ad ostacolare la comunicazione con i giovani c’è addirittura una barriera linguistica. Molte delle nostre parole, dei nostri linguaggi e delle nostre categorie sono sconosciute ai ragazzi, che sono le vere vittime della situazione attuale. L’impegno politico e l’impegno collettivo è per molti versi un residuo del passato, ma molto dipenderà d quello che a loro volta i giovani autonomamente riusciranno a fare rispetto alle nuove linee di frattura che si apriranno. I vecchi partigini, in fondo, avevano cominciato a parlare con la mia generazione del ’68 dopo che noi ci siamo mossi. Noi scoprimmo l’utilità di quel dialogo qundo iniziammo a selezionare i nostri nemici e quindi anche i nostri alleati.
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