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Roma Capitale, il futuro è in mano ai capitali speculativi senza una forte mobilitazione popolare. Se ne parla oggi a Casal Bertone.
“Roma 2030, una città a misura dei lavoratori, proposte per il cambiamento”. E’ il titolo della conferenza che si terrà domani 8 maggio alle 16.30 presso i magazzini popolari di Casal Bertone (via Baldassarre Orero, 61) a cura del circolo Prc dei lavoratori Atac. Si tratta del tentativo di mettere insieme gli elementi di una analisi sul futuro socio-economico di Roma e quindi sulla possibilità di produrre proposte concrete che rappresentino una alternativa chiara. Per l’occasione è stato prodotto un documento molto interessante che parte dalla crisi economica e passa per le dinamiche politiche delle varie giunte attraversando anche la vicenda di Mafia Capitale, elemento non certo secondario in uno scenario che vede il governo della città sempre più subordinato ai poteri forti. Nel documento, ovviamente, ci sono anche i capitali dedicati alle proposte, e quindi le basi per un programma che segni la costruzione di una opposizione reale a tutto questo. Qui di seguito due passi centrali stralciati dal documento.

Dove vanno i capitali per fare i profitti
"Nel Lazio gli investimenti si spostano da costruzioni, commercio e turismo, settori tradizionalmente presidiati a Roma e oggi più colpiti dalla crisi, per dirigersi verso due aree ben individuate: quella delle utilities(acqua, energia elettrica, gas, e rifiuti) e quella dei servizi relativi a sanità e istruzione. Ciò perché, leutilities, essendo di fatto dei monopoli, sono meno soggette alle dinamiche concorrenziali e al calo del saggio di profitto e garantiscono prezzi più alti e quindi utili maggiori. La sanità, e più limitatamente l’istruzione, sono altre galline dalle uova d’oro, perché il pubblico non solo garantisce lauti sovvenzionamenti ai privati che vi investono ma continua anche ad accollarsi le attività più onerose e meno vantaggiose economicamente.
Non è un caso, dunque, che i settori economici e politici che contano, a Roma e in Italia, spingano per le privatizzazioni. Il governo di Renzi e Padoan è ben deciso a procedere su questa strada, prevedendo ben 40 miliardi di privatizzazioni tra 2015 e 2018. In realtà, le privatizzazioni più appetibili dal capitale, specie dai «capitalisti de noantri», sono quelle delle utilities, in particolare delle municipalizzate e non certo quelle delle industrie manifatturiere controllate dallo Stato, che faticano a trovare acquirenti. In quest’ultimo settore, infatti, bisogna vedersela con un’agguerrita concorrenza internazionale. Non è un caso che personaggi a Roma molto influenti, come Francesco Gaetano Caltagirone (che ha creato la sua fortuna come «palazzinaro») stiano riconvertendo cospicue fette dei loro interessi in direzione delle utilities. Caltagirone in questi ultimi anni ha incrementato la propria partecipazione in Acea fino al 15,8% del capitale sociale e recentemente ha tentato, sia pure per il momento senza esito, di incrementare ulteriormente la sua quota. Ma le utilities romane e laziali non fanno gola solo ai palazzinari indigeni, sono nel mirino anche delle multinazionali straniere come la francese Suez Environnement che possiede il 12,74% di Acea.
Le privatizzazioni delle municipalizzate rappresentano un aspetto strategico in Italia e in particolare a Roma. La quota maggiore delle imprese a partecipazione pubblica, ed in conseguenza degli addetti, si trova nel Centro Italia e il Lazio, con 430mila addetti, rappresenta da solo il 45% del totale Italia (2012). Quanto possa valere la citta di Roma all’interno del dato complessivo laziale è facile immaginare.

Mafia capitale
"E’ nelle maglie del complesso processo di esternalizzazione dei servizi comunali, progressivamente realizzatosi in questi anni, anche in funzione del taglio dei trasferimenti agli enti locali da parte dello Stato, che si è realizzata la penetrazione dell’holding criminale, capeggiata dal neo-fascista Carminati. E’ quindi la trasformazione dell’assistenza pubblica in un mercato, il «privato sociale», e la ricerca, quindi, del «profitto» sui fenomeni di marginalità sociale ad aver posto le condizioni per il malaffare.
Il crimine organizzato era, infatti, ben interessato, non a risolvere le cosiddette emergenze, dalle quali come si vedrà ha tratto lauti profitti, quanto a perpetuarle. Il business delle «emergenze» (segnatamente quella abitativa, quella migratoria e quella dei Rom) è dunque figlio delle esternalizzazione dei servizi, a loro volta derivate da una precisa gamma di politiche neo-liberiste, adottate in Italia negli ultimi decenni. 
Nel gennaio 2014 gli ispettori della Ragioneria dello Stato, in un rapporto, segnalavano le irregolarità degli appalti che il Comune di Roma aveva garantito a tre cooperative: il consorzio Eriches, il Consorzio casa della solidarietà e la Domus Caritatis. Per rispondere all’emergenza abitativa il Comune, attraverso delibere, convenzioni e proroghe, aveva, infatti, affidato loro quasi 30 milioni di euro l’anno, sebbene l’importo – osservava l’Ispettorato – fosse «largamente superiore al limite previsto dalla legge al di sopra del quale cui il fornitore dovrebbe essere individuato mediante una gara europea». Attraverso le procedure «straordinarie», dettate dalle «emergenze», Salvatore Buzzi – il sodale di Carminati – era quindi riuscito ad assumere il controllo di 2.965 posti letto, destinati ai più deboli della nostra società: richiedenti asilo, minori stranieri non accompagnati, famiglie italiane travolte dalla crisi, senza tetto, madri sole e rom. Come testimoniato dalle intercettazioni pubblicate sui giornali l’holding criminale di Carminati, non a caso, giudicava più profittevole lucrare sulla marginalità sociale che attraverso lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Al sodalizio criminale, capeggiato da Carminati, non era ovviamente estranea, ne era anzi un ganglio fondamentale, una certa imprenditoria romana assai disinvolta in termini di ricerca di profitti facili. Un ruolo chiave – secondo le ricostruzioni circolate – veniva, non a caso, rivestito da Cristiano Guarnera, le cui imprese nel settore edilizio costituivano il perfetto complemento del quadro delineato. Nel 2010 la Giunta Alemanno aveva, infatti, creato un sistema di «assistenza alloggiativa temporanea anche con servizi di accoglienza», grazie al quale il Comune garantiva 24 euro al giorno a persona alla cooperativa destinataria dell’appalto, cui spettava il compito di trovare la casa e di affidarla. E’ così che Guarnera, una volta entrato nel circuito illecito degli appalti pubblici, era riuscito, tra gli altri, ad affittare quattordici appartamenti, in località Selva Candida, nell’ambito del piano per l’emergenza abitativa. In via diretta e senza alcuna procedura di evidenza pubblica sono, quindi, state coinvolte diverse imprese, il cui compito era soddisfare le esigenze connesse al piano di «emergenza abitativa», promosso dall’amministrazione comunale".
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