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Roma Capitale, aumenta la pressione per cacciare Marino: due gli appuntamenti, il 15 e l'11 giugno
Cresce la pressione di Roma per le dimissioni di Marino. E quindi per far saltare un'amministrazione nel complesso fin troppo compromessa con l’inchiesta di Roma Capitale. Oggi c’è stata una gazzarra di M5S, che per l’occasione ha scelto di accompagnarsi con Casapound. Nei prossimi giorni sono previste altre proteste. A cominciare da quella del 15 giugno quando sotto le finestre del Campidoglio si paleseranno i movimenti di lotta. L’11, intanto, c’è l’iniziativa di DeLiberiamo Roma, convocata con largo anticipo rispetto alle “novità” della seconda tranche di Mafia Capitale.

“Cos’altro deve succedere per arrivare alla conclusione che l’amministrazione comunale è fortemente infiltrata da gruppi malavitosi e mafiosi?”, domanda Guido Lutrario, della Federazione USB di Roma e Lazio. “Le difese di ufficio che si rincorrono in queste ore per cercare di salvaguardare la posizione dell’attuale amministrazione – continua Lutrario – si infrangono davanti al succedersi incalzante di sempre nuove notizie, che confermano come il problema sia nel sistema e nei vertici delle forze politiche che hanno amministrato la città in questi ultimi vent’anni”.

“Ad essere inquisite non ci sono figure di secondo piano – sottolinea l’esponente USB– e questo significa che è il sistema a funzionare così, che la cosa pubblica è stata utilizzata in tutti questi anni come occasione per fare affari e consolidare cordate e clientele. Per produrre un segnale di discontinuità occorrerebbe colpire l’utile di impresa, rompere con la logica del guadagno in settori che coprono servizi ed emergenze sociali”.

Avverte Lutrario: “Sull’emergenza abitativa, sui campi rom, sull’accoglienza, sulla gestione dei rifiuti, occorre tornare a mettere l’interesse pubblico al centro. Finché continueremo ad affidarci ai privati o a fingere di credere che le grandi cooperative siano delle organizzazioni senza fini di lucro, non faremo che perpetuare il malaffare”.

“La giunta Marino purtroppo non è stata in grado di dare alcun segnale di discontinuità – osserva il sindacalista – anzi, in questi mesi ha approvato un bilancio pesantissimo ed ha imposto un nuovo contratto ai lavoratori del Comune, contro i quali ha condotto una campagna di calunnie dimostrando non voler neanche rispettare l’esito del referendum”.

“Per questi motivi lo scioglimento del Consiglio Comunale non è solo inevitabile, ma anche auspicabile. Per introdurre una vera discontinuità, sia dal punto di vista del malaffare che in direzione di una maggiore attenzione agli interessi dei lavoratori e degli abitanti delle periferie.
L'11 Giugno, anniversario del referendum sull’acqua, alle 18 DeLiberiamo Roma ha convocato il Consiglio Popolare in Piazza del Campidoglio. “Questa è l'unica strada per uscire dalla melma di mafia capitale che oggi con un nuovo schifoso capitolo, coinvolge in pieno il Consiglio comunale”, si legge in una nota.
Lo stesso Consiglio Comunale che non ha mai voluto prendere seriamente in considerazione le proposte avanzate da 32.000 cittadini con le 4 delibere di iniziativa popolare per un nuovo modello di città, è pesantemente inquinato da infiltrazioni mafiose.

“C'è un rapporto tra questi due fatti che non può essere ignorato. Non stupisce che Mirko Coratti, Pd, ex presidente dell'Assemblea Capitolina a libro paga di Buzzi –si legge sempre nella nota - ignori il regolamento del consiglio per quattro mesi di seguito, negando la convocazione sulle iniziative popolari. Non stupisce che Daniele Ozzimo, Pd, presidente di commissione che si faceva dettare gli emendamenti da Mafia Capitale si rifiuti di convocare la sua commissione per esaminare le proposte di gestione sociale, pubblica e trasparente del patrimonio. Ma si è andati oltre: è l'insieme del Consiglio che ha ignorato sinora le proposte popolari”.

Per Deliberiamo Roma, Mafia Capitale non è un problema di "mele marce" di questa o quella organizzazione politica. “Mafia Capitale è un sistematrasversale che, tramite le privatizzazioni dei servizi,la gestione opaca degli appalti pubblici, la gestione emergenziale delle sofferenze sociali a cui i soggetti deboli sono condannati dalle politiche di austerity, inchioda alle proprieresponsabilità un'intera classe dirigente (politici corrotti, imprenditoria privata, malavita organizzata). Non possiamo però permettere che Mafia Capitale sia discussa solo nelle sedi giudiziarie ma bisogna ridare voce e spazio ai cittadini di Roma”.

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