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Slavoj Zizek «Resto comunista, perché tutti possono essere socialisti, persino Bill Gates»

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«Meno che niente» lo stravagante filosofo sloveno stronca la sinistra morale, legittima lo scherzo razzista, facendo, allo stesso tempo, di Malcolm X il proprio eroe.

Scrivere un libro di 960 pagine e intitolarlo «Meno che niente», ecco un esempio tipico della bizzarra pop-star della filosofia. Si pensava di fargli un intervista in occasione dell’uscita del suo libro presso Fayard, bocciato! Il direttore di ricerca alla Birkbeck School of Law fa le domande e le risposte, passa di palo in frasca, parla di Marx e soprattutto di Hegel, del suo comunismo e di molte altre cose. Briciole.

Il progresso, Hegel e la modernità

«Se si vuole restare di sinistra oggi, si deve assolutamente rigettare questa metafora del progresso storico. C’è forse una tendenza della storia, ma porta piuttosto verso una catastrofe. Mi piace molto questa frase di Walter Benjamin: «Oggi il nostro compito non è progredire nei tempi del progresso ma piuttosto di tirare il campanello d’allarme». E’ questo!

Hegel dice che la filosofia non può prescrivere o analizzare il futuro. E’ solo nel tempo passato che la filosofia può concettualizzare. Non era un cretino completo. Formula un’utopia possibile di quello che può formarsi dopo la rivoluzione francese. Ma c’è di più di questo, è infatti straordinariamente aperto. Per questo ritengo che si debba ritornare da Marx a Hegel, precisamente nella prospettiva della nostra situazione di oggi. Hegel è molto più materialista, nel senso di aperto alla contingenza. Il suo problema è precisamente di sapere come restare fedele alla rivoluzione francese senza ripetere il Terrore. In questo senso è beckettiano: “Try again, fail again, fail better”. Non si tratta di sapere come preparare la Rivoluzione – si è già tentato, c’è stata un insuccesso! Il nostro problema è esattamente quello di Hegel: come, dopo lo stalinismo, restare fedeli al progetto d’emancipazione, come non diventare un cinico liberale o un conservatore”

Io, comunista?

In maniera naive e stupida si potrebbe semplicemente dire: “OK, il comunismo, è finito”. Ma io resto comunista, un comunista negativo molto modesto. Io resto marxista in che senso? Non si può mai dimenticare la relazione di Marx con il capitalismo, che è stata molto ambigua, perché il capitalismo, allo stesso tempo, esercita un fascino su di lui: è il sistema più dinamico è quasi un miracolo! Io sono interamente d’accordo con lui e ciò mi crea delle difficoltà politiche.
Io dico comunista e non socialista, perché tutto il mondo può essere socialista, Bill Gates può essere socialista. Socialista, vuol dire, oh mio Dio, c’è della gente che soffre, bisogna aiutarla, bisogna essere solidale, c’è bisogno di umanitarismo, blablabla… Ma questo non è il problema. Il problema è quello della resistenza contro il capitalismo globale. Ciò che distingue il comunismo, è l’universalità”

La sinistra e la “censura dei nostri sogni”

“Io amo questa formula di Badiou che dice che si deve cominciare con la censura dei nostri sogni. È quando si abbandona il nostro mondo per immaginarne un altro che si rimane imprigionati. Si può suscitare la protesta di un uomo di sinistra, ma non posso che andare al fine: riabilitare lo Stato! Io credo che, per affrontare i nostro problemi, si avrà sempre più bisogno di una grande formazione sociale. Si dice che lo Stato perde di potere, ma non è vero. Il capitalismo d’oggi dipende di più in più dai regolamenti dello stato. Quando Hegel dice che lo Stato è l’estensione visibile di Dio, è forse vero! Il problema della sinistra, è quello che sogna a distanza invece di riappropriarsi dello stato.”

Alain Finkielkraut, mio amico?

“Io sono amico con lui perché amo i conservatori, ma non i reazionari. Marx dice che i conservatori pessimisti sono spesso meglio che i liberali, perché i primi ammettono l’antagonismo. Il problema con Finkielkraut, è che crede che si possa difendere in nome di qualche identità, mentre io sono pessimista”.

Sono obbligato ad amare il mio vicino?

“Si è creduto che il capitalismo ci avrebbe permesso di dissolvere le identità parziali… Ma, c’è una forma di capitalismo o di globalizzazione del mercato che può coesistere idealmente con una fortissima identità etnica, razzista… Lacan aveva predetto già che il mercato comune ci stava per spingere verso forme di razzismo.
Il limite dell’universalismo, è ciò che si chiama i modi di vita. Ciò che mi interessa, è il razzismo che si riproduce nelle piccole cose quotidiane. Ho amici che sono di sinistra, antirazzisti, ma quando un tipo asiatico o nero si avvicina, c’è un certo fastidio. Sono seccati da certi piccoli dettagli: “Io non amo quella cucina”, “questo modo di vestirsi” ecc. L’universalismo, per me, non è l’idea di un valore di universale che regna ovunque lo indicano le opere pubblicate dall’Unesco: la cultura mondiale, la visione beata di un patrimonio culturale universale… Io detesto tutto questo. Io credo che la sola universalità, è l’universalità della lotta sociale e politica, il fronte comune che permette una identificazione, una solidarietà autentica. Io non amo i liberali di sinistra, i multiculturalisti che dicono: “Si deve comprendere l’altro”. No, io non voglio comprendere l’altro, me ne frego. Il mio ideale non è di vivere in un palazzo dove c’è una famiglia vietnamita, un’altra latina, un’altra nera. Certo, ci vivrei certamente, ma come ha detto Peter Sloterdijk, c’è bisogno di un “codice di discrezione”. Questo è l’antirazzismo autentico: un’“ignoranza”, una discrezione molto gentile, un rispetto. Io voglio vivere in una città con tutte le culture, ma penso che devono mantenere una distanza e che non è una cosa malvagia.

Il locale, il globale, Malcolm X

Io sono eurocentrico, io non credo assolutamente a questa idea che le tradizioni, le culture locali, le identità parziali possano essere una resistenza contro il capitalismo globale. Malcolm X è una delle figure eroiche per me perché ha fatto una cosa geniale con quella X che, naturalmente, vuol dire: non ho cognome, ci hanno strappati la nostra identità… ma la sua genialità è consistita nel dire: non dobbiamo riscoprire le nostre radici: questa x ci dà una possibilità unica di inventare un modo di vita più autenticamente universalista che l’Occidente stesso. È la tesi fondamentale di Marx.”
Ecologie, biogenetica, apartheid… Contraddizioni contemporanee

“Solo qualche esempio del nostro tempo. L’ecologia, è una necessità, è obbligata a inventarsi un modo di azione collettiva che non è controllata dalla macchina.
Oggi il problema non è più il nucleare, ma la biogenetica, questa possibilità di controllo del cervello altrui per mezzo di campi magnetici. Si può connette già il cervello alle macchine. Lo si vede per certe protesi o sedie a rotelle, si pensa di avanzare e la macchina ci fa avanzare. Per quanto mi riguarda, ciò che mi spaventa, è che si può farlo in questa direzione, e si può fare nell’altra: dalla macchina al nostro cervello. Ci sono già degli esperimenti sui topi e si arriva a teleguidarli. Se si giunge a farlo sugli uomini, quale sarà la mia esperienza: avrò l’impressione che si è preso il controllo di me o penserò ancora di essere libero?
Ci si avvicina di nuovo a una società di apartheid. Il muro di Berlino è caduto, ma ci sono dei piccoli muri ovunque. Non ci sarà una Grande Guerra, ma una “guerra civile fredda”, implicita. Ci sono delle persone che sono incluse e delle altre escluse, fuori dai muri, e questo diviene ancora più violento che la differenza di classe di Marx. Nella sua idea, malgrado le differenze tra proprietario e proletario, c’è allo stesso tempo, a livello politico, una uguaglianza formale. Io credo che questo sta per sparire. Le tensioni, gli antagonismi si creano nel seno della stessa comunità politica, persino tra gli svantaggiati, come “una guerra tra poveri”
La molestia, la sigaretta, lo scherzo
Amo molto questa frase di Gilles Deleuze: “Non ci sono solamente delle risposte sbagliate, ci sono anche delle domande sbagliate”. Bisogna pensarci quando si parla, per esempio, come negli Stati Uniti, di molestia. Da un lato, ci sono degli stupri, del razzismo ma dall’altro, al quotidiano, quando l’altro si avvicina troppo a voi, voi lo guardate negli occhi… vi si dice che è violenza visiva! Ciò che mi rende triste, è questa paura della prossimità dell’altro. Quando si parla di molestia, il vero bersaglio, sono in fondo i poveri, che sono sempre volgari ecc.
Io trovo davvero profondamente problematica tutta questa campagna sul tabagismo passivo. Siamo già in una crisi finanziaria, perché non fare un gioco stalinista del genere: se tu puoi provare che fumi almeno un pacchetto di sigarette al giorno, è formidabile, aiuti lo stato con le tasse, forse morirai pure prima e risolverai il problema della pensione. Tu puoi avere una medaglia per la stabilizzazione finanziaria. È uno scherzo, ma lo scherzo, il Witz, ha una forza. In Yugoslavia, negli anni 80, con l’ondata del nazionalismo, le menzogne razziste, ciò ha funzionato come lo strumento più forte di solidarietà. Non sono arguzie contro le altre ma contro la propria identità ogni nazione è identificata e si identifica con un tratto razzista: gli Sloveni sono avari, i montenegrini sono pigri. Invece di criticare, ci si identifica volentieri con piacere, si raccontano dei Witz e, e questo ha funzionato in una modo liberatorio. Quando le cose sono realmente orribili, la tragedia non funziona più, perché suppone una certa dignità. Per esempio, se si immagine una tragedia a Auschwitz, un ebreo che si confronta in modo eroico con un nazista concede già troppo al nazista. La situazione è talmente orribile che ciò non è possibile per la vittima. Tutti i bei film sull’Olocausto sono delle commedie!

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