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"Sosteniamo il popolo del Donbass sulla cui pelle si sta giocando una partita geopolitica strategica"
Vincenzo Bellantoni, segretario del circolo Prc di Acilia, è uno dei tanti compagni appena tornati dal viaggio della Carovana Antifascista in Donbass. In questa intervista la sua testimonianza su quello che ha visto e sull'importanza del sostegno della rete. 

- Quale è la situazione ad oggi nelle zone in cui vi siete recati?

Parliamo del Donbass o più correttamente della Novorossija, l’area sudorientale che confina con la Russia. E’ una zona a vocazione mineraria, e quindi con una forte presenza operaia. Dopo la seconda tregua di Minsk si è registrato un periodo di relativa calma che, se da un lato non ha fatto registrare grandi scontri, dall’altro non permette di dire che si è raggiunta la pace. In realtà ci si trova in una situazione di conflitto a bassa intensità con l’unico dato certo che ci continuano ad essere vittime. L’intervento di solidarietà della Carovana Antifascista ha riguardato il territorio compreso tra la città di Alchevsk, sede della Brigata Prizrak che ci ha ospitato e le città di Kirovsk e Stakanov che sono controllate dai Cosacchj, Una delegazione della Carovana si è anche recata nella città di Lugansk, capitale della LNR. Quello che è risultato chiaro a tutti è stata la capacità delle milizie popolari di rimettere in movimento la vita civile. Ci sono i soldati dell’esercito popolare che continuano ad andare al lavoro nelle miniere, danno una mano nella gestione delle mense per i poveri, vanno a lavorare nei campi o si organizzano per far funzionare la macchina amministrativa. Tutto questo con la consapevolezza che da un momento all’altro si potrebbe verificare il riaccendersi del conflitto su larga scala.

- La stampa internazionale parla di conflitto tra Russi e Ucraini, in realtà?
I media mainstream si stanno distinguendo per la diffusione di una vera e propria cortina fumogena di falsità! Dopo gli accordi di Minsk, che hanno visto la sostanziale sconfitta dell’esercito ucraino, hanno deciso di tenere un profilo basso, se non proprio di cancellare tutta la vicenda dalla narrazione. A differenza di quanto si dice a proposito dell’invasione da parte della Russia o di terroristi filorussi, bisogna affermare con chiarezza:non c’è nessuna presenza dell’esercito russo in forma ufficiale. Quelle popolazioni, con le loro milizie, non sono “filorussi” ma russi a tutti gli effetti per storia, tradizione, cultura e aspirazioni. Hanno un passaporto ucraino, ma questo non ha mai comportato problemi per nessuno…..fino a quando non sono arrivati al potere i nazisti di Euromajdan che si sono spinti fino a vietare l’uso della lingua russa!

- C'è un nodo geopolitico all'origine?
L’imperialismo USA è la vera cabina di regia di tutta la vicenda. Casa Bianca e Cia hanno un preciso disegno geopolitico. Devono completare l’accerchiamento della Russia attraverso diverse basi NATO con schieramento di postazioni missilistiche. Un fronte che parte dai paesi Baltici e arriva i Balcani. L’Ucraina è stata da sempre la porta d’ingresso per andare verso Est. Qui siamo a poche centinaia di chilometri da Mosca. In più per fomentare una situazione di instabilità permanente che metta sotto pressione il Cremlino non ci si fà scrupoli a foraggiare bande di tagliagole nazisti. Tutto questo sulla pelle delle persone. Un conflitto geopolitico, certo, che ricade però totalmente su quelle popolazioni incolpevoli.

- C’è poi la questione dell’Unione Europea…
Se noi ricordiamo Euromajdan, poi perfezionata in un vero e proprio colpo di Stato, si può arrivare a dire che in una primissima fase, anche se chiaramente eterodirette, c’erano aspirazioni contro l’ingiustizia sociale e l’oligarchia. In quella fase si è registrato il tentativo della UE di inserirsi nella vicenda, attraverso la promessa di aiuti allo Stato Ucraino che si trovava in una crisi economica gravissima. Ovviamente aiuti nella forma di vero è proprio strozzinaggio, che noi conosciamo bene, da parte di FMI e BCE. Quando a queste “proposte di aiuti” il Presidente Yanukovic ha risposto negativamente rivolgendosi alla Russia la situazione è diventata inaccettabile per l’imperialismo euro/americano che ha fatto scattare il colpo di stato preparato da tempo. Si è deciso di usare tutto l’armamentario ideologico e storico della destra ucraina fino a rivalutare il collaborazionista criminale di guerra Stepan Bandera. Si è permesso alle bande naziste di commettere atrocità, che sembravano sepolte dalla storia, come l’attacco alla Casa dei Sindacati di Odessa. Davanti a tutto ciò la sollevazione di popolo del Donbass è risultata inevitabile.

- Quali sono gli obiettivi futuri della Carovana Antifascista per sostenere le popolazioni del Donbass ribelle?
Il contributo è innanzitutto sul piano dell’informazione e questo grazie anche ai molti Comitati di solidarietà che si sono creati in Italia. Occorre mettere in piedi un intervento di tipo concreto, continuo e non più episodico. Un intervento che sia lontano dai carrozzoni delle Ong che sono il cavallo di Troia dell’imperialismo e di tutte le cosiddette “rivoluzioni colorate”o “arancioni”. L’obiettivo è quello di unificare queste realtà in maniera di poter aprire un canale diretto con le istituzioni popolari che si stanno creando e che ci chiedono aiuti per alleviare le sofferenze delle persone.

Sul piano della informazione, proprio per sostenere i compagni della Brigata Prizrak che in questi giorni hanno subito a causa di un vile attentato la perdita del Comandante Alexey Mozgovoy, dei compagni della scorta e della compagna che ne curava l’ufficio stampa, abbiamo lanciato una campagna mediatica virale. Basta cliccare sulla pagina Facebook “Carovana Antifascista” dove si possono vedere dei brevi video che hanno tutti lo stesso formato. Invitiamo tutte e tutti a confezionarne altri e caricarli sulla pagina stessa. Siamo certi che i compagni e le compagne del Donbass apprezzeranno e si sentiranno meno soli.

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