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Gran Bretagna, l'accoppiata Cameron-Osborne e il fantasma della Thatcher
Il diktat tedesco cui la Grecia si è dovuta piegare non è la sola cattiva notizia di questi giorni in Europa. Forse anche a causa del rumore suscitato dalla tragedia ellenica è passato quasi sotto silenzio quanto sta parallelamente succedendo in Gran Bretagna, anche se in questo caso i fatti sono, se vogliamo, meno clamorosi e comunque in qualche modo facilmente prevedibili dopo la nuova vittoria dei Conservatori alle ultime recenti elezioni politiche.

Il governo Cameron, che, ricordiamo, è composto praticamente solo di persone ricche, facendo seguito alle sue peraltro minacciose promesse elettorali ed in questo senso mostrando quindi un’indubbia coerenza di comportamenti degna di miglior causa, si sta dando rapidamente da fare in un senso certamente poco accettabile.
Accenniamo soltanto in questa sede al pesante attacco in atto contro la BBC - colpevole di non aver sostenuto abbastanza negli ultimi tempi i Conservatori- e a cui viene minacciato un rilevante taglio dei fondi e un sostanziale ridimensionamento; sorvoliamo poi su di un progetto di legge che mira a ridurre ancora il diritto di sciopero, in particolare nei servizi pubblici, sottoponendolo a condizioni più difficili di prima e questo nonostante si sia verificata, negli ultimi anni, una forte riduzione nel numero delle agitazioni sindacali; né ci dilunghiamo sul tentativo in atto volto a cercare di ridurre l’ammontare dei contributi che il sindacato potrà versare nelle casse del partito laburista, da sempre importante fonte da cui le Trade Unions traggono il loro sostentamento.
Vogliamo invece concentrare brevemente l’attenzione sul progetto di budget pluriennale presentato in questi giorni da George Osborne, il mediatico ministro delle finanze, nella sostanza vice del primo ministro e che, tra l’altro, mira a prendere con il tempo il posto dello stesso David Cameron; l’attuale capo del governo dovrebbe in effetti ritirarsi tra qualche anno, dopo il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea.

Ricordiamo intanto in generale che tale budget, avendo ora i conservatori da soli la maggioranza assoluta in Parlamento, non contiene più quei freni che la presenza al governo dei liberaldemocratici nella precedente legislatura in qualche modo poneva.
Per sintetizzare il contenuto del progetto in una sola frase, si può dire che il nuovo budget preleva i soldi dai poveri e li da ai ricchi. Con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2018-2019 ed essendo un fervente sostenitore di una Stato ridotto al minimo, Osborne riduce sostanzialmente gli aiuti sociali e i vantaggi fiscali varati a suo tempo dai Laburisti a favore dei lavoratori poveri. I tagli annuali si aggireranno complessivamente sui 12 miliardi di sterline entro il 2019-2020. Da sottolineare che tali riduzioni si aggiungeranno a quelle, già drastiche, varate nel 2012 dal precedente governo. Inoltre, per sovrannumero, vengono bloccati per i prossimi anni gli aumenti salariali per gli occupati nel settore pubblico (e questo ci ricorda qualcosa; anche noi abbiamo da insegnare all’Europa su qualche fronte).

Allo stesso tempo e platealmente i contribuenti più favoriti vedono materializzarsi una riduzione delle imposte sui redditi e sui diritti di successione per i beni immobiliari, misure di cui non si sentiva certamente bisogno. E naturalmente invece le spese per la difesa, dopo un periodo di riduzione, verranno di nuovo aumentate.
Per far finta di compensare in qualche modo i tagli nel welfare, il governo decide parallelamente di aumentare il salario minimo, vecchia bandiera dei Laburisti; ma tale misura varrà al massimo, se tutto va bene, 3 miliardi di sterline. Tale provvedimento può, d’altro canto, per come è stato congegnato, essere in qualche modo raggirato. In effetti esso prevede che siano esentati dall’aumento i lavoratori di età inferiore ai 25 anni e quelli immigrati.
In conclusione, questa è la nuova e radiosa Europa che le nostre classi dirigenti, dalla Gran Bretagna, alla Germania, all’Italia, ci stanno preparando.
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