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Roma, il Consiglio comunale boccia tutte e quattro le delibere di iniziativa popolare su acqua, scuola, finanza pubblica e patrimonio
Dopo le tre delibere di iniziativa popolare su acqua, scuola e finanza pubblica ieri il Consiglio Comunale di Roma ha bocciato anche la delibera per il patrimonio comune e il riuso sociale e culturale degli immobili e dei terreni abbandonati. Si prosegue sulla strada della privatizzazione, quindi. “Di fronte a una delibera che individua il patrimonio immobiliare come bene comune e preziosa risorsa per creare lavoro e servizi, la richiesta di assegnazione diretta a chi da anni porta avanti esperienze positive di autogestione – si legge in una nota di Deliberiamo Roma, il cartello di associazioni che aveva promosso la raccolta delle firme per la presentazione delle delibere - è diventata la motivazione pretestuosa per nascondere il conflitto politico di fondo”. “Accanto a questa, l’unico altro elemento affrontato nella discussione – si legge ancora nella nota - è stato il tema della proprietà privata, difesa strenuamente come bene intoccabile, dimenticando completamente gli art. 42 e 43 della Costituzione”. Deliberiamo Roma accusa il Pd e il Centrodestra di aver votato compatti “facendo perdere alla città un’altra chance per cambiare pagina e promuovere l’unico antidoto alla corruzione e alla degenerazioni di Mafia Capitale: la partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine”.

Il PRC insieme ad altre associazioni e comitati, aveva promosso queste 4 delibere, raccogliendo l'adesione di migliaia di cittadini, con l'obbiettivo di utilizzare i canali democratici e partecipativi garantiti dalle istituzioni comunali, per indurre la giunta Marino a confrontarsi con le esigenze della città.

“La bocciatura di oggi, che avviene dopo un percorso di rinvii che ha assunto un carattere addirittura offensivo.secondo il segretario del Prc Claudio Ursella - è la dimostrazione della totale impermeabilità di questo governo cittadino, ad ogni istanza partecipativa, ad ogni processo democratico che nasce dal basso, oltre che del suo essere espressione di un sistema di potere che a Roma si perpetua sempre eguale da decenni, producendo quella stessa patologia criminale ormai nota come "mafia capitale". Il Prc parla di Marino come del passacarte “di quei poteri forti, che hanno sempre comandato a Roma, speculando sull'uso del bene comune territorio, sulla progressiva privatizzazione di servizi pubblici, come l'acqua e i trasporti, sulle emergenze sociali (casa, rifiuti, accoglienza) che lo stesso malgoverno produceva”.

La bocciatura delle 4 delibere, si aggiunge, quindi, all'attacco al reddito dei dipendenti comunali, all'acquiescente complicità nei confronti di sgomberi di occupazione abitative e spazi sociali, alla truffa del cosiddetto "Stadio della Roma”, “che nasconde l'ennesima megaspeculazione, all'approvazione di un bilancio fatto di tagli e privatizzazioni, alla servile accettazione di tutto l'impianto ideologico delle politiche di rigore”. Il Prc spera quindi che Marino e la sua maggioranza se ne vadano quanto prima, e che i cittadini possano tornare a votare “per scegliere finalmente il cambiamento, un nuovo modello di sviluppo della città, contro le politiche di rigore, le privatizzazioni e l'uso speculativo del territorio”. A questo proposito, “sarebbe ora da attendersi – prosegue la nota - una scelta coerente da parte delle forze della sinistra presenti in maggioranza, che decidano di uscire dalla maggioranza, rifiutando di fare da foglia di fico ad un governo cittadino che oltre ad avere contenuti di destra, è esplicitamente sostenuto da destra”.

 
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