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"Dopo aver ascoltato Ferrero a Firenze, dico che su costituente della sinistra e Syriza non ci siamo proprio".Intervista a Sandro Targetti
Gira da qualche giorno in rete un documento che già dal titolo "Per un manifesto dei comunisti e delle comuniste di Rifondazione"  (qui) ha fatto molto infuriare la segreteria del Prc. Se l'incidente,come si capisce dall'intervista qui riportata, potrebbe essere ricomposto, non è così per la sostanza dei punti mossi da questo gruppo di compagni e compagne che stanno dimostrando il loro dissenso intraprendendo il difficile percorso delle firme in calce a un documento, molto simile all'autoconvocazione. Tra le prime firme oltre a quelle di Imma Barbarossa e Luca Cangemi, anche quella di Sandro Targetti, che Controlacrisi ha intervistato. 

Ti ha convinto il discorso di Paolo Ferrero in chiusura della festa di Rifondazione a Firenze?

Non mi ha convinto. Lo conosco dai tempi di Dp e l’ho sempre considerato come una persona trasparente e onesta. Credo che abbia sollevato una polemica strumentale sul titolo del nostro documento, ma tutto nasce da un fraintendimento che, se per questo, siamo pronti a chiarire. Le mie divergenze sono ovviamente sul piano della proposta politica. Mi aspettavo qualcosa di più sia da Ferrero sia dal dibattito dell’assemblea dei segretari. 

Su quali argomenti in particolare?
Beh, innanzitutto sulla costituente di sinistra e poi sul tema della Grecia, che non mi sembra proprio un argomento di seconda fila. Quali ambizioni ha Rifondazione comunista su quella partita? Si è trattato di un tema che per mesi ha condensato l’attenzione di tutti i compagni, che l’hanno seguito con estremo interesse. Sulla Grecia non si può evocare la contingente necessità e stare tranquilli perché tanto c’è Tsipras a gestire il memorandum. Sul resto, poi, a dire il vero, l’assemblea ha risentito un po’ troppo dello stampo dato dal tono un po’ autocelebrativo soprattutto dall’introduzione di Locatelli. Insomma, con il nostro documento tentiamo di delineare una proposta politica alternativa alla segreteria su due punti sostanziali: la Grecia, che è dirimente per affrontare il nostro ruolo in Italia e in Europa, che noi consideriamo irriformabile; e sulla costituente di sinistra perché ci pare molto astratta così come le altre esprienze passate. 

Ve l’aspettavate un risultato così straordinario sul due per mille?
Su questo voglio dire che quei 43mila testimoniano di una aspettativa che continuiamo a deludere. Paradossalmente, rappresentano proprio una spinta ad accentuare il ruolo di una forza comunista, verso cui c’è una precisa richiesta.

Non c’è un po’ troppa malizia da parte vostra nel prefigurare il “soggetto unico della sinistra” come una sorta di Grande Sel?
Abbiamo imparato dalla storia di Rifondazione. Parliamo di Grande Sel perché l’ambiguità sull’identità del soggetto unitario a sinistra ci riporta all’inizio della crisi di Rifondazione, anche su aspetti importanti in rapporto al centrosinistra. Non basta dire alternativi a Renzi, c’è un Pd anteriore a Renzi che non è da meno. Il punto è la gestione capitalistica della crisi. Renzi è il prodotto di chi l’ha preceduto. Evidentemente, nel frattempo i margini per una possibile politica riformatrice venivano consumati.

Vabbé però si è avviato un percorso per uscire dalle secche…
Noi in realtà pensiamo che bisogna liberarci da questa illusione che ricostruire uno schieramento ampio risolva i problemi. E’ chiaro che siamo insufficienti. Ma la variegata entità di questi è difficilmente riconducibile a uno. Anche in Syriza si faceva una testa e un voto ma questo non l’ha salvata dalla crisi. Questione di fondo è stato il memorandum. Serve una coalizione sulla base di un programma di pratiche politiche e sociali comuni. Ora i nodi vengono l pettine. Noi lo schieramento lo chiamiamo anticapitalista, antiliberista non basta. E lavorare per la rifondazione comunista, che ambisce ad essere il motore di uno schieramento ampio.

Volete rimettere in discussione il congresso?
Le stesse conclusioni di Perugia erano già un po’ diverse dal contenuto del documento dell’allora mozione uno. Detto questo, però, il punto rimane la disinvoltura con cui si pensa di gestire la costituente della sinistra in cui l’opzione dell’alternatività al centrosinistra è un po’ più sfumata. Ambiguità aggravata dalla vicenda greca. Occorre ridefinire una direzione di marcia diversa da quella di Ferrero. Poi vorrei aggiungere, il titolo del nostro documento è provvisorio. Assolutamente non pensiamo di decidere chi è il vero comunista. Però Ferrero ci si è buttato criticandoci proprio sul titolo. E l’unica cosa che ha saputo dire è che ci si richiama stalinismo. Ovviamente non è vero. Stia tranquillo Ferrero, cambieremo il titolo.

Insomma, sulla Grecia non vi basta un pronunciamento della segreteria?
L’intervento della segreteria sulla Grecia delinea una logica di contingente necessità, che invece non è nelle cose. Probabilmente Tsipras non si è preparato ad affrontare la sfida con l’Europa. Se quello a cui l’obbligavano a firmare era indigeribile non doveva essere firmato obbligando l’Europa alla scelta. Non sono mai stato un fautore a dire che i problemi li risolviamo con l’uscita dall’euro ma è chiaro che devo mettere nel conto che l’euro possa implodere. Se Tsipras non ha creduto nel opzione B è che non l’ha presa nemmeno in considerazione. Se te lanci una sfida del genere, così come la campagna elettorale diceva, devi essere pronto di mettere in atto tutti quei provvedimenti che possano attenuarne le alternative.

Detto questo, è innegabile che in qualche modo bisognerà rimettere mano a questa Rifondazione comunista dal punto di vista organizzativo…
Quei 42mila del “due per mille” ci dicono che c’è voglia di una forza comunista che non si nasconda e che si misuri con le pratiche politiche precise fuori dai giochi dell’elettoralismo sapendo che devi avere chiare alcune scelte rispetto al centrosinistra e all’Europa. Premesso questo, i pezzi di strada si possono fare con tutti. E pure bisogna vigilare affinché non ci sia cessione di sovranità, come credo sia inevitabile con il percorso intrapreso da Ferrero.

Dicevamo della riorganizzazione del partito
Va studiato e rielaborato un piano di reinserimento sociale. Perché lo stato del partito dal punto di vista organizzativo è disastroso. Reggiamo, però queste energie non sono ancora legate a dei programmi di re-insediamento sociale. Se ci sono alcuni circoli che funzionano, un po’ a macchia di leopardo, allora bisogna diventare interni alle lotte che ci sono. E in questo modo fare una verifica del nostro livello organizzativo. Fare in modo, insomma, che i militanti dei circoli diventino elementi attivi per sostenere e costruire le nuove lotte.

 

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