Sabato 17 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 12:48
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


"Alternativi a Marino e al centrosinistra". Intervista a Claudio Ursella, Prc Roma
Cambio di clima, dall’intervista a Controlacrisi alle dichiarazioni di Fassina in ben due distinti occasioni. Fassina sembra mettersi nel solco del vecchio centrosinistra, regalando così al Pd una carta politicista e una posizione da inseguitore, e producendo un netto calo di autonomia…
Prima di tutto sgombriamo il campo da equivoci, le dichiarazioni che in questi giorni ci hanno lasciato perplessi, non riguardano ovviamente la questione delle primarie del pd, per le quali non c’è alcuna ipotesi di partecipazione; ne la battute infelice fatta alla assemblea del PRC sulla data dei referendum: si tratta di una battuta e tale rimane.

Il tema più serio, e non tanto per le dichiarazioni di Fassina, è quello delle primarie con Marino dato che c’è un pezzo significativo di Sel, che continua ad insistere su questa proposta (in rete gira una petizione che forse raggiunge le trecento firme)… E' legittimo che chi ha sostenuto il governo di Marino rivendichi il suo operato, ma questo nulla ha a che vedere con la nostra proposta di sinistra alternativa. Dare spazio a queste ipotesi per "tatticismo elettorale" è privo di senso. Questa città non ha bisogno di tattiche politiciste. Ha bisogno di messaggi chiari. Se ci rivolgiamo a quanti sono stanchi di questa politica, non possiamo continuare a rivolgerci a loro con questa modalità.
L'esperienza della giunta Marino è parte di una storia del centro sinistra che ha prodotto l'attuale condizione di crisi in città e di cui mafia capitale è solo la forma estrema e visibile: uso speculativo del territorio, privatizzazioni, riduzione dei servizi, politiche di rigore, questioni che lo stesso Fassina, nell’intervista a cui facevi riferimento, dichiarava necessario contrastare con chiarezza. C’è una evidente contraddizione di fondo tra i contenuti programmatici sui quali c’’è un confronto proficuo e positivo, e alcune dichiarazioni ispirate al tatticismo elettoralistico, non so darmi altra spiegazione, fatte in concessioni a pezzi di ceto politico che presumibilmente controllano pacchetti di voti. Di questo non abbiamo bisogno e a questo non siamo disponibili. Confidiamo che questa vicenda sia chiusa.

Le grandi difficoltà che mostra il centrodestra aggravano la situazione di una platea elettorale che con molta probabilità si allontanerà dal voto…
Dobbiamo rivolgerci a due mondi, a quelli che hanno creduto nel centrosinistra, e l’hanno visto immiserirsi in modo ignobile, come nella vicenda Marino. Un popolo deluso e sfiduciato che cerca di capire cosa fare. E poi c’è un mondo che da tempo ha rinunciato alla partecipazione politica. E sta nelle periferie. E senza la cui partecipazione non possiamo immaginare una città democratica.
Come si affronta questo tema? Cercando di metter insieme un po’ di soggetti e costruendo ipotesi poco chiare con formule politiciste? Con il "ma anche" di veltroniana memoria? Oppure diciamo con chiarezza che Marino è stato vittima di una congiura di palazzo, e questo è indiscutibile, ma ha sbagliato tutto, perseguendo politiche di privatizzazione e attacco ai diritti dei lavoratori. Marino, al di là del fatto di essere vittima sacrificale dell'arroganza di Renzi, è comunque parte di una storia del centrosinistra dalla quale dobbiamo prendere le distanze con nettezza, perché stiamo costruendo un progetto di sinistra alternativa. Marino non può essere considerato una risorsa.
Noi dobbiamo porci il tema del governo, ma al di fuori di una modalità che ha prodotto la fine della politica: pur di costrire "coalizioni vincenti" si sono inventati contenitori con dentro tutto e il contrario di tutto, perdendo di vista gli interessi concreti dei cittadini, e le ragioni della loro partecipazione. La politica deve tornare ad essere il luogo attraverso il quale le persone partecipano, sia al governo che all’opposizione, in quella che è la dialettica democratica.
A quei ventiquattromila dipendenti comunali che hanno visto il loro salario attaccato, cosa gli diremo? Stiamo dalla loro parte, oppure dalla parte di chi li ha attaccati privilegiando il punto di vista del governo che faceva della dignità del loro lavoro un questione di bilancio.
Ogni volta che abbiamo parlato di programmi e contenuti con Fassina ci siamo trovati d’accordo. L’idea di fare liste unitarie o coalizioni in cui si mette dentro tutto è priva di senso. E questo Fassina deve capirlo, perché in questa città siamo tutti stanchi di questo modo di fare politica, la politica del "ma anche".

C’è comunque un movimento in città, come il caso di Casale Falchetti, che resiste…
Non è solo una questione di resistenza. E’ qualcosa di più. Uno spazio ampio di confronto tra persone e soggetti collettivi che non privilegiano il terreno elettorale, ma fanno quotidianamente politica. Si è parlato di politica: per esempio degli strumenti per controllo popolare, dando un nuovo ruolo alle istituzioni decentrate. E’ da lì che parte una nuova soggettività politica autentica e vera. E non mettendo insieme pacchetti di voti. Migliaia di persone che il 19 marzo saranno in piazza a Roma contro Tronca e il suo Dup e contro la politica di Marino che ha preparato l’affondo di Tronca.

Come fa Fassina ad enucleare Marino che su un tema come il debito non è che sia riuscito a strappare qualcosa di importante?
Il tema del debito è stato uno dei primi per l’accordo con Fassina. Noi da tempo già avevamo maturato una posizione precisa. Ci sono molte assonanze con Fassina. Il punto è che tutto ciò nulla ha a che vedere con Marino, che quando si è trattato di applicare le politiche di rigore, ha voluto essere il primo della classe e il più rigoroso tra i rigorosi, riducendo in un anno invece che in tre il deficit del comune, ovviamente con i sacrifici dei cittadini. E tuttavia non gli è bastato per evitare di essere messo alla porta. Ciò di cui abbiamo bisogno è altro: Intorno l tema del NO, al “non ci sono le risorse” dobbiamo costruire un filo rosso che unifica le vertenze e che arriva fino in Europa.

Nel panorama italiano, al di là delle sigle, che popolo della sinistra vedi…
Dobbiamo partire da una considerazione amara. E cioè che la rottura del centrosinistra non è avvenuto da sinistra ma da destra. Non è stata la capacità dei movimenti e del conflitto sociale, ma Renzi che punta al Partito della nazione e che a sinistra ha lasciato praterie. Il fatto è che c'è un mondo della sinistra che guarda al passato, a Prodi all'Ulivo, e un mondo che guarda al futuro. Quello che dobbiamo capire a Roma è se il futuro è un centrosinistra ulivista, a cui si può far ricondurre in qualche modo l’ipotesi di Marino, o un mondo della sinistra ricco di valori, pratiche sociali e comportamenti conflittuali, a cui non si possono riproporre la solite ricette, ma con cui stare nei processi reali per costruire insieme qualcosa di innovativo. In tal senso per noi la tappa elettorale è solo un passaggio di un percorso più lungo.
Consideriamo sbagliato in questa campagna elettorale rimanere alla finestre, è necessario produrre un progetto della sinistra alternativa sulla base di contenuti concreti. E su questo con Fassina non ci sono problemi. Il punto è che i contenuti non bastano, serve un orizzonte ampio, e non quello asfittico del centrosinistra e di Marino. E su questo c’è molta inadeguatezza da parte di alcuni dei nostri interlocutori. E in alcuni casi è legittimo il dubbio che questa inadeguatezza sia determinata da fattori che con la politica hanno poco a che fare.

Quali sottolineature e caratteristiche del dibattito interno nel Prc a Roma?
Nel Partito il dibattito è stato complesso e tutt'altro che scontato. La stessa storia politica di Fassina, ha rappresentato una questione non da poco. Ma non si può stare alla finestra e attendere che altri facciano, per poi dire ci piace e non ci piace. Abbiamo deciso di essere interni ad un percorso di costruzione di una lista della sinistra alternativa che può avere in stefano Fassina il candidato. Ma un partito comunista non si definisce solo in relazione alle scelte elettorali, importanti ma non determinanti. Un partito comunista si definisce in relazione al suo progetto, di cui le scelte elettorali sono un passaggio.
Il punto è quello di costruire un nostro profilo politico definito nella realtà romana. Stiamo cercando di costruire intorno al tema della contestazione del debito un profilo alto, a cui tutto il partito possa lavorare in modo unitario. La ragion d'essere fondamentale di un partito comunista è nella sua capacità di promuovere la partecipazione e il conflitto dei soggetti subalterni, in una prospettiva di trasformazione radicale: oggi tale prospettiva si produce contrastando le politiche di rigore e il ricatto del debito.

 

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi