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Pd a Roma, Orfini bocciato dai giudici: la sua "riorganizzazione" del partito dopo Mafia Capitale è da cestinare!
Il Tribunale Civile di Roma, accogliendo le istanze di alcuni iscritti del PD romano, ha sospeso la delibera di riorganizzazione della Federazione romana del Partito Democratico, adottata dal Commissario Matteo Orfini in data 27/09/2015. Dopo lo scandalo dell’“inchiesta Mafia Capitale”, infatti, l’on. Orfini, chiamato a ripristinare condizioni di trasparenza e democrazia interna nel partito romano, ha di fatto utilizzato i suoi poteri per imporre un nuovo assetto organizzativo, travolgendo anche le sorti e i diritti degli iscritti in regola e che nulla avevano a che vedere con la suddetta inchiesta.

Come evidenziato dall’ordinanza del Tribunale di Roma tale delibera – blindando in un numero fisso i circoli, senza alcuna possibilità per gli iscritti di crearne nuovi, ma stabilendo anche modalità di tesseramento ed iscrizione al partito diverse da quelle ordinarie – avrebbe finito per pregiudicare i diritti di partecipazione politica degli iscritti. Tanto in contrasto «con il principio democratico che deve ispirare la vita delle associazioni» e in palese violazione sia dello Statuto nazionale che di quello regionale del PD. Ciò ha messo in pericolo l’autonomia, l’equilibrata rappresentanza degli iscritti negli organismi superiori e, quindi, nelle decisioni del partito, tanto da determinare la decisione di sospensione della delibera impugnata.

Le ragioni del ricorso si fondano, infatti, sulla speranza maturata dai ricorrenti – semplici iscritti di base del PD – a seguito dell’inchiesta di “Mafia Capitale”, di veder ripristinate condizioni di reale agibilità democratica all’interno del PD romano. Aspettative più che legittime, che venivano frustrate dallo scioglimento dell’organismo assembleare (invece dell’annullamento delle tessere ritenute false) e dalla gestione “atipica” del Commissario Orfini.
Come sottolineano gli avvocati Anna Falcone e Antonio Pellegrino Lise, che difendono le ragioni dei ricorrenti, si tratta di un provvedimento che, in prospettiva, rafforza il rispetto delle regole di democrazia interna davanti alle sempre più frequenti ingerenze dei vertici sulla vita democratica dei partiti e sulle decisioni politiche. In particolare, per quelle scelte che dovrebbero promanare – eminentemente – dal dibattito fra gli iscritti e dalla loro volontà liberamente espressa, così come garantito dagli statuti interni, troppo spesso disattesi.

Tali ingerenze risultano ancor più gravi nell’imminenza di momenti di particolare importanza politica come, nel caso di Roma, le elezioni comunali e pertanto meritano la più rapida ed efficace risposta di giustizia. È un indirizzo che fa ben sperare per il futuro, al fine di garantire, sempre di più e sempre meglio, i diritti politici e di partecipazione politica degli iscritti a partiti e movimenti politici e dei cittadini tutti, anche davanti alla magistratura ordinaria, quando le forme di giustizia interna e le commissioni di garanzia languono o rimangono silenti.
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