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"Perché al ballottaggio a Roma annullerò la scheda elettorale". Intervento di Domenico Moro
Al ballottaggio annullare la scheda. Purtroppo per motivi personali non ho potuto partecipare all’ultimo comitato politico della federazione romana del Prc. Ma se ci fossi stato avrei espresso voto favorevole all’Odg approvato a stragrande maggioranza dai compagni romani, che dà indicazione di annullare la scheda. Condivido totalmente l’Odg, in particolare le motivazioni della decisione.
Aggiungo soltanto una riflessione. I pochi che hanno avuto la bontà e la pazienza di leggere o ascoltare quanto scrivo e dico da anni, ben prima dell’avvento di Renzi, sanno che ritengo il Pd il nemico principale del lavoro salariato italiano e che ho sempre combattuto qualunque riedizione del centro-sinistra. Dedurre, però, da questo che si debba invece appoggiare il M5S è, a mio parere, un errore.

Un errore che deriva da una mancata comprensione dei meccanismi di costruzione dell’egemonia nei Paesi a capitalismo avanzato. Qui, il capitale non ha soltanto un partito, ma tende a giocare di volta in volta o contemporaneamente su tavoli diversi e si basa soprattutto sulla affermazione di alcuni principi egemonici. Tre sono i principi egemonici che il capitale ha fatto passare in Italia: il primo principio è quello maggioritario, il secondo è la personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica e il terzo, e più importante, è l’attribuzione delle cause della crisi e di tutto quello che non va a fattori morali, alla “casta”, insomma alla sovrastruttura politica. Al contrario, la crisi è dovuta alla struttura dei rapporti di produzione e a scelte di politica economica, cioè al modo di produzione capitalistico e alla sua crisi strutturale, che produce quella che alcuni economisti chiamano “stagnazione secolare”. Senza affrontare i vincoli posti dal capitale e dal suo modo di risolvere la crisi non si va da nessuna parte e si è condannati al fallimento, il centro-sinistra così come il M5S.

Come si pone il M5S rispetto ai suddetti tre punti? Il M5S è un partito che rifiuta qualunque tipo di coalizione e alleanza, collocandosi pienamente all’interno della logica maggioritaria. Il successo del M5S nasce su un terreno a lui favorevole, quello eminentemente morale della critica alla casta che è ormai senso comune, e grazie alla figura mediatica di Grillo, cioè sul terreno della politica personale e spettacolare. Il M5S non è la risposta alla crisi delle politica è espressione della crisi della politica tradizionale determinata dal capitale. Personalmente ritengo molto difficile costruire un rapporto di alleanza con il M5S per le ragioni espresse sopra e perché il M5S non ha alcun interesse a favorire una qualsiasi formazione alla sua sinistra. Al contrario ha la vocazione, che il sistema maggioritario (l’Italicum in primis) rafforza, a eliminare quanto gli sta a sinistra. Ma, anche se volessimo lavorare in tal senso, la strada non è certo quella di firmare assegni in bianco, peraltro non richiesti dal M5S, bensì quella di risolversi a definire finalmente un posizionamento e un profilo ideologico, politico e programmatico chiari e, sulla base di questi, chiedere un confronto. Solo sulla base di una identità e una autonomia ideologica e politica forti si può pensare a confrontarsi con gli altri e solo dopo un confronto e un accordo ci si può schierare. Alcuni endorsement hanno invece il sapore amaro di una abdicazione definitiva, magari inconsapevole, a un ruolo politico dei comunisti e della sinistra in questa fase storica. Il rischio è che tali endorsement, nel contesto maggioritario, autorizzino, la prossima volta, a votare direttamente per chi comunque è destinato a passare al secondo turno.

Molti pensano che la crisi dei comunisti e della sinistra è dovuta ai nostri errori. Questo è senz’altro vero e, come ho scritto numerose volte, abbiamo fatto ancora troppo poco per analizzare e risolvere questi errori. Tuttavia, non bisogna dimenticare che l’avvento del M5S, favorito dagli elementi egemonici detti sopra (casta, maggioritario, personalizzazione), ha drenato risorse importanti dal campo comunista e della sinistra, rendendo ancora più difficile il processo di riorganizzazione. Ma quello che è ancora più importante capire è se il M5S è un fattore positivo o no alla ripresa delle lotte sociali e dei salariati in Italia. A me pare che il successo del M5S non stia dando un grande contributo in questo senso. Viene da pensare che forse non è un caso e che forse c’entra la natura ideologica e di classe di questa formazione. Soprattutto se guardiamo a quello che invece accade in Francia, dove la lotta si sviluppa a partire dalla organizzazione sindacale comunista.
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