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"Se il Daspo arriva fino alla polizia municipale. Il caso di Pisa". Intervista a Federico Giusti
Pisa città dei daspo?
Pisa, da 15 anni ad oggi, ha vissuto varie stagioni securitarie, ricordiamo l’ordinanza antiborsoni costruita contro i venditori senegalesi al Duomo e smontata al Tar, le ordinanze per far chiudere entro una certa ora i supermarket della stazione impedendo la vendita di alcolici. Strano a dirsi per Comuni che tacciono di fronte alla apertura 24 h degli ipermercati e al deteriorarsi delle condizioni di vita e di lavoro degli addetti nel commercio.
Ad Agosto, la Questura ha inviato una lettera al Sindaco per chiedere l’applicazione dei daspo in alcune aree cittadine, quelle di interesse commerciale, l’Amministrazione ha recepito in toto provando in consiglio comunale un colpo di mano, l’inserimento dei Daspo nel regolamento di Polizia Municipale (quello vigente è del 1988), poi alcuni consiglieri di Città in Comune hanno ottenuto che se ne parlasse nelle Commissioni consiliari dove la Rsu comunale ha preso posizione spiegando l’inutilità dei Daspo anche a fini di ordine pubblico. Il Pd ha rifiutato l’audizione di alcune associazioni, dai giuristi che si occupano di immigrazione fino agli studenti d e ad Africa Insieme,un diniego vergognoso.

Alcuni comitati cittadini, espressione della destra e delle associazione di commercianti, invocano l’applicazione dei daspo in tutta la città. Il problema è ben diverso: la legge Minniti minaccia le pubbliche libertà e anche i diritti civili, meglio di noi ha descritto la situazione 20 anni fa Mike Davis quando parlava dello spazio urbano sottoposto a dispotici dispositivi, a controlli e sorveglianze, a telecamere disseminate in alcune aree dentro territori metropolitani divisi da una sottile linea: da una parte ordine, pulizia, dall’altra sporco, degrado, abusivi. Sulla stessa linea di Davis si muove Carmen Pisanello autrice di un bel libro appena pubblicato (in nome del decoro di Ombre corte). Quando si parla di decoro dovremmo azionare il cervello e allargare il discorso allo spazio pubblico, all’urbanistica, ai quartieri senza spazi sociali, alle aree abbandonate al vero degrado. Ci sono decine di capannoni a Ospedaletto, la zona industriale di Pisa, abbandonati o mai finiti di costruire, cantieri incompiuti, palazzi costruiti a metà, aziende che hanno chiuso e licenziato senza che il Comune facesse pagare loro le spese di bonifica o richiedesse indietro gli aiuti avuti dallo Stato, ci sono le case popolari di San Marco e di San Giusto fatiscenti, i cavalcavia non illuminati e senza spazio per il transito dei pedoni, questo degrado non interessa al Pd e alla amministrazione comunale. Poi c’è un utilizzo per l’ordine pubblico della Polizia Municipale, vogliono perfino i nuclei cinofili, una concentrazione di agenti nel centro storico quando i quartieri periferici sono abbandonati. Leggetevi il vecchio regolamento di Polizia Urbana, la Pm svolgeva tanti compiti che in futuro non svolgerà piu’ e quei compiti erano dentro una visione ben piu’ complessa, con tante mansioni e ruoli svolti dai vigili proprio per migliorare la qualità della vita. I Daspo assecondano invece la cultura securitaria, abbandonano i quartieri periferici, poi ci si lamenta se arriva Casa Pound.

Ma esiste un problema reale alla stazione ?
Tutti si lamentano della movida e degli studenti. Pisa vive sugli affitti, spesso in nero, agli studenti, il tessuto industriale è stato distrutto, gli artigiani sono scappati via dal centro storico e le amministrazioni del Pd non hanno fatto nulla per trattenerli, ci sono decine di locali sorti come funghi. Chi ha dato il permesso a questi locali? Il Comune. Perché si spendono quasi 200 mila euro per gli alberi di Natale e per abbellire il centro cittadino ? Questi soldi potrebbero servire per organizzare attività culturali e sociali, magari negli spazi comunali sotto utilizzati come Leopolda e Sms, iniziative cogestite con studenti, associazioni e uscire dalla logica degli eventi che servono a vendere l’immagine del Sindaco ma non garantiscono alcuna offerta culturale e sociale. E in questo modo molti giovani si sposterebbero fuori dal centro storico, i quartieri riprenderebbero vita. Invece? Politiche securitarie, daspo e campagna contro la movida. Noi pensiamo che alla stazione ci sia un problema reale, per affrontarlo basterebbe coinvolgere le realtà migranti e fare in modo che siano parte integrante di un progetto contro il cosiddetto degrado. Perché allora non intervenire per destinare ai bisogno di casa quel centinaio di appartamenti sfitti nel quartiere, costruire iniziative culturali, destinare dei fondi agli artigiani, pedonalizzare alcune vie. I mega progetti della Giunta non vanno in questa direzione, ricordiamo che si è costruito dieci anni fa un parcheggio sotterraneo che ospita lo stesso numero di macchine di quando il parcheggio non esisteva e c’era una piazza con gli alberi.

Ha senso parlare di daspo come minaccia per la democrazia?
Le soggettività sociali sono privi di rappresentanza, chi devia dai comportamenti precostituiti e funzionali alle logiche di ordine deve essere perseguito. Siano migranti, venditori abusivi, writers o studenti con la birra in mano, sono tutti soggetti da riportare all’ordine, basta leggere la Minniti. Come non vedere una seria minaccia alla democrazia? La nozione di degrado per gli amministratori comunali è legata solo a tutelare alcuni interessi coincidenti con quelli dei commercianti, perfino agenti di Pm e Ps parlano di inutilità dei daspo evocati dai dispotici programmi televisivi che ogni giorno alimentano la paura verso una piccola criminalità che nasce dalla crisi economica e sociale.

Piano piano stanno cambiando il concetto stesso di normalità...
Noi abbiamo paura di altro, dell’aumento dell’età pensionabile che taglia fuori i giovani dal lavoro, di Industria 4.0 che taglierà migliaia, milioni per alcuni esperti, di posti di lavoro, abbiamo paura di una società che alimenta la paura, la rassegnazione e la subalternità delle masse subalterne . Prendiamo lo stesso concetto di normalità che piace tanto a Renzi e Berlusconi. E’ normale che ministri con conflitti di interessi restano ancorate alle loro poltrone? E’ normale aspettare mesi per una ecografia? E’ normale che studenti lavorino gratuitamente dentro quella economia della promessa che forse un giorno riserverà qualche contratto precario? E’ normale lavorare fino a 70 anni per poi prendere una pensione da fame? E’ normale tacere sulla distruzione dei diritti civili in Libia nei campi di detenzione dei migranti finanziati con i soldi italiani? E’ normale che dopo 10 anni di blocco dei contratti gli aumenti saranno inferiori a 50 euro netti? E’ normale che non esista il diritto allo studio e alla salute? Urge quindi rovesciare la idea di normalità che ogni giorno viene imposta dai media, indirizzare la pubblica attenzione verso i problemi reali dei quali ovviamente non si parla.

Non si tratta solo di linguaggi ma di sostanza. Certo che le trasmissioni tv e radio sono state decisive per affermare la cultura securitaria, la rete poi sta facendo il resto con le fake news. Il problema è quindi sociale e politico e va affrontato a 360 gradi, cedere alle logiche dei daspo è profondamente sbagliato perché dietro al securitarismo c’è una pratica di distruzione del sociale, del welfare e della diversità, l’abbandono dei quartieri periferici, le città vetrina e la speculazione finanziaria, il trionfo degli immobiliaristi e la esclusione di ogni devianza sociale, anzi la criminalizzazione della devianza stessa. Per questo i Daspo ci riguardano da vicino e impedirne l’applicazione è di fondamentale importanza.
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