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"L'appello all'unità di Fratoianni? Apprezzabile. Spero che non si agiti il tema dell’unità in maniera strumentale ma con seria preoccupazione". Intervento di Maurizio Acerbo
Nicola Fratoianni ha lanciato un “accorato appello” all’unità rivolto tra gli altri a Rifondazione Comunista. Ne apprezzo il tono ben diverso da quello delle interviste recenti.

Spero che non si agiti il tema dell’unità in maniera strumentale ma con seria preoccupazione. Trovo poco plausibile per esempio invitare a subire un accordo di vertice che evidentemente non funziona. È stato un tragico errore depotenziare il Brancaccio per chiudere più facilmente un accordo elettorale, anteponendo a tutto l’asse con MDP.

Per quanto ci riguarda lanciamo anche noi un accorato appello all’unità: vengano accolti i punti proposti da Tomaso Montanari - che noi abbiamo sempre condiviso - per liste rinnovate senza uomini di governo del passato e aperte a forze nuove.

Si esprima chiaramente una linea di alternativa al PD prima e dopo le elezioni: impossibile non dire dove si vuole andare, se l’obiettivo è quello di un polo autonomo della sinistra o la riedizione dell’alleanza con il PD. Un punto davvero dirimente, e che del Brancaccio è stato fondativo.

Si proponga un programma di radicale rottura, capace di parlare alle ferite aperte della nostra società. Assurdo lasciare a Salvini e Di Maio l’obiettivo della cancellazione della riforma Fornero delle pensioni.

Assurdo non tenere ferma una posizione di critica radicale dei trattati europei.

La Cgil definisce il Fiscal Compact nemico di crescita, sviluppo e coesione. Come si fa a fare la sinistra senza impegnarsi a non ratificarlo e insieme a cancellare il vergognoso pareggio di bilancio in Costituzione?

Si ricostruiscano infine percorsi democratici capaci di non frustrare nuovamente il protagonismo e la partecipazione delle tante e dei tanti che in questi mesi hanno organizzato assemblee, discusso di programmi, messo a disposizione tempo, intelligenza, passione politica.

La formazione che dovrebbe nascere il 2 dicembre, se non ci saranno ripensamenti, non avrà l’aspetto della “sinistra nuova e radicale” invocata dal Brancaccio. Ed è un problema che dovrebbero porsi anche le compagne e i compagni di Sinistra Italiana.

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