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"Cento anni dalla Rivoluzione d'Ottobre: un'esperienza da utilizzare non una ricorrenza". Intervento di Domenico Moro
Cento anni dalla rivoluzione d'Ottobre: il primo stato delle classi subalterne della storia. I bolscevichi e i lavoratori russi ebbero allora un coraggio straordinario. Essi sono stati i primi a intraprendere la strada del socialismo, senza potersi avvalere di precedenti esperienze (che non fossero i pochi e sfortunati giorni della Comune di Parigi), senza indicazioni precise che ne orientassero il cammino, con il solo ausilio dei pur preziosi principi e del metodo contenuti nella teoria di Marx e di Engels. In condizioni straordinariamente difficili, con un paese stremato da una guerra terribile, circondati e invasi da potenze imperialiste, con rapporti di produzione arretrati e una economia ancora prevalentemente agricola, nell’isolamento quasi totale per decenni, sono riusciti a resistere e a vincere. Per tutte queste ragioni, il prezzo è stato alto e i compromessi, rispetto agli ideali, molti. Ma, senza questa vittoria ora, al massimo, nei libri di storia si dedicherebbe qualche riga alla teoria di Marx, un economista dell'Ottocento. Nessuno parlerebbe del socialismo come fatto storico e reale, come sistema possibile. L’enfasi reiterata ossessivamente dai media sul fallimento e sulla brutalità dell'Urss, anche a distanza di quasi trenta anni dalla sua fine, è la dimostrazione di una debolezza e di una paura che non passa. Il peggiore incubo delle classi dominanti e del capitale, concretizzatosi con l'Urss, è che i dominati riescano a vivere e siano capaci di organizzare una società senza di loro. Il 7 novembre è l’occasione di festeggiare una delle tappe più importanti della liberazione dell'umanità. Ma, al di là delle ricorrenze e della esaltazione della storia dell'Urss, questa data per noi dovrebbe rappresentare lo stimolo a sfruttare un esperimento prezioso da cui trarre indicazioni per il futuro. Un vantaggio che certo cento anni fa i coraggiosi che intrapresero la loro pericolosa scalata al cielo non avevano, e che oggi, però, richiede la capacità, umile e metodica, di studiare e analizzare il passato come strumento per capire il presente e modificare il futuro. E richiede la capacità di confrontarsi non sulla base di schieramenti pregressi, ma sulla base dell'analisi della realtà sociale e economica attuale e della storia, sia dei suoi successi sia dei suoi errori. Anche gli errori sono preziosi, perché a differenza di quanto cerca di far passare il pensiero dominante non sono la ragione per stigmatizzare il socialismo ma per trovare risposte, approfondendo la teoria e migliorando la pratica per realizzarlo. Perché il modo migliore per festeggiare questo giorno e onorare chi ha lottato, è vissuto ed è morto per l'ideale del comunismo è sforzarsi di trovare il modo per proseguire qui e ora, pur in condizioni storiche così diverse, quella strada iniziata nel 1917.
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