Mercoledì 13 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento 19:42
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Fake News, lotta politica, guerra sul web e regolamentazione. La polpetta è avvelenata
Quale partita si gioca sulle fake news? Mentre, semmai ce ne fosse stato bisogno, arriva la conferma di coinvolgimenti diretti dei governi nella produzione e diffusione di “fake news”, dall’altra, l’Unione europea dà il via a una non meglio precisata consultazione tra i cittadini con l’obiettivo di stringere ancora di più le maglie dei flussi di informazione.
Non è una di quelle iniziative stravaganti di questo o quel deputato europeo ma della stessa Commissione europea. “La diffusione di notizie volutamente fuorvianti è un problema sempre più grave per il funzionamento delle nostre democrazie, che incide sulla percezione della realtà da parte dei cittadini”, si legge in una nota. Il problema esiste, ma il percorso che si sta prendendo, come già aveva indicato la presidente della Camera Laura Boldrini, porta da tutta un'altra parte. 

Perché la Commissione europea si rivolge ai cittadini e non direttamente ai governi? Da quanto risulta dall’ultimo rapporto di “Freedom House” sulla libertà online, sono 30 i Paesi nel mondo che hanno usato qualche forma di manipolazione dell'informazione online, attraverso commentatori pagati, troll, bot, siti di news falsi e organi di propaganda. In Europa occidentale, il report segnala la presenza di fake news sulle elezioni nei 4 Paesi esaminati: Italia, Francia, Germania e Regno Unito. Oltre a Russia e Cina, figurano Stati come Turchia, Venezuela e Filippine, Messico e Sudan. Nel 2016 i Paesi interessati erano 23.
I governi stanno "aumentando marcatamente gli sforzi per manipolare l'informazione sui social media, minando la democrazia", si legge nel rapporto, secondo cui la disinformazione ha avuto un ruolo importante nelle elezioni in almeno 18 Paesi nell'ultimo anno, tra cui gli Usa. "I governi stanno ora utilizzando i social media per sopprimere il dissenso e far progredire un'agenda antidemocratica", ha detto Sanja Kelly, direttrice. del progetto Freedom on the Net.
Insomma, il pericolo che dietro la maschera della lotta alle “fake news” in realtà si celi una forma “democratica” di manipolazione dell’informazione è quanto mai reale. Se l’interesse dei governi alla manipolazione è così forte, come dimostrano i dati, perché la Commissione non vara un regolamento, e relative sanzioni, per fermare le fake news “dal di dentro”?
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi