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Il licenziamento di Rossella Lamina da Usb, una occasione per riflettere sui nostri strumenti di informazione e comunicazione. La diversità del giornalismo militante, un contributo della redazione di www.controlacrisi.org
Sul licenziamento della responsabile ufficio stampa di Usb, amica e collega Rossella Lamina, come redazione di www.controlacrisi.org abbiamo creduto opportuno scrivere questa lettera aperta più che firmare appelli strumentali, che rappresentano alla fine solo contenitori provvisori di schieramenti di "tifosi" o, peggio, tentativi di strumentalizzare una vicenda che presenta nodi non così facili da districare. Siamo quindi lontani, e di parecchio dalle numerose prese di posizione che si sono prodotte nel frattempo. Avvertiamo tutta la crudezza di questa vicenda. E contemporaneamente non vogliamo lasciar sfumare l’occasione per suggerire a tutti i protagonisti un ragionamento sul senso del giornalismo militante.

Il licenziamento, come atto estremo in un contesto come questo, diventa una ferita profonda che riguarda tutta la comunità di militanti, e di compagni, che da anni si battono per i medesimi obiettivi pur nell’articolazione delle varie posizioni politiche.
Crediamo che ogni sigla sindacale debba andare fiera del proprio operato nella battaglia per la difesa dei lavoratori e delle lavoratrici, fino a prova contraria. Non si può passare in terza linea il fatto che molti dei suoi funzionari e delegati dedicano alla causa forze senza risparmio, spesse volte a rischio della propria vita e, sicuramente, della cura degli affetti e delle relazioni. In questo impegno quotidiano ci sono anche i responsabili degli uffici stampa e tutti quei compagni e compagne che mettono la loro esperienza professionale al servizio delle lotte.

Viene da pensare che, come già in altri casi simili a questo, è evidente che alla fine ciò che fa la differenza rispetto a una gestione equilibrata della situazione è l’accumulo di troppe incomprensioni e tensioni. Incomprensioni e tensioni che andavano sciolte prima.
Ma ovviamente, il punto del ragionamento non è soltanto questo. Il punto è il senso di un giornalismo militante che oggi come oggi non viene più riconosciuto nemmeno dentro le organizzazioni politiche e sindacali. Si fa fatica a capire, e a praticare, che occorre uno sforzo straordinario di riflessione sugli strumenti e le modalità.

Vogliamo partire dal caso di Usb e di Rossella Lamina, insomma, per ragionare insieme delle ragioni profonde e della inadeguatezza delle macchine organizzative di cui la sinistra si è dotata negli anni e che non rispondono più ad alcune funzioni importanti, quale quella dell’informazione e della comunicazione. Pensare a un altro mondo possibile vuol dire anche mettere in campo qualcosa di più avanzato rispetto alla media, a dire il vero molto sconfortante. E’ già successo questo, negli anni ’70, quando la battaglia per il cambiamento passava in parte per il rinnovamento dell’informazione e della comunicazione.

Di base, bisogna partire dall’osservazione sul gap tra eccessiva ristrettezza delle varie strutture professionali adibite a queste funzioni e la sterminata platea da raggiungere. Non è il caso di fare grandi discorsi sull’importanza del web e degli ambienti social, ma è evidente a tutti che si impone una riflessione che adegui l’idea della propaganda alle nuove modalità. Se non lo si fa, e crediamo che in parte sia questo uno dei motivi alla base della vicenda Usb/Lamina, si va prima o poi incontro a un corto circuito. Se le organizzazioni della sinistra non prendono in considerazione un maggior grado di “socializzazione” di informazione e comunicazione pensiamo che saremo costretti a registrare altre cocenti sconfitte.

Chi scrive, questo cortocircuito l’ha vissuto sulla propria pelle. Abbiamo sottolineato più volte come l’arretratezza del ragionamento sulla comunicazione e l'informazione dentro il Prc a livelli che potremmo definire di privitivismo politico e, dall’altra parte, la scarsa sensibilità del sindacato dei giornalisti sui temi dell’innovazione, abbiano determinato quella crisi di Liberazione che ancora brucia alla comunità di militanti e simpatizzanti di Rifondazione comunista.

Detto questo, la nostra solidarietà a Rossella Lamina, in fondo a questi ragionamenti, può riassumersi a sua volta in un appello: da Usb, un sindacato di base e combattivo, ci aspettiamo uno stile diverso, una capacità di comprensione, e problematizzazione del tema, che non può risolversi con il licenziamento in tronco di una lavoratrice, che comunque ha dato il suo apporto professionale in una cornice di militanza e impegno politico. 

A Rossella e a tanti altri giornalisti militanti continuiamo a ricordare che il percorso del giornalismo militante può e deve continuare nel solco di una scelta politica continuamente rinnovata giorno per giorno. Le difficoltà e le ristrettezze possono essere una grande occasione per tornare ragionare tutti insieme sul senso di una scelta non facile. Oggi, crediamo che difendere i valori della libertà di informazione non lo si possa fare onestamente in chissà quali baracconi mediatici sempre più pegati al consenso di questo o quel potere o di questa o quel "pensiero" politico o, peggio, nella più completa solitudine.  

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