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"Il populismo in Europa non è affatto un destino ineluttabile". Intervento di Paolo Andreozzi
Qualche buona notizia, ogni tanto. Che però fa pure male, come dirò.
Nei Paesi Bassi l'estrema destra razzista, nazionalista e populista, non vince affatto nonostante una grande affluenza al voto cresciuta del 7% rispetto a cinque anni fa. Cinque seggi in più per loro, e seconda posizione in classifica dietro ai liberali già al governo, ma si temeva il peggio vista l'ondata neofascista e postfascista (più mediatica che reale a questo punto) che soffoca l'Europa.
Non solo: i verderossi passano da quattro a quattordici seggi, e due scranni vanno al partito antirazzista propriamente detto!
Che vuol dire tutto questo? Che c'è ancora qualcosa in cui sperare. Bene! Che non è ancora detta l'ultima parola, che la populistizzazione di tutta Europa non è affatto un destino ineluttabile, che la guida della politica per uscire dalla Grande Crisi (magari da sinistra, mettendo la freccia al momento giusto) è ancora almeno in parte contendibile. Benissimo!
Ma oltre a ciò vuol dire che per noi tutti e tutte, sinistrasinistra del Bel Paese (comunisti, comunardi, antagonisti, radicali, ecologisti eccetera), c'è da lavorare e parecchio non potendoci noi più trincerare dietro le accuse al fato cinico e baro e alla depressione inane e cronicizzata.
Siamo pronti? Un bel niente!
La Grecia ha eletto Syriza, e poi ha votato uno splendido No al referendum sul diktat finanzcapitalista (lasciate stare un attimo quanto sia stato poi adempiuto, ora e qui non rileva). La Spagna ha visto darsi la mano tra Podemos e Izquierda Unida, il che ha prodotto il bel voto in Catalogna e la sindaca (quella sì, una sindaca!) di Barcellona. La Scozia ha attivato le procedure per un referendum popolare anti-Brexit, comprendendo la natura reazionaria del colpo di testa britannico. L'opinione pubblica in Polonia, pur cattolicissimo Paese, sta dando il massimo filo da torcere a governo e poteri forti sui temi dei diritti femminili e civili in genere. E perfino noialtri in Italia il 4 dicembre abbiamo inaspettatamente (per me, almeno) stoppato col voto popolare lo stupro della Costituzione intentato dai soliti noti.
Sì, è ben vero: c'è stata la Brexit appunto, e ci sono i muri alzati in Europa orientale tra gli applausi, e c'è lo strapotere di Erdogan, il gradimento di Putin, e c'è stata l'elezione di Trump, e ci sono folle che acclamano Modi in India e Duterte nelle Filippine... non sto dicendo che va tutto bene Madama la Marchesa. Non va bene proprio, invero.
Però dico (ripeto soltanto, sulle spalle di giganti) che la Storia la fanno gli uomini e le donne presa coscienza del proprio potere in quanto produttori di Storia appunto.
Dunque la possibilità di fallire esiste, sempre, beninteso. La responsabilità di provare a riuscire, però, altrettanto. Ecco il punto, compagne e compagni.
Si voterà tra non molto in Francia, e in autunno in Germania.
E poi ci siamo noi.
Ma non sto dicendo di buttarsi ventre a terra in una campagna elettorale, con un cartello raccogliticcio di sinistrisinistri (che sa tanto di 'sinistrati', visti tanti personaggi) avente la pretesa di strappare consensi al moloch PD e al suo deuteragonista uguale e contrario 5Stelle, salvo poi mettersi in fila per accordi al ribasso, sulla scena oppure o-sceni, nel ceto sociopolitichese nazionale come locale.
Sto dicendo (da tempo) che il primo lavoro politico che ci tocca, se ha ancora un senso la nostra esistenza in vita, è anzitutto cogliere le correnti profonde del sentire diffuso le quali (con buona pace del mainstream ammaestrato) possono dare risultanze belle come quelle sopraenumerate, e poi mettere il valore aggiunto della nostra forza ideale e morale e della solidità strategica della visione di una società nuova (ce la ricordiamo ancora, sì?) a fattor comune, a sistema, con quelle correnti anti-oscurantiste, antifasciste e democratiche in senso sostanziale che, per fortuna, la cronaca provvede ad indicarci là dove emergono.
E' un buon risveglio questo, insomma. Problematico e critico come non potrebbe non essere, ovviamente. Ma buono.
Tranne per chi tra noi è ancora e sempre alla ricerca di alibi.
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