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"La finanziaria lacrime e sangue di Trump". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti

Non è mai facile parlare di un paese straniero soprattutto quando è in corso una aspra contesa sul controllo delle informazioni e dei media.
Mai un presidente Usa era stato cosi' avversato da parte della stampa e degli opinionisti e alllo stesso tempo oggetto di contestazioni popolari. Di sicuro R. Trump è il frutto della crisi di una società in crisi e in profonda trasformazione.
Di Trump e della sua amministrazione molto sappiamo a proposito delle posizioni retrograde in materia di diritti civili, libertà individuali e di movimento, molto abbiamo letto sul personaggio ma ben poco si è riflettuto sulle scelte politiche, del resto le emozioni suscitate dal presidente non sempre vanno nella direzione giusta, quella di capire gli scenari dell'immediato futuro.

Prendiamo ad esempio la politica antimmigrazione: i dissidenti , o presunti tali, anticomunisti che vogliano lasciare Cuba saranno accolti senza limiti negli Usa al contrario di altri che ogni giorno vengono respinti, nel caso dei cittadini di paesi musulmani si respingono iracheni, iraniani o siriani ma non i sauditi da cui provengono statisticamente non pochi terroristi e fanatici religiosi.

Proviamo dunque a non limitarsi alle forme ma a guardare i contenuti a partire dalla prossima Legge finanziaria Usa che definisce i contorni della politica economica di Trump . Colpiscono i tagli poderosi e la estrema sinteticità del testo di legge (meno di 60 pagine, la metà di quelle presentate da Obama), tagli che copiscono la spesa pubblica, gli enti federali, i ministeri ma soprattutto i sussidi alle classi sociali meno abbienti, i finanziamenti alle campagne contro l'inquinamento e per la protezione ambientale, le sovvenzioni alla cultura .

I soldi risparmiati sono investiti nella sicurezza esterna e interna, nella costruzione del muro al confine messicano o per aprire nuovi centri di detenzione per i clandestini.

E' cosa risaputa che i settori piu' conservatori dei repubblicani abbiano sempre avversato le politiche favorevoli alla tutela dell'ambiente, dei ceti popolari e degli immigrati ma nella descrizione della manovra economica colpisce la violenza delle parole: le spese sociali sono catalogate come sprechi da cancellare per il bene del paese.

Ma questa manovra finanziaria aprirà anche un fronte interno con tuti gli enti federali che perdono fondi e finanziamenti di vario tipo, per esempio la stessa Guardia costiera e la Protezione civile subiscono tagli poderosi (tra 11 e il 15%) in un paese dove alcuni stati ogni anno devono affrontare emergenze ambientali complicate e per fronteggiare le quali non basteranno le risposte messe a disposizione. Le catastrofi ambientali degli ultimi anni hanno messo in ginocchio alcuni territori e la popolazione ha subito un forte impoverimento , costretta spesso a emigrare altrove alla ricerca di una occupazione.

Non sarà facile per i parlamentari repubblicani giustificare i tagli alla protezione civile e ai sussidi di cui hanno beneficiato alcuni stati colpiti da uragani e catastrofi ambientali, sarà ancora piu' difficile un domani motivare i tagli alla protezione civile .
La Casa Bianca non toccherà le pensioni e la sanità per gli anziani che al momento sono i principali sostenitri del presidente ma questa finanziaria si prefigge un obiettivo ambizioso, quello di ridurre l'attività del Governo e l'apparato amministrativo statale e federale, meno stato e piu' mercato tradotto in soldoni

Staremo a vedere i flussi di denaro dove saranno indirizzati, di sicuro andremo verso la privatizzazione dei controlli del traffico aereo e l'aumento dei fondi per il dipartimento dei trasporti . Ma sarà soprattutto la Difesa e l'apparato militare a farla da padrona con un aumento dei fondi superiore al 10%, corrispondente a circa 52,3 miliardi di dollari a cui aggiungere altri 7 miliardi per le politiche antimmigrazione. Ancora in corso di finanziamento il muro al confine messicano con un costo stimato di 21 miliardi

Anche sul versante delle politiche ambientali e delle energie rinnovabili una svolta involutiva: l’Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) avrà un terzo dei soldi in meno dello scorso anno e cosi' saranno a rischio le opere di risanamento ambientale dei Grandi Laghi, del deserto e le misure di contrato all'effetto serra.

Chiudiamo con i tagli ai ceti sociali meno abbienti che sono il piatto forte della Finanziaria di Trump
I dipartimenti come quello dell'agricoltura perdono il 29 % dei fondi, saranno smantellate le politiche sociali come i buoni mensa\pasto per le famiglie in forte disagio economico, anche l'infanzia sarà colpita dalla riduzione di sovvenzioni.

Spariscono 20 miliardi di dollari dal budge della sanità, quasi 6 miliardi dalla ricerca, dalle politiche del lavoro vengono tolti 2,6 miliardi destinati a programmi di formazione, riqualificazione e inserimento per giovani e quanti hanno perso un lavoro in età avanzata .

La draconiana politica di tagli al sociale non poteva che colpire anche l'edilizia e lo sviluppo urbano cosi' come i programmi di aiuto all'estero sotto forma di interventi nei paesi piu' poveri a fini umanitari

L'impatto della Finanziaria di Trump sarà sicuramente devastante e verranno indirizzati i tagli ai danni delle politiche ambientali, sociali, del welfare, a discapito della cultura, contro gli interventi di protezione civile e manutenzione del territorio. Avremo un paese con piu' poveri, maggiore inquinamento e una forbice sociale tra ricchi e poveri destinata ad allargarsi. Con questa America delle disuguaglianze e con una politica estera aggressiva contro la Cina dovremo farci i conti andando oltre la caricatura del presidente tanto cara agli ambienti progressisti che hanno sostenuto la Clinton.

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