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Melenchon chiude a Digione la campagna elettorale. Fassina chiede alla sinistra italiana di appoggiarlo. Ma fa finta di non accorgersi degli anni luce che separano D'Alema e Bersani dal candidato della sinistra alle presidenziali francesi. All'interno l'audio della traduzione del comizio finale
Melenchon ha chiuso ieri la sua campagna elettorale con un comizio a Digione. In sala, più di settemila persone, che hanno applaudito il candidato della sinistra in ogni passaggio del suo discorso. 
Un discorso che ha tentato di volare alto, e ci è riuscito. Il perimetro del suo programma è presto detto: giustizia sociale, riforma fiscale, welfare; ma, soprattutto, riforma costituzionale nel nome della democrazia partecipata, tanto che si prefigura il profilo di una sesta Repubblica francese. Una sovvertimento tale che a paragone quello del M5S sembra un giochini a Monopoli. Il tutto tenuto insieme da alcune valutazioni "epocali" sul capolinea della società occidentale e sulla neccessità di rivedere un'Europa che ormai serve solo gli interessi della Germania. Se da una parte è vero che la sua interpretazione del lavoro non è quella della tradizione comunista, figura nel suo programma un attacco diretto ai profitti e al potere della finanza come non è facile trovare in altre formulazioni programmatiche. 

Qui (clicca qui) si può ascoltare gran parte della traduzione del suo discorso a Digione, grazie ai compagni francofoni che ci hanno assistito nel gruppo d'ascolto organizzato presso il circolo Prc di Torpignattara. 

I sondaggi lo danno intorno al 20%, quasi a pari merito con Macron e Le Pen. Ma questo sembra non turbare la formulazione dei suoi punti programmatici. Insomma, non sta strizzando l'occhiolino a nessuno. Procede dritto sulla "predicazione" del suo programma, convinto che saranno dalla sua parte gli sfruttati e anche gli scontenti di questa Europa. In poche parole il vero argin all'euroscetticismo della destra è lui. 

Dall'Italia, intanto, parte un appello di alcuni leader della sinistra per Jean-Luc Me'lenchon. A farsene interprete è Stefano Fassina, Sinistra Italiana, che rivolge su Huffingtonpost un invito a D'Alema, Bersani, Speranza, Rossi, Fratoianni, Civati, Pisapia, Boldrini, Acerbo, De Magistris, Leoluca Orlando. "In Francia- scrive Fassina - grazie a Jean-Luc Me'lenchon e alla rete di La France Insoumise, nasce su basi culturali autonome, neo-labouriste e ambientaliste, una forza di popolo, ancorata all'interesse nazionale senza derive nazionaliste, solidale e protezionista, all'altezza delle sfide del XXI Secolo".

Un atto dovuto, non c'è dubbio. Non si accorge, però, Fassina, del grande divario di un personaggio, Melenchon, che aveva capito dieci anni fa il "buco nero" in cui si stava cacciando la socialdemocrazia italiana con la scelta liberista. 

Melenchon, insieme a Oskar Lafontaine e a Fassina stesso, e' tra i fondatori del network europeo per il Plan B, progetto di
superamento dell'euro di fronte all'impraticabilita' politica della riscrittura in senso pro-labour dei Trattati europei. "In Italia- conclude Fassina- dopo tante chiacchiere poco comprensibili e astratte sulla rinascita del centrosinistra o centro-sinistra, sarebbe di grande significato politico e programmatico una dichiarazione congiunta dei principali leader in campo a sinistra del Pd per Jean Luc Me'lenchon."
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