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"Tolti i poteri dell’anticorruzione sugli appalti: Di quale segnale si tratta sul piano del rapporto questione politica e questione morale?". Intervento di Franco Astengo
Il tutto si inquadra nella convinzione che in Italia il rapporto tra questione politica e questione morale che ha assunto tratti di estrema gravità fin dall’inizio degli anni’80 (caso Zampini/Biffi Gentili a Torino, Caso Teardo a Savona, inchiesta del giudice Palermo/Mach di Palmestein traffico d’armi, elenchi di Castiglion Fibocchi loggia P2 ben prima dunque di Tangentopoli) non è stato minimamente risolto, rappresentando un tratto fin qui volutamente non eliminato della struttura di potere di questo Paese.

L’unico reale contropotere si è dimostrato , in questi anni, quello della Magistratura ma essendo esercitato in regime di supplenza non poteva naturalmente ridefinire una struttura dello Stato che, invece, è stata trascinata nel baratro della prevalenza della governabilità, nel personalismo a tutti i livelli (pensiamo all’elezione diretta di Sindaci e Presidenti di Regione), di una divisione tra politica e amministrazione che ha generato una nuova categoria quella dei dirigenti in grado di proporsi autonomamente proprio sul terreno della corruzione riguardante gli appalti, assegnati con la logica del massimo ribasso.

Intanto il Paese crolla a pezzi come i suoi viadotti (non costruiti negli anni’50 come ha scritto ieri qualcuno, ma negli anni’90 come nel caso di Fossano).

Anche la ridicola allegoria della “rottamazione” con la quale si era aperto il Regime del Pd(R) ha finito con lo scontrarsi con questa ineludibile realtà e ad acconciarsi ad essa compiendo anche, attraverso questo atto del Consiglio dei Ministri, uno strappo istituzionale di gravissima portata, tanto più che si verifica nella fase post – esito referendario laddove la grande maggioranza delle elettrici e degli elettori aveva confermato (rafforzandolo) il ruolo centrale dei due rami del Parlamento.

Questa la sintesi tratta da un articolo dell’Huffington Post:

Anticorruzione, Cdm ridimensiona Cantone: tolti poteri all'Anac su appalti

Nella nuova legge soppresso il comma chiave. Interpellati dall'HuffPost, i relatori: "Atto grave, violazione del rapporto tra Parlamento e governo. L'articolo 2, abrogato, conferiva all'Autorità Nazionale Anticorruzione poteri sostanziali. Chiediamo al presidente Gentiloni che venga posto rimedio"

ROMA - Un anno fa, dopo gli scandali di Expo e Mafia Capitale, venne approvato il nuovo codice degli appalti, una legge delega, che dava un importante ruolo di intervento e prevenzione all'Anac di Raffaele Cantone. Il passaggio del nuovo codice che attribuisce più poteri è il comma 2 dell'articolo 211. Che lo scorso consiglio dei ministri ha deciso di abrogare.

Sono stati così ridimensionati i poteri di intervento dell'Anticorruzione, che consentivano di intervenire in casi di macroscopica irregolarità senza aspettare un giudice. Secondo quanto riferisce l'Huffington Post, all'Anac, appresa la notizia, Raffele Cantone è rimasto esterrefatto.
Essendo stato scavalcato il Parlamento, il 'colpo di mano' appare di dubbia legittimità giuridica (perché è stato scavalcato il Parlamento) e di forte impatto politico.

La domanda conclusiva è quella del titolo: che razza di segnale politico si vuol mandare in questo modo?

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