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Ungheria, cresce il movimento degli studenti contro Orban: il 18 giugno la prossima mobilitazione
Domenica 21 maggio davanti la Műszaki Egyetem, la storica Universitá di Ingegneria e Tecnologia di Budapest, da dove partirono i moti studenteschi del 1956, si sono riunite decine di migliaia di persone per continuare le proteste contro il governo Orbán.

Le motivazioni, gli slogan e la composizione dei manifestanti e dell’organizzazione era sempre la stessa sebbene stavolta gli organizzatori e gli oratori erano differenti. Orbán all’inizio della primavera ha fatto presentare e votare lo stesso giorno un decreto di legge in base al quale le universitá private in mano straniera siano impossibilitate a proseguire le loro attivitá didattiche. Chiaro riferimento alla CEU, la Central European University finanziata dal magnate ungaro-statunitense György Soros, la cui persona, stando alla propaganda filo-governativa, anzi, direttamente governativa, influenza di non poco le vicende politiche ungheresi finanziando movimenti, ONG e partiti per organizzare il cambio del governo.
A questo attacco, da settimane ormai, hanno risposto non solo le organizzazioni studentesche ma grandi fette di societá civile, nonché ricercatori e noti intelletuali ungheresi e non solo, dando vita a grosse manifestazioni e occupazioni di zone nevralgiche della capitale dandosi appuntamento di volta in volta comunicando la data della prossima manifestazione.

Domenica scorsa infatti, dopo il discorso della rappresentante di un organizzazione universitaria rom ha parlato Katalin Lukácsi, una ricercatrice democristiana, da poco fuoriuscita dal KDNP, il partito democratico cristiano, unico alleato di governo del Fidesz, il partito di Orbán. Durante il suo intervento, interrotto da scrosci di applausi, ha spiegato le motivazioni dell’abbandono dal partito, oltre agli attacchi del governo a UE e Papa Francesco, la goccia che ha fatto traboccare il vaso é la limitazione della libertá accademica e della societá civile organizzata.

Dopo i due discorsi il corteo é partito in direzione di Pest, verso il Parlamento, dove la piazza in cui si trova si é improvvisamente riempita di manifestanti con bandiere ungheresi e dell’Unione Europea. Come da buona tradizione liberale magiara in occasione di manifestazioni politiche le bandiere dei partiti sono piú che maleaccettate, tantoché durante il corteo alcuni organizzatori si sono riuniti intorno a una persona con la bandiera della Sinistra Europea intimando di toglierla, ma senza successo.

In piazza Kossuth, davanti al Parlamento, sono proseguiti i comizi di rappresentanti delle organizzazioni, concludendo con Gábor Vágó, ex deputato verde che ha incitato la folla a non odiare gli elettori di Orbán e coloro che cadono nella sua propaganda, affermando che é meglio convicerli con affetto e amore, d’altronde il sorriso é gratuito. Sue sono state le ultime parole spese per comunicare che il 18 giugno si continua. Dopo di ció sono saliti sul palco i rappresenanti degli organi di stampa per una grande foto di gruppo.

Alcuni gruppi piú radicali si sono diretti verso piazza Oktogon, il maggiore snodo del centro di Budapest, con l’intenzione di bloccare il traffico, ma strada facendo tutto il gruppo si é fermato davanti alla CEU per costituire un presidio stabile davanti l’universitá.

L’appuntamento é rinviato al 18 giugno, quando gli stessi rappresentanti di organizzazioni non governative, di studenti e di intellettuali della capitale ungherese si ritroveranno a rinnovare il messaggio „Noi non ce ne andiamo” al premier Viktor Orbán.
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