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Marocco, dal Rif la rivolta contro il Governo per una piattaforma sociale e per la liberazione dei leader sbattuti in carcere
Una manifestazione nazionale di grande risonanza e partecipazione, partita semplicemente da Facebook "per sostenere le popolazioni in lotta del Rif e chiedere la liberazione delle oltre 120 persone detenute dal 26 maggio". In Marocco la “temperatura sociale” va crescendo. Larbi Elhafidi, membro dell'associazione di sinistra Attac Maroc, descrive il corteo che si e' svolto ieri a Rabat e sottolinea come oramai il confronto/scontro con il Governo è innescato e sarà difficile far arretrare il movimento.

Pochi giorni fa c’è stata a Rabat quella che lui definisce “la più grande manifestazione nazionale che il Paese abbia conosciuto dai tempi del movimento '20 febbraio' del 2011, con almeno 10mila dimostranti secondo la polizia, circa 60mila secondo gli organizzatori. Ci saranno, naturalmente, altri momenti di mobilitazione, afferma Elhafidi: "Il 20 giugno il comitato nazionale di sostegno al Rif organizzera' una nuova manifestazione nazionale, il 20 luglio ci sara' una carovana di solidarieta' verso il Rif. Ad ogni modo assistiamo quasi ogni giorno a manifestazioni in tutto il Paese". Il mega-corteo e' stato convocato con un appello promosso da realta' apartitiche e generalmente vicine alla sinistra. Tuttavia, e' stata l'organizzazione islamista Al-Adl wa Al-ihsan (Giustizia e spiritualita') ad attrarre il maggior numero di persone, aderendo solo pochi giorni prima del corteo.
Al-Adl wa Al-ihsan, e' un'organizzazione illegale in Marocco sebbene i suoi membri abbiano sempre dichiarato di rifiutare la violenza. Per Elhafidi si tratta di "un movimento islamista reazionario che organizza molte persone ed e' la piu' grande forza organizzata di opposizione nel Paese, ma sconta una mancanza di coraggio politico".

In Marocco la nuova ondata di manifestazioni e' partita nell'ottobre del 2016 dalla citta' di Al-Hoceima, nella regione settentrionale del Rif.
"La popolazione vuole diritti sociali, un'universita', un ospedale oncologico, la fine dell'isolamento e della militarizzazione della regione" dice El-Hafidi, secondo cui "questo grande movimento mostra la sconfitta delle 'cosiddette' riforme del 2011" e "delle politiche liberiste nel Paese in generale, nel Rif in particolare". In queste richieste c’è comunque l’appoggio di diversi schieramenti politici, di intellettuali e di attivisti dei diritti umani. E conclude: "Lo Stato e' piu' che mai in un'impasse".
Il leader della rivolta Nasser Zefzafi resta in carcere con altri 28 compagni, tutti accusati di 'attentato alla sicurezza dello stato'. E la polizia continua a spiccare mandati di arresto.

Il 28 ottobre, a al Hoceima piccolo centro del Rif, mentre i leader di tutto il mondo si apprestavano a riunirsi a Marrakech per la Conferenza Onu sul clima, un pescatore Mohcine Fikri viene ucciso in modo brutale, tritato dal camion di rifiuti nel tentativo di recuperare il suo carico di pesce spada sequestrato dalla polizia. È la miccia che accende la rivolta. Tutto viene subito sedato, con l'apertura dell'inchiesta che indicherà 11 responsabili di omicidio colposo. Il 26 maggio, ultimo venerdì prima del Ramadan, il mese sacro del digiuno, Zefzafi irrompe nella moschea e ruba la scena all'imam. Richiama i fedeli alla protesta e pronuncia un discorso definito reazionario di cui la Rete fa rimbalzare ampi stralci: "per chi sono fatte le moschee? Per Dio o per i prepotenti?". È la chiamata alla mobilitazione che tutti aspettavano. Da quel giorno i manifestanti non lasciano le strade.

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