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"In Argentina un processo possibile di cambiamento politico a partire dalle lotte dei movimenti sociali". Intervista al deputato argentino Diego Mansilla
Come Controlacrisi, assieme al Gruppo di Argentini in Italia per la Memoria, la Verità e la Giustizia, rappresentanti di comitati, di Rifondazione Comunista e singoli cittadini, abbiamo incontrato alla Casa del Popolo di Torpignattara, il deputato argentino al Parlamento del Mercosur Diego Mansilla. Reduce dal Eurolat di Firenze, l’assemblea che raggruppa parlamentari europei e latinoamericani e dopo avere accompagnato all’ex presidente Cristina Fernandez nel tour europeo: Grecia e Belgio, sospeso poi per il precipitare della crisi in Argentina con il tentativo, di Corte Suprema e governo, di ridurre le pene che scontano in carcere i genocidi della passata dittatura.

Il governo Macri, da quando si è insediato, cerca di scalfire l’autorevolezza delle "Madri e Nonne di Plaza de Mayo" e di smantellare la politica contro i responsabili dei crimini commessi durante i governi militari degli anni 70. E’ evidente che non possono convivere la politica neoliberista, di privatizzazioni, con la criminalizzazione di coloro che sono stati i precursori di quella politica. L’ultima bordata è stato il tentativo di eliminazione della giornata di commemorazione del golpe militare, 24 marzo, contenente il “Nunca Mas” (Mai Più), grido di battaglia di tutto un popolo che vuole la piena giustizia di quel tragico passato. Poco dopo una sentenza della corte Suprema proponeva la riduzione delle condanne alla metà (2x1), equiparando i crimini comuni a quelli di lesa umanità, così come sono considerati gli atti che hanno determinato la scomparsa di 30.000 persone.

Una operazione all’interno del quadro di “reconciliaciòn”, promosso del vertice della chiesa argentina. Cioè chiudere con i processi contro militari e contro gli imprenditori mandanti e arricchiti sotto il regime. La grande risposta popolare del passato 10 maggio ha dato un serio avvertimento al vertice del potere in Argentina, che si è rimangiato la questione del 24 marzo e, di corsa, ha promulgato un decreto che blocca l’dea del 2x1 agli assassini. Con oltre un milione di persone in piazza, tra Buenos Aires, Cordoba, Rosario, perfino nei luoghi più sperduti la gente ha protestato. Cresce la volontà di lotta, l’organizzazione e Macri dilapida quel poco di credito in più ottenuto nelle urne il 2015.

Cristina Fernandez, dopo essere stata ricevuta da Tsipras e il parlamento greco con affetto e protocollo da capo di Stato, ha avuto a Bruxelles una fitta agenda di incontri organizzati dal gruppo della Sinistra Europea – GUE, tra cui una conferenza sulla situazione dell’America latina. Il deputato Mansilla ha continuato e completata l’iniziativa con la partecipazione al Eurolat (Assemblea Permanente congiunta, tra parlamentari europei e latinoamericani). In quella sede come Gruppo Popolare e Democratico, in alleanza con la sinistra europea hanno contestato la sortita del presidente del parlamento di Strasburgo, Tajani, che nel discorso della seduta inaugurale ha attaccato fortemente il Venezuela (dove, secondo lui…”serve ripristinare la democrazia e liberare i prigionieri politici”. Dopo una dura protesta, i deputati di sinistra hanno abbandonato l’aula.

A Roma, già pronto per partire per l’Argentina, ha fortemente voluto questo incontro con la comunità argentina e rappresentanti di partiti e associazioni. Mansilla ha introdotto la discussione rilevando l’importanza della mobilitazione del 10M, “questa dimostrazione di massa ci da la cifra di quanto è avanzata la coscienza e la volontà di lotta dopo l’esperienza di governo popolare dei governi Kirschner…; nei governi di Alfonsin e Menem (saliti al potere subito dopo la dittatura, ndr) sono passati provvedimenti come quelli di “Punto Finale” e “Obbedienza dovuta” che lasciavano impuniti i crimini commessi e gli autori di essi..”, ha detto. E poi ha aggiunto: “...quelle misure sono passate senza nessuna protesta popolare, oggi per molto meno, come il 2x1, la società si è fatta sentire con forza ed è riuscita a sconfiggere l’attuale tentativo di tornare indietro la politica di diritti umani…”.
La discussione è stata lunga e franca, Diego Mansilla è stato molto disponibile. Innanzitutto, con tutto ciò che è stato “mancante” nello storico decennio dei governi popolari dei coniughi Kirschner: la politica verso la classe media e la comunicazione, la politica dell’agro e il rapporto con le multinazionali, la costruzione dello strumento politico di opposizione a Macri e il ruolo di forze e di una sinistra che non si riconosce nel peronismo ma che nel campo antimperialista e delle questioni sociali, hanno gli stessi obiettivi. La ripresa del ruolo egemonico dell’Argentina in Americalatina, così come di Brasile, si rende necessario per alleviare la tensione golpista contro il Venezuela e rilanciare in modo ancora più audace tutti i piani di integrazione e programmazione regionale.

Qual è la situazione dei movimenti sociali in Argentina?
Questo 10M segue, da poco il “Marzo caliente”, anche due mesi fa si sono riversati in piazza oltre un milione di persone lo sciopero internazionale delle donne del 8, lo sciopero generale sindacale, la determinata mobilitazione degli insegnanti e la loro “tenda itinerante” e, poi infine, la consueta dimostrazione di massa del 24, anniversario del golpe di 1976. Quindi si mantiene alta la tensione delle varie avanguardie, delle correnti sindacali e di tanti e tanti lavoratori, malgrado il governo Macri abbia creato un clima che ricorda la passata dittatura: repressione, persecuzione, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e torture, come a Jujuy, la provincia dove è detenuta la leader indigena Milagro Sala. Perfino i parlamentari devono superare lunghe trafile prima di raggiungere in carcere i detenuti. Nelle strade siamo stati vittime di intimidazioni, minacciati da personaggi in macchine che circolavano senza targhe e che seguono tutti i nostri spostamenti. Il trattamento in carcere, anche con noi, è stato umiliante, fatti attendere lunghe ore, spogliarci. Milagro sta bene, mantiene alto il morale, la volontà e la determinazione per portare questa lotta fino alle ultime conseguenze.


Le varie organizzazioni politiche come stanno costruendo l'opposizione? 
Cristina segue tutto e attraverso l’Istituto Patria coordina il gruppo dirigente, la formazione dei quadri e l’apertura del movimento alle forze democratiche e di sinistra, tutto ciò che si rende necessario per sconfiggere Macri e il disegno liberista. Adesso ci troviamo al bivio delle future elezioni parlamentari (ad ottobre, le così dette di “mezzo termine”, ndr), sarebbe importante dare un segnale chiaro per fermare Macri che, se si passa con successo questo test, certamente vorrà scatenare tutta la sua proposta privatista e di subalternità alle corporazioni multinazionali, siano queste finanziarie, industriali, di agrochimici e sementi, di esportazioni, e alla oligarchia terriera.

Rimane il punto del consolidamento di una dialettica reale e costruttiva tra movimenti sociali e organizzazioni politiche...
Occorre anche mantenere l’obiettivo a più lungo termine di costruire il Fronte Democratico e popolare, con la classe operaia come colonna portante, includente, che comunichi meglio, che complete le politiche rimaste inconcluse, che corregga gli errori che abbiamo commessi al governo del paese. Dobbiamo riacquistare la fiducia e il consenso di quella parte dei lavoratori, delle piccole e medie imprese, che non ci hanno votato. La colonna vertebrale del movimento peronista è stata, storicamente, la classe operaia. Una vittoria a Ottobre solo può essere garantita da una discesa in campo di Cristina Fernandez. Sarebbe un impegno durissimo. Da quando ha lasciato il governo viene sottoposta a un fuoco di fila, quotidiano, c’è una connivenza tra governo, magistratura, ricchi studi legali, stampa e TV, che sfornano in continuazione nuove accuse e processi, che tengono occupate per mesi le prime pagine, poi magari decadono e se ne inventano altri. Cristina non si risparmia e risponde colpo su colpo, ma solo lei può decidere i prossimi passi. Ha messo come condizione fare il massimo sforzo unitario.


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