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"F 35, anche la Corte dei Conti indossa l'elmetto. Analisi e spunti per una riflessione sull'industria della guerra". Intervento di Federico Giusti
La recente relazione della Corte dei Conti sul programma di investimento Joint Strike Fighter F 35 merita una attenta lettura.

La Magistratura contabile salvaguarda le spese militare giudicandole indispensabili . Ma di questo parleremo piu' avanti, partiamo dalle premesse.

Gli F35 sono aerei da guerra concepiti per operare in termini prettamente offensivi, hanno 3 varianti, una a decollo corto e atterraggio verticale, una con il decolollo convenzionale e la terza per le portaerei dotate di catapulta (prima a vapore, ora pensata per sfruttare la forza elettromagnetica e utile per il decollo di un aereo da guerra o di un drone).

Gli F35 manderanno in pensione i vecchi aerei da guerra inadatti a luoghi cosiddetti non permissivi, quindi servono aerei di maggiore adattamento, ultratecnologici e di natura prettamente offensiva.

Il veivolo è costruito da un consorzio industriale con capofila la Lockheed Martin e la Pratt-Whitney due multinazionali Usa, un programma che a detta della Corte dei Conti rappresenterebbe il piu' costoso di quelli realizzati fino ad oggi, assai superiore alla cooperazione europea che aveva portato alla costruzione dei Tornado e degli Eurofighter.

Gli F35 sono previsti fino all'anno 2070, si sa del resto che all'apparato militare non difetta la programmazione a medio e lungo termine, pensati insomma per essere aggiornati da una tecnologia in continua evoluzione senza essere sostituiti visto l'impiego di alta tecnologia fin dalla fase progettuale.

Senza entrare nel merito della intricata e complessa vicenda, è bene ricordare che...

- gli aerei degli anni settanta stanno per andare in pensione perchè inadatti a una guerra tecnologica nell'era dei droni

- la Corte dei Conti sa bene che i costi della produzione si sono motiplicati rispetto ai preventivi di spesa ma interviene per giustificare le folli spese prospettando un ritorno occupazionale con l'assemblaggio dei veivoli presso l'areoporto militare di Cameri che, allo stato attuale, è solo una possibilità , anzi per citare la relazione una prospettiva. L'intervento della Corte dei Conti giustifica le spese militari ma ben altro è l'atteggiamento quando si tratta di sanzionare lo sforamento dei tetti di spesa in materia di personale della pubblica amministrazione, due pesi e due misure che dovrebbero indurre a qualche riflessione sul ruolo della Magistratura Contabile e sul uolo di chi dovrebbe vigilare sui conti pubblici.

- L'aumento dei costi sembrerebbe a carico degli Usa ma non ci sono documenti che attestino il tutto, nel frattempo l'Italia ha ridimensionato da 131 a 90 veivoli la quota di partecipazione; i veicoli consegnati nella primavera 2017 necessitano di interventi con ulteriori costi derivanti da errori e carenze di progettazione. E questi costi aggiuntivi ricadono anche sull'Italia, costi non quantificabili per ammissione della Corte.

- i ritardi nella costruzione di questo aereo da guerra non sono legati solo alle difficoltà relazionali tra le industrie produttrici ma alle continue migliorie tecnologiche le quali determinano aumenti dei costi. che risultano piu' che raddoppiati rispetto alle previsioni iniziali. Per molto meno la Corte dei Conti è intervenuta con pesanti accuse di danni erariali pretendendo la resitituzione dei soldi, si vede che rispetto agli Usa la sovranità nazionale della Magistratura Contabile e il suo potere di intervento è pressochè nullo.

- Il costo dei veivoli è assolutamente sconosciuto, varia a secondo delle modalità di acquisto (numero di aereri, acquisto in blocco) che viene deciso dal Congresso Americano (!), insomma eventuali economie di scala saranno decise dagli Usa, una ragione in piu' per diffidare della intera operazione. Ma a pensarla cosi' non è la Corte dei Conti , integerrima castrigatrice della misera spesa a fini sociali, costretta tuttavia, nella sua relazione, a fornire informazioni che dovrebbero indurre a bocciare clamorosamente la partecipazione italiana.

- Senza entrare nel merito della annosa vicenda sulle acquisizioni, è bene chiarirci sulla finalità di questa relazione, resa necessaria dall'aumento esponenziale dei costi e di un intervento costruito proprio per scongiurare future contestazioni in sede contabile. La relazione dice chiaramente che anche riducendo la partecipazione italiana non avremmo alcun effetto benefico perchè con meno ordini aumenterebbero i costi unitari, una via praticamente senza uscita specie se viene scritto che l'aumento delle contribuzioni annuali previste per l'Italia dal 2017 al 2020 è in linea con il perimetro finanziario previsto dalle mozione parlamentari del 2014, mozioni tuttavia che arrivano ben prima dei problemi strutturali degli ultimi 24 mesi che hanno fatto lievitare i costi della intera operazione. Quindi, chi dovrebbe vigilare e intervenire, benedice la costosa operazione degli F35,una evidente sproporzione tra interventi per imporre la restituzione di poche migliaia di euro e il beneplacito a costosissime operazioni militari.

- la consegna degli f35 avviene con almeno 5 anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia originaria, anni spesi per interventi tecnologici e rifacimenti del progetto resi necessari dai risultati dei testi di affidabilià che avevano riscontrato innumerevoli problemi tanto è vero che lo stesso Congresso Usa è intervenuto per chiedere modifiche e contenimento delle spese. Ma una riflessione va fatta anche sul ruolo italiano, la partecipazione delle nostre imprese al progetto avviene In modo marginale e senza accedere a gran parte delle informazioni strategiche.

-La relazione della Corte dei Conti dedica ampio spazio a legittimare la partecipazione italiana-. Ma i presunti benefici sono tutti a vantaggio delle imprese italiane impegnate nella produzione di armi e alla promessa di realizzare lo stabilimento militare di Cameri, imprese italiane che poi si carettarizzano per una intricata rete di appalti e subappalti. La costruzione di un hub logistico a Cameri per l'assemblaggio resta l'obiettivo piu' ambizioso ma l'attività di questo hub della logistica e della manutenzione dipende dai costi e dalle prestazioni richieste dal Programma ma a decidere sono esclusivamente gli Usa. Puo' dunque una magistratura contabile fare affidamento alla elemosina degli Usa? A noi parrebbe proprio di no

- Ritorni occupazionali? Il volume occupazionale per Finmeccanica era, nel 2008, di 10 mila posti di lavoro, ad oggi le previsioni sono pari a meno di un terzo . Se la creazione dei posti di lavoro derivante da progetti militare ha un ruolo determinante per approvare la partecipazione italiana ai progetti di guerra, una volta ridimensionate le previsioni non sarebbe anche il caso di pensare a costruire occupazione con strumenti di pace e di valorizzazione del territorio? Francamente recuperando il territorio e investendo nella manutenzione a fini turistici i posti di lavoro sarebbero assai di piu'. Tanto che perfino la Corte dei Conti deve ammnerrere che il ritorno occupazionale è aleatorio e la forchetta previsionale smentisce un eventuale beneficio in termini di posti di lavoro. E tutto ruota attorno all'Hub di Cameri, ridimensionato il quale, i numeri della nuova occupazione scenderebbero a poche decine di unità a fronte di colossali spese. Un buco nell'acqua di un progetto ambizioso fortemente voluto dagli Usa e imposto agli alleati Nato

- Chiudiamo con due considerazioni molto di questo progetto militare non è dato sapere per ragioni legate alla sicurezza e alla salvaguardia della sovranità nazionale. Ci pare che la costruzione degli F35 sancisca invece la perdita di ulteriore sovranità della impresa italiana in totale subalternità rispetto ai colossi Usa, è evidente che il giudizio critico della Magistratura contabile alla fine venga piegato dal fatto che gli investimenti fatti e i costi già sostenuti sono tali da sconsigliare una uscita dal progetto. Ma nel frattempo questo progetto ha evidenziato sostanziosi aumenti dei costi, scarse ricadute sulla occupazione (dei 10 mila previsti si parla all'inizio dell'estate 2017 di circa 1600 unità ) per non parlare poi della fitta nebbia attorno alla costruzione del polo a Cameri. La Corte dei Conti ritiene, bontà sua, che l'Italia non debba ridurre la partecipazione al progetto per non pregiudicare qualche esiguo margine di ritorno economico a fronte di spese elevate fino ad oggi sostenute. In nome della sostenibilità economica, la Corte dei Conti indossa l'elmetto e piega le ragioni della contabilità agli interessi Usa e Nato, Ci chiediamo se tanta disponibilità i nostri ermellini l'avranno quando saranno in gioco i salari dei dipendenti pubblici

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