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Clicca qui. "Dieci premi Nobel contro le sentenze di morte in Arabia saudita". Pezzo di Michele Giorgio su "Nena News"
È una corsa contro il tempo per salvare la vita di Mujtaba al Sweikat e altri 13 giovani sciiti arrestati nel 2012 e condannati a morte per “terrorismo” da un Tribunale saudita. I centri internazionali per la difesa dei diritti umani sono convinti che i tempi dell’esecuzione di massa si siano fatti terribilmente stretti. Così dieci vincitori del premio Nobel per la pace - tra i quali Desmond Tutu, Tawakkol Karma, Shirin Abadi e Mairead Maguire – hanno deciso di rivolgersi direttamente a re Salman e al principe ereditario Mohammed per fermare il boia. I toni che usano nella lettera inviata al monarca e all’erede al trono non sono certo pacati. I premi Nobel denunciano che i 14 in attesa della decapitazione sono stati condannati al termine di un processo sommario e sulla base di confessioni estorte con la violenza.

Mujtaba al Sweikat non aveva ancora 18 anni quando è stato arrestato. La sua “colpa” è stata quella di aver amministrato un gruppo su Facebook che riferiva delle manifestazione di protesta contro la monarchia. Durante gli interrogatori, denunciano gli attivisti sauditi, gli hanno fratturato una spalla. Un altro condannato a morte, Ali al Nimr, aveva “osato” inviare foto delle dimostrazioni. Un altro ancora, Munir Adam, è sordo e cieco. I premi Nobel chiedono non soltanto l’annullamento delle condanne a morte. Insistono affinché l’Arabia saudita rispetti le leggi internazionali e i diritti dell’uomo.

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