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"Piegata e piagata". L'appello contro il degrado generale di Roma. Oggi pomeriggio l'assemblea presso la sede della Cgil
Nei giorni scorsi, sul manifesto Roberto Giordano e Sandro Medici hanno firmato un appello per lanciare una mobilitazione sociale a Roma. L’invito è a incontrarsi oggi, alle ore 16, presso la sede della Cgil di Roma e Lazio (via Buonarroti, 51 – 2° piano)
Una “cagna in mezzo ai maiali”, scrivono Giordano e Medici. “E’ un verso di una canzone di Francesco De Gregori. Con dispiaciuta crudezza descrive Roma, la sua città, la nostra città: penosamente accucciata. E’ esattamente questa la percezione che si sta consolidando. Che non riguarda più soltanto l’inadeguatezza del governo della città – dato sufficientemente oggettivo – bensì la preoccupante assenza di un’idea progressiva della capitale del paese, dove al merito dei singoli settori critici si aggiunge un metodo che ha sostanzialmente archiviato la partecipazione democratica".

L'appello continua...

"I fatti di piazza Indipendenza, e ancora prima quelli di via Quintavalle, fotografano nitidamente lo stato di degrado delle relazioni fra il governo pubblico e i cittadini, lasciando prepotentemente emergere la cifra razzista e antidemocratica del dibattito politico attuale, tutto avvitato su alchimie pre-elettorali. Ogni soggetto istituzionale coinvolto dalla vicenda – dal Ministero dell’interno alla prefettura, alla questura, fino al vuoto pneumatico della giunta Raggi e alla latitanza del presidente Zingaretti – ha una propria mancanza, più o meno grave, e ciascuna concorre a disegnare un quadro certamente non degno di un paese civile. Dalle ingiustificate cariche della polizia, all’inadeguatezza del prefetto, all’impressionante irresponsabilità del Comune di Roma, fino ad arrivare al sospetto ripiegamento istituzionale della Regione Lazio.
E’ il paradigma del fallimento del sistema dell’accoglienza a Roma, dove la concessione dello status di rifugiato evidentemente non è accompagnata da un processo inclusivo, fondato sul riconoscimento di diritti fondamentali come quello al lavoro e all’abitare.
Non bisogna tuttavia focalizzare l’attenzione esclusivamente sulle questioni legate all’immigrazione, ma cogliere il senso pieno dell’emergenza abitativa a Roma, col suo centinaio di immobili occupati e con le liste di attesa dei cittadini che reclamano giustamente il riconoscimento dei propri diritti, oltre a quel popolo invisibile di poveri cristi che si rifugiano, si accampano, si annidano negli angoli bui e dimenticati della città.
E purtroppo le condizioni di degrado vanno molto oltre la pur gravissima emergenza abitativa. Riguardano la tenuta complessiva del tessuto strutturale della città, con il sistema della raccolta dei rifiuti allo sbando, con la rete idrica che fa acqua da tutte le parti, con il trasporto pubblico abbandonato a se stesso, in attesa che il suo cadavere sia dilaniato da qualche nuovo capitano coraggioso, in ossequio al totem della privatizzazione. E potremmo proseguire con il lavoro che manca, e che quando c’è è precario, con il sistema di protezione sociale definanziato e sensibilmente manchevole rispetto ai reali bisogni della popolazione, con la programmazione culturale sfiorita e trascurata, con la riforma della macchina amministrativa mai cominciata, con il sistema delle partecipate sul filo di un’esangue sopravvivenza.

Non si può più restare indifferenti, a contemplare con ignavia il declino della città. Bisogna reagire. Possibilmente insieme, in tanti e tante. Non è cosa semplice e richiede una riflessione profonda, articolata, dilatata nel tempo.

Riteniamo però che sia giunto il momento di fare un appello alle forze civiche, democratiche e culturali della città, quelle impegnate sullo scenario politico, istituzionale e sindacale, insieme alle realtà dell’associazionismo, del terzo settore, dei movimenti, del femminismo, delle vertenze territoriali, del volontariato. Per provare a condividere un metodo di lavoro che, mai come in questa occasione, diventa anche merito e contenuto, slancio sociale e prospettiva politica.
Un metodo che deve sostanziarsi in un percorso il più largo possibile, senza preclusioni né pregiudiziali, ma che si fondi sull’individuazione di proposte e soluzioni in grado di sostanziare una vera piattaforma rivendicativa, in grado di interpretare le criticità del momento, proponendo una visione che parli di comunità inclusiva, di uguaglianza e giustizia sociale. Che prefiguri insomma una città migliore, intesa essa stessa come bene comune.
Per questi motivi abbiamo voluto lanciare un primo momento di confronto e riflessione, aperto a tutti coloro che, come noi, avvertono l’urgenza di costruire le condizioni politiche e sociali necessarie a ribaltare l’immagine di una città piegata e piagata”.

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