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Yemen, "deputati italiani non fate gli struzzi". Oxfam punta il dito contro l'esportazione di armi
I parlamentari italiani votino in modo responsabile e secondo coscienza contro l'esportazione di armi nei Paesi coinvolti nel conflitto nello Yemen: e' l'appello rivolto dall'ong Oxfam, in vista della discussione finale e della votazione alla Camera dei deputati italiana su alcune mozioni relativo crisi.

Il dibattito prende avvio da due documenti presentati prima dell'estate: la mozione 1/01662 che vede come primo firmatario
Giulio Marcon (firmata da una trentina di parlamentari) e la mozione 1/01663 presentata da Emanuela Corda firmata da altri 11
deputati. A questi testi si sono aggiunte nelle ore precedenti il dibattito altre tre mozioni. "In questi tre ultimi testi - diversamente dai primi presentati - non viene fatto cenno al coinvolgimento nel conflitto di ordigni prodotti in Italia e non
si chiede esplicitamente una interruzione delle forniture militari", precisa Oxfam. Il dibattito parlamentare e' scaturito in seguito ad un appello rivolto nei mesi scorsi a tutti i partiti da reti ed organizzazioni nazionali (Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia, Fondazione Finanza Etica, Movimento dei Focolari, Oxfam Italia e Rete della Pace) per chiedere al Parlamento di farsi promotore di un processo di pace e di aiuto alla popolazione dello Yemen e soprattutto di sospendere l'invio di materiali militari a tutte le parti in conflitto tra cui la coalizione a guida saudita.

"Riguardo alla fornitura di sistemi militari che vengono ampiamente impiegati per bombardare zone civili uccidendo donne e
bambini inermi - afferma Oxfam - ogni parlamentare e' percio' chiamato innanzitutto ad interpellare la propria coscienza e ad
esercitare il proprio senso di responsabilita'. Fermare la fornitura di armamenti alle forze militari della coalizione guidata dall'Arabia Saudita - sottolinea ancora - e' un dovere nazionale, e' una decisione di responsabilita', e' dimostrare che l'Italia mette la pace, la sicurezza e la difesa dei diritti umani al centro della propria politica estera e di difesa".

Diversi Paesi europei con cui l'Italia e' alleata, tra cui Germania, Svezia e Olanda, gia' da tempo hanno interrotto le forniture di sistemi militari all'Arabia Saudita, in particolare quelle impiegate dall'aviazione saudita in Yemen. Nei giorni scorsi le organizzazioni della societa' civile hanno chiesto al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni di sostenere la proposta avanzata dai Paesi Bassi e dal Canada di un'indagine indipendente sui crimini di guerra in Yemen. 

Però, l'Ue a 28 resti il secondo fornitore mondiale dopo gli Stati Uniti. In una nota del Parlamento europeo si apprende che, sul tema, i governi stanno collaborando poco: vari Stati membri hanno "violato la posizione comune dell'Ue sul controllo delle
esportazioni di armi", nonche' il fatto che ad oggi ben 20 Stati su 27 non hanno fornito informazioni complete sulle armi vendute
all'estero. Altro aspetto allarmante e' che il primo mercato di destinazione di tali prodotti sia il Medio oriente. Per risolvere la situazione, e' stata proposta l'istituzione di un'autorita' di controllo e di un meccanismo sanzionatorio per chi viola gli accordi, posta sotto l'egida dell'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini. 
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