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Caso Lodi, la rivolta nella scuola contro le discriminazioni introdotte da giunta e sindaca
Sulla Home page dell'Istituto comprensivo "Mario Lodi Primo", c'è il benvenuto al nuovo dirigente scolastico Eugenio Merli. Sono sei mani colorate, alzate in segno di saluto. Sono mani colorate dei bambini che frequentano quella scuola di Lodi. E se si osservano le mani colorate non si può fare a meno di cogliere le diversità, di posizione delle dita, dei cromatismi, perfino delle altezze. Una sorta di manifesto simbolico per il quale la scuola, ogni scuola, è uno straordinario microcosmo di differenze, che si avvicinano e dialogano.

Ed è stato proprio il nuovo dirigente scolastico della "Mario Lodi primo", Eugenio Merli, a reagire alla decisione dell’amministrazione comunale di Lodi di discriminare i bambini di famiglie straniere escludendoli dal servizio mensa con quello che, in un'intervista ad un quotidiano, definisce oggi "atto di disobbedienza" nei confronti del regolamento voluto e confermato dalla sindaca della cittadina lombarda.

Un grazie arriva anche dalla Flc-Cgil, "perché il suo gesto avviene in un momento particolare nella società italiana sui temi dell'accoglienza e dell'integrazione e può perfino sembrare, appunto, 'un atto di disobbedienza civile', capovolgendo drammaticamente la logica delle cose".

Nel caso di Lodi, secondo la Cgil, chi ha torto è la sindaca, "perché impone forme di discriminazione razziale, col rischio di mandare in fumo lo sforzo di insegnanti, dirigenti, personale, famiglie, per favorire l'integrazione tra persone di diverso colore e di diversa provenienza geografica. Voleva questo la sindaca? Noi pensiamo di sì, ed è opportuno che qualcuno al Viminale o a Palazzo Chigi le chieda di annullare quel regolamento". 

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