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“Stato, mercato, pluralismo: l'informazione/bene comune a rischio. Democrazia più debole”. Il sindacato dei giornalisti prova a costruire un argine al taglio delle risorse per i giornali voluto da Crimi
Secocndo Stampa romana, il sindacato dei giornalisti, i numeri parlano chiaro: un eventuale “azzeramento graduale del fondo pubblico all'editoria” così come è stato di recente annunciato dal governo, metterebbe a rischio 1600 posti di lavoro fra giornalisti e poligrafici regolarmente assunti a tempo indeterminato nelle testate, 48 in tutto, che usufruiscono del contributo diretto e il risparmio per le casse dello Stato sarebbe di 60 milioni circa l'anno.

"Il risparmio che se ne ricaverebbe, già esiguo di per sé - si legge in una nota - non basterebbe neanche in minima parte a coprire i costi che lo Stato dovrebbe provvedere per i colleghi che potrebbero rimanere senza lavoro".

In un settore, quello dell'editoria, che mai come in questa fase è stremato dai continui stati di crisi e dalla difficoltà delle vendite, il provvedimento annunciato dal sottosegretario con delega all'editoria Crimi, "aumenterebbe le criticità senza alcun significativo vantaggio. E allora perché “spegnere” di fatto alcune delle voci di dissenso che esistono ancora nel nostro paese e che garantiscono quel pluralismo che è punto cardine dell'informazione?"

L'Associazione Stampa romana "respinge questo tipo di iniziativa che rappresenterebbe un ulteriore e grave attacco all'informazione e all'occupazione" e promuove per il 30 novembre prossimo, dalle 12 alle 14, nella sede di piazza della Torretta, un incontro sul tema.

Titolo del dibattito è “Stato, mercato, pluralismo: l'informazione/bene comune a rischio. Democrazia più debole”.

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