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Moro, il magistrato anti-Lula premiato con il ministero della Giustizia. Il governo di Bolsonaro baciato in fronte dal liberismo più sfrenato e dalle lobby della guerra
Saràl magistrato brasiliano Sergio Moro, protagonista del filone delle clamorose inchieste contro la corruzione noto con il nome di "Lava Jato", il ministro della giustizia nel prossimo governo di Jair Bolsonaro. Ad investirlo è stato lo stesso presidente eletto. Di fatto, i compiti del ministero verranno ampliati molto, proprio in omaggio alla fiducia che Bolsonaro ripone nel suo prossimo collaboratore. Il lavoro del magistrato alla guida della "Lava Jato", ha proseguito il presidente eletto, "è stato fatto molto bene", con sentenze anti corruzione che, tra le altre cose "mi hanno aiutato a crescere, politicamente parlando".Il Pt ha protestato vivacemente. Secondo Bolsonaro Moro ha avuto il merito di "mandare in prigione persone che non pensavano ci sarebbero passati neanche per dieci minuti".

Nello specifico, il ministero della Giustizia verrà fuso con quello della Sicurezza, dicastero voluto dal presidente uscente Michel Temer. Sotto la responsabilità diretta di Moro finiscono diversi organismi che agiscono per contrastare il crimine, come la Polizia federale, la Polizia stradale federale, la Forza nazionale - un coordinamento di diversi corpi di sicurezza -, nonché diversi dipartimenti: il penitenziario, quello sulla politica per le droghe, la Segreteria giustizia, che gestisce il caso dei rifugiate e il recupero dei denari fatti espatriare illegalmente e la commissione Amnistia, che vigila sui casi di violazioni dei diritti umani nella Dittatura militare. Inoltre, alla Giustizia andrà anche il controllo dell'organismo che agisce per la difesa della concorrenza, e di una parte dell'agenzia che lotta contro il riciclaggio di denaro.

Alla Difesa viene indicato il generale della riserva Augusto Heleno Ribeiro Pereira. Una scelta che conferma l'intenzione di voler rendere quello della sicurezza un tema forte della sua agenda politica. "Affronteremo la questione sicurezza perché il nostro popolo possa avere tranquillità. Ci metteremo in contatto con paesi del primo mondo per poter approfittare delle loro conoscenze sul tema e restituire serenità alla nostra gente", aveva detto all'indomani del primo turno. Heleno, che in un primo tempo era stato indicato come possibile vice presidente, è intervenuto nel dibattito pubblico evocando soluzioni incisive nella lotta alla criminalità: dal possesso, regolamentato delle armi per la difesa personale, a un aumento dei margini di intervento delle forze di sicurezza contro la criminalità organizzata.

Altro ministro di punta Paulo Guedes, economista definito dai media locali un "campione del liberalismo". A lui andrà il super-ministero dell'Economia, che accorperà i dicasteri delle Finanze, dell'Industria e del Commercio Estero e della Pianificazione. Il progetto è parte di una più ampia riforma dell'organigramma governativo, immaginata dallo staff del presidente eletto per dare corso all'idea di uno stato più "leggero". Lorenzoni ha anticipato ai media che il governo passerà dagli attuali 29 ministeri a una formazione più asciutta, di 15 o 16 deleghe. 

Ex capitano riformato dell'esercito, Bolsonaro guida la coalizione formata dal Partito social liberale (Psl), dal Partito del rinnovamento laburista brasiliano, e gode anche del sostegno dei monarchici brasiliani. Seduto da 25 anni sui banchi del Parlamento nazionale, nel 2014 è stato il deputato federale più votato a Rio de Janeiro, con 464.000 voti. Il suo profilo ultraconservatore è alimentato da diverse dichiarazioni contro gli omosessuali, a favore del possesso di armi e del regime militare, con accenti che sono arrivati a sfociare nell'apologia della tortura. Già in vista del ballottaggio, Bolsonaro ha però ribadito la sua adesione ai principi della Costituzione e allo stato di diritto. Il vicepresidente sarà un generale in ritiro, Hamilton Mourao, voluto da Bolsonaro per dare al suo governo un profilo "non autoritario, ma autorevole".

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