Lunedì 22 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento 18:23
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
La Corte europea di giustizia ancora contro lavoratrici e lavoratori: si può licenziare una donna in stato di gravidanza. Dopo la recente sentenza sulla violazione della privacy un altro colpo ai diritti
Giovedì 22 febbraio la Corte di Giustizia Europea – 47 membri e 11 avocati generali, per 4/5 maschi - ha sorprendentemente legittimato il licenziamento di una donna in gravidanza nell'ambito di una procedura di licenziamento collettivo.

Una sentenza degna del peggior Ponzio Pilato, perché da un lato riafferma il valore ancora attuale della direttiva Ue 92/85 che vieta il licenziamento delle lavoratrici nel periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il termine del congedo di maternità, ma dall’altro dà semaforo verde ai licenziamenti quando “non connessi allo stato di gravidanza”. Insomma: incinta o no, se un’azienda inventa la giusta formuletta e giura e spergiura che non ti licenzia perché sei in gravidanza, padronissima di farlo.

Vengono così superate persino le dimissioni in bianco che ancora oggi moltissime donne sono costrette a firmare all’inizio di un rapporto di lavoro, hai visto mai gli venisse in mente di fare un figlio.

La controversia sulla quale si è espressa la Corte arriva dalla Spagna, nella causa intentata nel 2013 da Jessica Porras Guisado contro Bankia S.A., e il tribunale europeo ha richiesto l’applicazione alla lettera della legge spagnola, nonostante i dubbi del giudice locale di secondo grado, giustificando il licenziamento per motivi economici relativi all'organizzazione e alla produzione dell'impresa.

La donna è stata licenziata nell'ambito di una procedura di riduzione collettiva del personale. Tutto ok per la normativa spagnola, che prevede il licenziamento delle lavoratrici gestanti salvo il caso in cui il recesso sia dovuto a motivi non riguardanti la gravidanza o l'esercizio del diritto ai permessi e all'aspettativa conseguenti alla maternità.

Era stato il giudice locale a sollevare la questione di un possibile contrasto con le norme della direttiva 92/85 che puntualizza le misure per promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle donne gestanti, puerpere o in periodo di allattamento.

La Corte di giustizia ha rilevato l'infondatezza del dubbio: infatti il divieto di licenziamento di cui tratta la direttiva ha l'obiettivo di prevenire gli effetti dannosi sullo stato fisico e psichico delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento, che può generare un rischio di licenziamento per motivi connessi al loro stato. Per la prevenzione di questo rischio ci sono sanzioni contro le decisioni che abbiano come presupposto lo stato personale della lavoratrice. In generale, la direttiva non vieta il licenziamento durante il periodo dall'inizio della gravidanza fino al termine del congedo di maternità, se l'atto sia fondato su motivi non connessi allo stato di gravidanza della lavoratrice. In questo caso si può trattare di motivi tecnici, economici o riguardanti produzione o organizzazione dell'impresa, e vanno messi per iscritto dal datore di lavoro. Lo stesso dovrà indicare espressamene alla lavoratrice gestante i criteri oggettivi adottati per designare il personale da licenziare.

"Ancora una volta l’Unione Europea rivela il suo vero unico volto: la difesa dei profitti di banche e imprese a scapito dei diritti delle lavoratrice e dei lavoratori - si legge in un comunicato di Usb -. E c’è da scommettere che una sentenza del genere si sposa perfettamente con l’introduzione in Italia del pareggio di bilancio in Costituzione, che introdurrà così ulteriori e maggiori tagli allo stato sociale, penalizzando in primis le donne".

Lo sciopero generale proclamato l’8 marzo da Usb, in concomitanza della giornata internazionale che vedrà le donne di 70 Paesi scendere in piazza, "sarà un ulteriore momento per ribadire che non siamo più disposte ad accettare discriminazioni, ricatti, molestie e precarietà".

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi