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"El Salvador: Farabundo Martí sconfitto nelle urne". Intervento di Marco Consolo
Il 4 marzo scorso, nel “pollicino d’America” si sono svolte le elezioni legislative (84 deputati in una sola Camera) e le elezioni comunali (262 comuni). Nonostante la presentazione di ricorsi in due dipartimenti del Paese, i risultati sono praticamente definitivi. Con un’affluenza di poco maggiore che quella delle elezioni legislative del 2015 (+ 70.000), il governante Fronte Farabundo Martí per la Liberazione nazionale (FMLN) esce sconfitto da una dura contesa.
Il voto per i deputati si è concentrato in 4 partiti: la destra oltranzista di ARENA ottiene 39 deputati, 4 in più (822,422 voti); il Frente Farabundo Martì per la Liberazione nazionale (FMLN) 23, ovvero 8 in meno, con 474.891 voti; GANA (destra “moderata”) 10 seggi con 222.547 voti; la destra della cosiddetta “famiglia militare” del Partido de Concertación Nacional (PCN) ottiene 9 deputati con 209.575 voti; PDC (Democrazia cristiana) 3 deputati con 61.604 voti; Centro Democratico (centro sinistra) 1; più un deputato senza partito.
Con questo risultato le destre ottengono sia la maggioranza semplice, che quella qualificata, anche se i voti di ARENA non saranno sufficienti, ma dovrà negoziare entrambe con le altre formazioni della destra.

Per quanto riguarda il risultato nei Dipartimenti e nelle città, rispetto alle precedenti elezioni del 2015, ARENA vince in 9 dei 14 capoluoghi dipartimentali, l’FMLN ne mantiene solo 2, (San Miguel e Zacatecoluca, di cui la ultima contesa). Il resto va a GANA (2) e al PCN (1).

Il governante FMLN vince in 67 municipi (ne perde 15), mentre ARENA ne vince 144 (ne guadagna 25), tra cui la capitale San Salvador, che l’FMLN aveva recuperato nel 2015.

Sulla perdita della capitale pesa come un macigno la divisione dell’FMLN in seguito alla recente espulsione del sindaco, Najib Bukele, che ha fatto appello al “voto nullo”, con lo slogan “FMLN è un’ARENA 2.0”, mobilitando la sua base sociale, in particolare quella giovanile.

C’è da segnalare che nell’area metropolitana, l’FMLN perde anche un bastione importante come Soyapango e all’interno alcune zone di appoggio storico come Jiliquisco (Usulutàn) e Tecoluca (San Vicente).


Perde l’FMLN, non vince ARENA
Da un’analisi dei numeri e dei flussi di voto, in realtà ARENA perde circa 80.000 voti, mentre l’FLMN ne perde più di 365.000 (in particolare per il voto nullo nella capitale). In altre parole, si tratta di una dura sconfitta del FMLN, piuttosto che di una vittoria di ARENA, che però è riuscita in gran parte a mantenere il voto “duro”, mobilitando la popolazione anziana (e la gioventù).
La legge elettorale, modificata recentemente dal Tribunale Supremo Elettorale (TSE) penalizza i partiti, spoliticizza la loro presenza nelle Juntas Receptoras de Voto (JRV) ed è molto complicata anche per la possibilità di “voto incrociato” per liste diverse, la possibilità di coalizioni per le municipali e di voto anche per candidati “non di partito”.

Per quanto riguarda la trasmissione dei dati elettorali, il TSE ha contrattato (con l’opposizione dell’FMLN) della compagnia SMARTMATIC, la stessa incaricata del voto elettronico in Venezuela in molte scadenze elettorali. Come si ricorderà, dopo l’ultima tornata, un alto dirigente dell’impresa aveva accusato il governo venezuelano di brogli elettorali, in piena contraddizione con l’affermazione reiterata di “inviolabilità” del proprio sistema. Nel caso salvadoregno, SMARTMATIC ha fatto alcuni “errori tecnici” sulle preferenze, anche se questo non è sufficiente per parlare di frodi massicce (come appena avvenuto in Honduras).

Tra gli “Osservatori Internazionali” (tra cui chi scrive), significativa la presenza massiccia dell’International Republican Institute (IRI), un Istituto del Partito Repubblicano statunitense, invitato di riguardo di ARENA, oltre alla OEA ed all’Unione Europea.
Lo scenario pre-elettorale
In un quadro regionale sfavorevole per il governo (Honduras, Guatemala, Costa Rica, a parte il resto del continente latino-americano), nelle ultime settimane l’Amministrazione Trump è intervenuta pesantemente, sferrando duri attacchi al governo [2], accusato di non fare nulla per frenare il flusso di criminalità verso gli Stati Uniti.

L’Artiglieria mediatica
Ancora una volta decisiva è stata la guerra mediatica contro il governo e l’FMLN da parte della destra, che controlla i principali mezzi di comunicazione/disinformazione. Due sono stati i suoi principali assi di una efficace campagna: la “lotta alla corruzione” (“sono tutti corrotti”) e “il governo non ha fatto nulla” (oltre che corrotto, anche incapace). Da parte del governo c’è stata una risposta debole per fare conoscere alla popolazione gli indubbi risultati (salute, istruzione, sicurezza, macroeconomia, etc.). E da parte sua, l’FMLN non è riuscito a comunicare a fondo con i propri militanti, anche utilizzando le reti sociali, non avendo accesso ai grandi media.

Secondo alcuni studi di settore, il 50% della popolazione salvadoregna si informa tramite i media tradizionali (stampa, TV, radio) e un altro 50% tramite internet e reti sociali. In un paese di 6.000.000 di abitanti ci sono ben 9.000.000 di telefoni cellulari su cui viaggia la “guerra di quinta generazione”.
A questo si aggiunge una scarsa mobilitazione di strada a difesa dei risultati e delle misure del governo, ed una debole campagna elettorale (con il “porta a porta” quasi solo nell’ultimo mese).

La sicurezza
Nonostante alcuni progressi (gli omicidi sono diminuiti del 27% nella capitale), la sicurezza rimane una delle priorità nella percezione di massa. Le pandillas, o maras (criminalità organizzata) hanno sostenuto ARENA a cambio della promessa di ammorbidire le condizioni carcerarie per i loro “capi” in prigione e di altri “benefici”. Si calcola che le pandillas siano formate da circa 50.000 persone (e con il voto delle famiglie si arriva almeno a 150-200.000).

Oltre ad alcune zone rurali, la loro mobilitazione ha pesato nella capitale dove Ernesto Muyshondt, il candidato sindaco di ARENA (appena eletto) è noto per avere legami con la criminalità organizzata.

Il golpe blando istituzionale
C’è poi un “dettaglio” non da poco: la mancanza di una maggioranza parlamentare dell’FMLN, lo ha obbligato a negoziare con GANA (Centro-destra), mentre ARENA e il resto delle destre hanno bloccato sistematicamente il bilancio e le misure sociali, salvo poi addossarne la responsabilità al governo. Il tutto, sommato ad una vera e propria “guerra istituzionale” da parte della Corte suprema, della Sala Costituzionale, e del Procuratore Generale. Quando non ha potuto bloccare le leggi in Parlamento, ARENA è ricorsa alla Sala Costituzionale… che le ha dichiarate incostituzionali [3].

E nonostante un leggero miglioramento della situazione macro-economica, questo non si è tradotto in nuovi posti di lavoro (con una significativa diminuzione della disoccupazione).
Cosa riserva il futuro ?
Tenendo conto che ci saranno elezioni presidenziali a febbraio del 2019, l’FMLN ha bisogno di un “Colpo di Timone” urgente per mantenere il governo. E in questo senso si è già pronunciato il Presidente Sánchez Cerén, annunciando cambi nel gabinetto.

Fino ad allora, lo scenario possibile potrebbe essere quello di una situazione instabile di ingovernabilità. ARENA avrà gioco facile nel bloccare tutto il possibile, incolpando il governo di inefficienza. È quello che ha fatto fino ad oggi, ma nel nuovo parlamento ha molta più forza. La strategia è il logoramento del governo FMLN. Con ogni probabilità, la destra potrebbe votare a favore di leggi che, in caso di vittoria presidenziale del 2019, potrebbero esserle utili, per privatizzare le imprese pubbliche e rafforzare il la cosiddetta Alleanza Pubblico Privata (APP) che già esiste, ma rafforzando ancor di più il settore privato. In particolare, per quanto riguarda le infrastrutture stradali (attraverso concessioni), la sanità, i progetti turistici per sfruttare il litorale marittimo (totalmente sottoutilizzato).

Sul versante della magistratura, quest’anno dovranno essere rieletti sia la Corte Suprema, che il Procuratore Generale. ARENA ha bisogno di 56 voti (2/3) per annullare un possibile veto presidenziale. Aggiungendo solo i suoi 38 deputati, con il 9 di PCN, mancherebbero solo alcuni che possono essere comprati facilmente.
Dulcis in fundo, il sostegno finanziario degli Stati Uniti (USAID) per il “triangolo nord” (El Salvador, Guatemala, Honduras) su “sicurezza e migrazione” può essere convogliato solo attraverso le ONG. Facile scommettere su chi saranno i fortunati beneficiari di queste risorse finanziarie.
Difficile che ARENA adotti un “basso profilo” di moderazione. Facile da prevedere che lo scenario sarà di duro conflitto.

 

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