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Gaza, Sudafrica e Turchia prendono provvedimenti sul fronte delle relazioni diplomatiche con Israele
Il governo del Sudafrica ha richiamto il suo ambasciatore in Israele dopo la morte ieri di oltre 50 palestinesi della Striscia di Gaza, di cui otto minori, uccisi dall’esercito israeliano. Non solo, all'ambasciatore israeliano ad Ankara Eitan Naeh è stato chiesto di lasciare la Turchia "a causa dei morti" a Gaza. Ciò è avvenuto dopo la convocazione al ministero degli Affari esteri turco ad Ankara.

Secondo il dipartimento sudafricano per le Relazioni internazionali e la Cooperazione le vittime stavano prendendo parte a una manifestazione pacifica contro la "provocatoria" inaugurazione dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. “Il governo sudafricano condanna fermamente l’ultimo atto di violenta aggressione condotto dalle forze armate israeliane al confine con la Striscia di Gaza”, recita il comunicato. “Visto il carattere indiscriminato dell’ultimo attacco israeliano, il governo sudafricano ha preso la decisione di richiamare il suo ambasciatore Sisa Ngombane con effetto immediato e fino a nuovo ordine”. Le forze di difesa israeliane, prosegue il comunicato, devono “ritirarsi dalla Striscia e mettere fine alle incursioni distruttive nei territori palestinesi”. Pretoria, “si unisce ai membri delle Nazioni Unite che chiedono un’inchiesta indipendente” su quanto avvenuto. Secondo l’ultimo bilancio aggiornato sono 59 i palestinesi uccisi dal fuoco israeliano e oltre duemila i feriti.
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