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Anziani, poveri, isolati e senza un lavoro stabile! Sorridi sei nel Bel Paese!

Un’Italia sempre più vecchia (siamo il secondo paese al mondo come percentuale di anziani sui giovani), e sempre più povera, con un mercato del lavoro frastagliato, indebolito dagli anni della crisi e ridotto a lavori di bassa qualità e con pochi diritti. E’ questa la sintesi degli ultimi dati statistici sul Paese. In aumento anche la povertà assoluta, mentre nel rapporto Istat si mette in evidenza anche la crisi del modello del welfare famigliare

Le città si riorganizzano nelle loro funzioni, separando un centro terziarizzato e destinato allo shopping e al divertimento dalle aree destinate alle funzioni residenziali, le possibilità di relazione si fanno più selettive e si spostano dai luoghi dell’abitazione e del lavoro a quelli della cultura e del tempo libero nelle sue diverse declinazioni.

L’assottigliarsi delle reti può comportare, dal punto di vista degli individui, un maggiore rischio di isolamento. Quest’ultima questione ha due versanti: uno demografico, che riguarda soprattutto la popolazione anziana, e uno territoriale, che fa riferimento alla minore presenza antropica in alcune zone del Paese.

Dal punto di vista demografico, prosegue per il terzo anno consecutivo “l’assottigliamento” della popolazione, diminuita di quasi 100mila persone rispetto al 2017: al 1° gennaio 2018 si stima che la popolazione ammonti a 60,5 milioni, con 5,6 milioni di stranieri (8,4%). L’Italia è così il secondo paese più vecchio del mondo: 168,7 anziani ogni 100 giovani. Il Paese appare anche più fragile rispetto all’Ue: il 17,2% si sente privo o quasi di sostegno sociale. Gli anziani che vivono soli passano oltre 10 ore senza interazioni con altri.

“Queste sfide”, sottolinea il presidente di Istat, Giovanni Allevi, “non devono però spaventare. Dal Rapporto emerge chiaramente il valore per le persone dell’appartenenza a più reti, al di là di quella di parentela, con un ruolo sempre più rilevante della rete elettiva, sia nel sostegno e nella risposta ai propri bisogni e necessità, sia per lo sviluppo dei propri interessi e l’arricchimento culturale. L’ampiezza e la varietà delle reti in cui si è inseriti testimonia e spinge a una maggiore fiducia verso gli altri con risvolti positivi per la società nel suo complesso”.

Ognuno di noi ha una rete costituita mediamente da 5,4 parenti stretti e da 1,9 altri parenti su cui può contare. Poco meno del 20% delle persone di 18 anni e più dichiara di non avere alcuna persona su cui fare affidamento; il restante 80% dichiara di poter contare almeno su un parente, un amico o un vicino, mentre il 40% delle persone vede la presenza contemporanea di persone appartenenti a cerchie differenti. Quando si ha a disposizione solo una rete, la categoria più indicata sono gli amici, seguita da vicini e da altri parenti.

Quasi il 45% degli individui dichiara di avere almeno una persona su cui contare in caso di bisogno urgente di denaro.

Nel 2016, il 7,1 % delle famiglie beneficia di sostegno formale di vario tipo (prestazioni sanitarie e non sanitarie, contributi economici, eccetera), fornito dal comune, da cooperative convenzionate, da Asl, da istituti o enti pubblici o privati, spesso complementare al sostegno offerto dalle reti di parentela, amicizia e vicinato.

Stare soli, per quanto sempre più spesso anche una scelta, non rende più felici. Lo testimonia anche il ricorso sempre più frequente alle forme di socialità “virtuale” (il 60,1% degli utenti regolari di internet utilizza i social network) che affiancano le forme più tradizionali, consentendo alle persone di mantenersi in contatto e di arricchire le proprie reti di relazioni.

Queste forme sono considerate, in generale, meno piacevoli della frequentazione de visu. Per i più giovani, però, le relazioni online sono preferite a quelle di persona con i familiari, ma non a quelle con gli amici: si conferma in questa fascia d’età l’importanza del “gruppo dei pari”, con cui si sta in contatto in tutti i modi a disposizione.

Più in generale, l’utilizzo crescente dei social network non rappresenta una modalità sostitutiva, ma complementare, delle relazioni sociali di persona, che restano la forma di interazione più appagante.

Vi è poi una parte della popolazione per la quale vivere da soli non è considerata una situazione di svantaggio. Per gli adulti in questa situazione aumenta la disponibilità di tempo libero dedicato alla socialità, alle attività altruistiche e a quelle culturali; al tempo stesso, diminuisce il tempo dedicato al lavoro domestico.

Tra gli adulti che vivono soli, tre su quattro frequentano gli amici almeno una volta a settimana. Tra le coppie con figli, la quota di chi riesce a vedere gli amici ogni settimana si riduce a poco più di una persona su due. Al crescere degli impegni familiari diminuisce anche la disponibilità a dedicarsi ad attività di volontariato organizzato: gli adulti che vivono da soli hanno quote di partecipazione più alte di coloro che sono in coppia senza figli.

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