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"Legalità non sia sinonimo di ingustizia sociale. A proposito di clausole sociali negli appalti". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Molti hanno sentito parlare della spending review e di Carlo Cottarelli, ricordiamoci il suo nome nei prossimi mesi perchè l'Uomo del Fondo Monetario Internazionale riscuote simpatie nella Lega e nel Mov 5 Stelle.
Il Tar della Lombardia, con l'ennesima sentenza contro i lavoratori, afferma che la clausola sociale prevista nel bando di gara non determina l'obbligo, per l'azienda aggiudicataria dell'appalto pubblico, di assumere automaticamente i lavoratori e le lavoratrici dell'appalto, per capirci quelli già utilizzati dalla precedente impresa

Ce lo dice l'Europa, anzi la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, le imprese negli appalti pubblici devono essere libere di decidere secondo il criterio della loro convenienza economica, decidano il contratto da applicare, la forza lavoro da assumere, libertà di impresa nel modificare assetti organizzativi, organici, orari, contratti, praticamente il libero aribitrio a tutela della cosiddetta libertà di impresa.

I giudici affermano che la clausola sociale (quelle norme a tutela della forza lavoro nei cambi di appalto) deve essere alquanto generica, assicurare i livelli occupazionali (facilmente aggirabili modificando gli assetti organizzativi) astenendosi dal dettare condizioni alle scelte imprenditoriali. Ma stabilire con certezza che nei cambi di appalto non si devono peggiorare le condizioni retributive e contrattuali è forse impedire l'autonomia di impresa, o piuttosto privilegiare il controllo dell'economia a fini sociali e occupazionali? Gli illustri costituzionalisti sono forse avvolti nel sonno primaverile, non si accorgono che in nome della Giustizia europea e del primato di impresa si cancellano anche i residui margini di applicazione della nostra Carta?

Concedere ai padroni libertà assoluta nel decidere la sorte di tanti lavoratori, piu' che diritto comunitario andrebbe definitoin altri termini: barbarie e sopruso padronale.

Clausole sociali sempre meno presenti se non formalmente e senza precise garanzie a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici degli appalti che in questi anni hanno subito anche gli irragionevoli tagli della spending review che potrebbe resto materializzarsi nel programma di Governo Lega \5 Stelle.

E' ormai scontato (non per noi ovviamente) che nei cambi di appalto si perdano posti di lavoro, ore contrattuali, si riducano i salari e i contributi previdenziali, eppure la conservazione dei posti di lavoro dovrebbe essere elemento dirimente e imprescindibile per legislatore, ente pubblico, impresa e sindacato. Al contrario, con il supporto della Giustizia, si privilegiano gli interessi di impresa, si afferma il principio dell'autonomia nella organizzazione aziendale e cosi' vengono messi a rischio tanti posti di lavoro.

Il dibattito attorno agli appalti è stato alimentato, in questi ultimi giorni, da sentenze di Tribunale praticamente a senso unico in linea con alcuni pronunciamenti dell'Autorità nazionale anticorruzione; si parla (a ragione) di normative anticorruzione ma alla fine non è che si troveranno d'accordo nel tagliare tutele ai lavoratori e alle lavoratrici? E senza un lavoro, la corruzione e la illegalità non sono destinate a dilagare?

La idea di legalità è a senso unico in Italia, una giustizia che punisce pesantemente reati minori (commessi da chi sta piu' in basso nella scala sociale) ma lascia impuniti reati ben piu' gravi o le pene diventano irrisorie per chi puo' permettersi studi legali famosi. Ora il timore fondato è che tutto questo dibattere non determini maggiori controlli sulla pubblica amministrazione e sui fenomeni corruttivi ma finisca con il sancire il primato della impresa sui diritti dei lavoratori. Ma pretendere da una azienda la riassunzione dei lavoratori nei cambi di appalto e costruire un sistema trasparente e non soggetto a corruzione non dovrebbero essere parte integrante di un percoso di giustizia sociale e legalità?

La revisione del codice appalti (articolo 50 Dlgs 50/2016) di un anno fa aveva introdotto una sorta d'obbligo alla conservazione dei posti di lavoro, poi è subentrata l'Autorità anticorruzione il cui scopo dovrebbe essere quello di costruire un sistema pubblico funzionante, trasparente, scevro da ogni forma di illegalità, illegalità che ricordiamo miete vittime soprattutto tra i senza lavoro e gli indigenti.

E' bene porsi allora una domanda provocatoria: Tribunali e Autorità anticorruzione intendono la giustizia solo funzionale alla libertà di impresa? E la libertà di impresa si traduce nel libero aribitrio di tagliare posti di lavoro ? Non diventerà sinonimo di corruzione ogni vincolo imposto alle imprese a tutela dei lavoratori ? La domanda parrebbe fuori luogo ma nel primato della impresa, basta guardare in Gb o negli Usa, puo' accadere di tutto e di piu'.

Le clausole sociali devono essere inserite in tutti i bandi, non solo dove maggiore è la presenza di forza lavoro perchè all'ombra della Pa e del privato sono cresciuti i piccoli appalti, i subappalti.. E poi un diritto, quello alla conservazione del posto, per essere tale deve valere ovunque, a prescindere dalle dimensioni dell'impresa.

Tra un cambio di appalto e l'altro accade sovente che si perdano ore e posti di lavoro, la ditta subentrante deve riassumere tutto il personale, non nascondersi dietro alla forma del contratto, alla nuova organizzazione che determinerebbe diverso fabbisogno di personale (quindi alcuni dipendenti da riassumere e altri da licenziare).

Siamo preoccupati e indignati, l'anticorruzione dovrebbe essere uno strumento in piu' per abbattere illegalità e corruzione, per recuperare a fini sociali i tanti, troppi, soldi che girano attorno agli appalti e finiscono in mazzette. Non ci risulta che l'Autorità abbia preso di mira i tanti, troppi, appalti pubblici aggiudicati, anno dopo anno, alle stesse ditte, i capitolati di appalto scritti in modo tale da scongiurare la partecipazione ai bandi di tante ditte (in tal caso non sarebbe minacciata la libertà di impresa?), gli spezzatini degli appalti e il ricorso ai sub appalti.

L'anticorruzione non sia allora strumento per abbattere le già poche tutele per la forza lavoro e a unico vantaggio dei profitti di impresa.

A farne le spese non siano i lavoratori e le lavoratrici la cui riassunzione nei cambi di appalto non dovrebbe essere messa in discussione in base alle compatibilità della impresa subentrante

Per tutte queste ragioni non possiamo accontentarci di una clausola generica o di una legislazione che tuteli piu' l'impresa del lavoratore, servono regole ben definite, clausole scritte che mettano nero su bianco tutti i contratti di lavoro nell'appalto, il monte ore individuale e complessivo, il contratto nazionale applicato. Ma chiarezza e trasparenza non possono prescindere dall'obbligo della continuità del rapporto di lavoro tra un appalto e l'altro, della conservazione dei contratti senza riduzioni orarie e stipendiali.

Combattere la corruzione è doveroso ma nell'interesse di chi lavora ogni giorno per pochi euro al mese, non per salvaguardare i profitti di imprese che si aggiudicano al ribasso gli appalti e ricordando che non sempre legalità è sinonimo di giustizia sociale e retributiva

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