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Regione Abruzzo, innalzando la soglia di sbarramento - "una porcata indegna" - il Pd vuole comprarsi una fetta di paradiso estromettendo le opposizioni
Blitz agostano del PD alla Regione Abruzzo per far fuori la democrazia. Con un presidente che – eletto senatore – avrebbe già dovuto dimettersi e con una maggioranza che dovrebbe occuparsi della sola ordinaria amministrazione, PD e Co hanno pensato bene di avanzare una nuova legge elettorale regionale con uno sbarramento all’otto percento, e con la volontà di farla approvare con un blitz. Mercoledì prossimo il Presidente della Giunta Regionale Luciano D'Alfonso dovrà dimettersi per incompatibilità con la carica di senatore, mentre il giorno prima è previsto il voto in Consiglio regionale. 

"Oltre che riprovevole politicamente, ciò costituisce anche una nefandezza giuridica: una offesa alla legalità e alla democrazia", sottolinea il costituzionalista Enzo Di Salvatore. Lo Statuto della Regione Abruzzo stabilisce che «nei sei mesi antecedenti la scadenza della legislatura, il Consiglio non può adottare né modificare leggi in materia elettorale». "Qualcuno penserà: «ma lo Statuto parla di scadenza della legislatura e, dunque, sembra riferirsi alla scadenza naturale del Consiglio». No, non è così. Solo un pessimo giurista ragionerebbe in questo modo. Il diritto non è mai mera forma: è sostanza. Non nascondiamoci dietro un dito e non pieghiamo la legalità a ciò che più conviene. Sappiamo tutti che il Consiglio si sta sciogliendo e che si voterà a breve. La domanda che occorre porsi è a cosa serva quel divieto e, cioè, quale sia la sua ratio, l’obiettivo. E la risposta è la seguente: ad evitare che la maggioranza uscente possa riscrivere le regole del gioco in prossimità del voto, adattandole alla situazione politica del momento, in modo da ottenere un certo vantaggio elettorale" conclude Di Salvatore.

"Evidente il tentativo di colpire la costruzione di un polo della sinistra, ambientalista, dei movimenti - si legge in una nota di Rete delle città in comune - che avrebbe potuto togliere seggi al PD. Insomma l’ennesimo tentativo di risolvere per via legislativa il probabile crollo di consensi al PD (mentre non pervenute ci risultano reazioni indignate da 5 stelle e destre varie), colpendo la democrazia, l’effettiva rappresentanza e la rappresentatività delle istituzioni".

"Un fatto che denunciamo e respingiamo con forza - continua la nota - così come facemmo pochi mesi orsono contro la proposta, dai similari obbiettivi e potenziali identici danni, del cosiddetto sindaco di minoranza, cioè di far approvare una legge che permettesse di eleggere al primo turno un sindaco che raggiungesse il 40 % dei consensi. Un blitz, in quel caso, che anche grazie alla nostra mobilitazione, fu bloccato. Senza dimenticare la madre di tutta questa (in) cultura politica, cioè il tentativo di riforma costituzionale sonoramente bocciato dalle italiane e dagli italiani nel dicembre 2016. Non si tratta e non si trattava di governabilità o di (comunque da respingere) democrazia “decidente” ma un mero tentativo di torcere per legge la volontà popolare".

"Ricordo che tre anni fa in qualità di candidato della sola Rifondazione Comunista superai il 3 ma non fui eletto - sottolinea in una nota il segretario nazionale del Prc Maurizio Acerbo - perché per iniziativa del Pd fu innalzato lo sbarramento al 4. Ora questi patetici personaggi addirittura raddoppiano sbarramento. Faccio presente che Sinistra Italiana è passata all'opposizione e ha già annunciato che non sarà alleata del Pd. Dunque i miserabili avranno pensato che il 4 non sia più sufficiente a tenerci fuori se ci mettiamo insieme e soprattutto che un seggio alla sinistra lo toglierebbe a loro, che perderanno sicuramente le elezioni. Segnaliamo che questo supersbarramento non ha nulla a che fare con la governabilità perché penalizza solo l'opposizione, non chi vince e usufruisce del premio di maggioranza. Non ci è ancora chiaro se le formazioni dell'opposizione di centrodestra e M5S siano o meno complici di questa operazione antidemocratica. Ci rivolgiamo a tutti i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione affinché non siano complici di questa porcata indegna".

Rete città in comune si appella a tutte e a tutti i sinceri democratici "affinché si mobilitino contro questo (così come contro altri, tipo quello di “superare” il parlamento come prospettato da Casaleggio settimane orsono) tentativo non di servire la democrazia, ma di asservirla".
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