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"Sulla guerra in Siria bisogna dire parole chiare". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Il domenicale di oggi è dedicato a quanti si trovano in un letto di ospedale a combattere con la morte, agli operatori sanitari che pur con stipendi irrisori e orari insostenibili non perdono umanità e professionalità.
Il diretto contatto con l'umana sofferenza induce a rivedere con sano distacco e un po' piu' di obiettività i fatti degli ultimi giorni.
Veniamo da una settimana di mobilitazioni, a dire il vero a bassa intensità e non senza stanchi e ripetuti rituali, a favore dei Kurdi, siamo stati inondati di luoghi comuni sul medio Oriente e sugli eventi di quell'area.
Sono pochi i conoscitori della storia e degli accadimenti, si legge poco e si traduce ancora meno, sui Kurdi, ai quali va la nostra incondizionata solidarietà, si riproducono gli errori commessi con il Chapas o con la Guerra nei Balcani.
Perchè solidarizzare solo con la Siria del Nord e non con la intera Siria? Lo vorremmo chiedere ai centri sociali, gli stessi che avevano mille remore a schierarsi non contro la guerra, nell'ormai lontano1999, ma a sostegno di chi quella guerra la subiva e la combatteva dalla parte giusta.
Non siamo nostalgici del socialismo reale, nè apologeti di Assad o di Milosevic, dei quali ricordiamo le malefatte, ma se vogliamo rifuggire dagli errori del passato non basta schierarsi contro la invasione turca della Sira del Nord, urge prendere posizione contro l'attacco alla Siria e riconoscere, anche senza parteggiare, il ruolo della Russia e della Siria, non farlo sarebbe malafede e leggere in termini ideologici la realtà e i fatti storici. Ricordiamoci poi che contro l'autodeterminazione Kurda si sono schierati tutti, Est e Ovest e la stessa questione Kurda non puo' al contempo offuscare quella palestinese.
E' quindi possibile parteggiare per le istanze palestinesi e quelle Kurde senza metterle in antitesi o offuscare una delle due?
Parrebbe di no, in questi giorni si dimentica che l'Ue non potrà boicottare la Turchia perchè in quel paese ha delocalizzato aziende, perchè le Banche europee sono creditrici della Turchia di Erdogan.
E si dimentica che proprio in Italia sono dislocate decine di basi militari Usa e Nato dalle quali partono i rifornimenti militari per la Nato e gli usa, si occulta il sostegno della Nato al suo paese membro, la Turchia, giusto per allontanarla dalla Russia degli oligarchi.
La resistenza del Popolo Kurdo è un baluardo contro l'Isis e allo stesso tempo i Kurdi sono indispensabili anche per Israele perchè l'Iran impegnandosi nella guerra in Siria non puo' rafforzare la resistenza degli Hezbollah in Libano.
Un equilibrio precario con Israele che vende armi alla Turchia ma nel 2017 si è detta favorevole ad uno stato autonomo Kurdo, Israele che parla di diritti umani ma poi li nega ai palestinesi e si dimentica perfino di riconoscere il genocidio Armeno.
Sono contraddizioni storiche e politiche da non ignorare, in queste settimane il boicottaggio richiesto contro la Siria ha dimenticato la presenza Usa e Nato in Italia, il ruolo nevralgico delle basi nel nostro paese.
Da questi fatti bisogna quindi ripartire per dare un senso reale ad una pratica internazionalista che sovente dimentica di combattere il nemico in casa propria. E se non vogliamo combatterlo, proviamo almeno a ripristinare la verità dela storia.
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