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"Quali sono le vere emergenze del paese?". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Bonifica ambientale, manutenzione del territorio, ammodernamento tecnologico, rilancio della pubblica amministrazione, politiche del lavoro, recupero del potere di acquisto di salari e pensioni depauperati da anni di accordi al massimo ribasso.

Dovrebbero essere questi i punti salienti di un programma alternativo sul quale costruire la mobilitazione sociale e nei luoghi di lavoro, non guardare alle scadenze elettorali e alle primogeniture sindacali ma piuttosto dotarsi di strumenti, percorsi e prospettive conflittuali.

Al contrario poco o nulla viene fatto, perfino sulle pensioni non si prende atto che la Riforma Fornero, utile per presentarsi ai tavoli europei, ha sancito una frattura decisiva con la forza lavoro di questo paese che ormai vota a destra.

I requisiti per la pensione di vecchiaia fino al 2021 prevederanno i 67 anni di età, poi torneranno a salire, questa è la decisione assunta dal Governo Conte bis in base ai dati Istat che prevedono la crescita di 0,021 decimi di anno della speranza di vita a 65 anni.

E sempre fino al 2021, salvo modifiche nelle prossime manovra di bilancio, si potrà andare in pensione prima ma con decurtazioni dell'assegno previdenziale approfittando della cosiddetta quota 100 ( 62 anni di età e 38 di contributi.).

Eppure le aspettative di vita non crescono piu' come nel recente passato, pesa la crisi economica ad impedire a molte famiglie di sottoporsi alle visite mediche preventive e a sottoporsi a cure un tempo gratuite e oggi in parte a carico del cittadino che dovendo far quadrare i conti lo fa a discapito della propria salute.

Le aspettative di vita non sono piu' quelle di alcuni anni fa, forse si vive piu' a lungo, stando ai dati Istat, ma ci si ammala con maggiore facilità perchè sul territorio italiano tanti siti inquinati non sono mai stati bonificati, perchè le produzioni nocive all'ambiente e all'umanità continuano imperterrite a seminare lutti.E poi sempre piu' numerose sono le malattie contratte nei luoghi di lavoro, le patologie croniche ad accompagnare la nostra esistenza.

Possiamo immaginare il futuro? Sicuramente si', allora pensiamo ad una forza lavoro in produzione alle soglie dei 70 anni e a tanti pensionati costretti a trovarsi dei lavoretti perchè l'assegno previdenziale sarà troppo basso. Se prima il pensionato rappresentava l'ammortizzatore sociale per le famiglie in crisi, domani il pensionato potrebbe essere povero e fonte di spesa per la collettività generale grazie al sistema di calcolo contributivo delle pensioni. Motivi sufficienti non solo per abrogare la Fornero ma per rivedere il sistema di calcolo delle pensioni.

Ma invece cosa fa la classe politica? Inerte, incapace di riconvertire le produzioni, investire in tecnologia a basso impatto ambientale, prona ai voleri capitalistici accordando ammortizzatori sociali per scongiurare il conflitto sociale.

Possibile che una città come Venezia sia stravolta dall'acqua alta quando città come quelle Olandesi da anni hanno risolto il problema? Bisognerebbe chiederlo alla classe politica che ha inventato il Mose attorno al quale poi si sono scatenati i soliti appetiti tangentisti.

Ma torniamo a ragionare un attimo sulle non politiche industriali italiane, pensiamo a come le grandi marche della moda abbiano delocalizzato le produzioni nell'est europeo, per esempio in Romania dove i salari corrispondono al 14% di quanto percepito da un lavoratore del settore in Italia.

La sinistra delle privatizzazioni e delle delocalizzazioni ha giocato un ruolo determinante per favorire le speculazioni finanziarie ma allo stesso tempo ha reciso quel legame, esistente per decenni, con la forza lavoro che nel corso degli anni è diventata preda della propaganda xenofoba delle destre. Se continuiamo a parlare del passato e di valori astratti (perchè scissi dalle condizioni materiali in cui oggi viviamo) la differenza si acuirà ulteriormente, è necessario un radicale cambiamento culturale e bisogna farlo liberandosi dall'aspetto elettorale che nel corso degli anni è servito solo a una classe politica, e sindacale, imprensentabile per mantenere i posti di potere.

Ci viene detto da tempo che i pilastri del nostro welfare, ossia le retribuzioni, il lavoro, la previdenza, la sanità e l'istruzione non possono reggere la sfida della globalizzazione, in realtà assistiamo al depauperamento del welfare anche attraverso accordi sindacali che rafforzano previdenza e sanità integrativa. Ripensare lo stato sociale? Ma intanto bisognerebbe capire la ragione per la quale sempre piu' ricchezza viene indirizzata alla speculazione finanziaria a discapito del lavoro, come il capitale ha reagito alla crisi di sovraccmulazione, la ragione per la quale certi servizi siano stati dismessi quando era a tutti palese che una gestione esternalizzata o in convenzione non avrebbe portato maggiori benefici ma solo contrazione dei servizi pubblici e dinamiche salariali al ribasso.

Oggi la sanità in convenzione appare migliore, piu' economica ed efficiente di quella pubblica, gli investimenti pubblici per ammodernare gli ospedali sono inadeguati, lo Stato è debitore verso le Regioni alle quali non ha corrisposto le spese pattuite e quei soldi mancano, guarda caso, alla sanità pubblica, agli appalti nel settore sanitario e ospedaliero colpiti da anni di spending review.

Non funziona allora lo schema classico secondo il quale si battono le destre sociali ed economiche sul solo terreno dell'accoglienza, quello che manca è ben altro ossia una politica che penalizzi i grandi capitali e le multinazionali che delocalizzano produzione per recuperare energie e fondi da investire nel lavoro, scelte dirimenti per salvaguardare il welfare, idee su come riconvertire le produzioni nocive all'ambiente e all'umanità.

Serve allora una idea diversa dello Stato, quello attuale è solo funzionale agli interessi dei poteri forti, quei poteri che hanno depauperato salari e pensioni e saccheggiato il territorio. E la sudditanza alle regole di Bruxelles non aiuta, anzi è tra le cause principali di questa situazione.

Ma occorre, allo stesso tempo affermare una pratica sociale e sindacale diversa da quella degli ultimi 40 anni, la riduzione del danno e la logica del meno peggio non hanno portato risultati, anzi sono stati funzionali a costruire la gabbia in cui ci siamo rinchiusi.

E cosi' sono nati gli appalti al ribasso, si è distrutta la legislazione in materia di lavoro, si sono abbattuti i poteri di acquisto dei salari e delle pensioni riducendo ai minimi termini il potere di contrattazione sindacale proprio come richiesto dai padroni per anni. E in questa logica perversa è avvenuto lo scambio tra lavoro (o cassa integrazione) e salute condannando interi territori alla devastazione e alla miseriac

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