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Livorno, la mostra su Modì costa ben 2 milioni. Aspra critica del Pci: "Spesa ingente. Risorse che potevano servire al lavoro e al sociale"
“Due milioni costa la mostra su Modigliani ospitata a Livorno. Al di là della nobiltà dello scopo di omaggiare un figlio illustre di Livorno, anche condivisibile, crediamo che l’obiettivo neanche troppo nascosto dell’iniziativa, cioè creare un giro di affari a partire da un evento culturale, denoti in realtà che la visione politica che sta caratterizzando questa giunta sia in continuità con le precedenti, cioè con una visione legata alla terziarizzazione della città. Prospettiva, questa, a nostro avviso inadeguata per il rilancio economico e sociale di Livorno”.

Così si esprime, attraverso un comunicato stampa, il segretario provinciale del rinato Pci, Luigi Moggia, in merito alla mostra su Amedeo Modigliani che si protrarrà fino al 16 febbraio 2020. La mostra è presa ad esempio dal Pci livornese per effettuare una “critica costruttiva” sull’amministrazione della giunta livornese.
“Non siamo affatto contro iniziative culturali a favore dello sviluppo turistico della città, comprese grandi mostre come questa, ma in una realtà come la nostra, forse, una maggiore cautela nella spesa pubblica sarebbe il minimo. Una tale ingente spesa doveva essere messa a disposizione, secondo noi, soprattutto del sociale e per il lavoro. Modigliani, in altre parole, lo si poteva omaggiare anche spendendo assai meno”, precisa Moggia. Che aggiunge: “Spendere due milioni di euro per una mostra quando in città la disoccupazione tocca percentuali record ed i servizi al cittadino sono inadeguati significa avere una visione dello sviluppo legata alla terziarizzazione acritica. A Livorno, invece, manca il lavoro, mancano le opportunità e le prospettive per i più giovani. Non sono i mega eventi a metà tra il culturale e il mondano, anche se organizzati nella speranza di far cassa, le misure destinate ad invertire la rotta della crisi”.

“I nomi dei vip che dovrebbero intervenire nei tre mesi della mostra, tesi a richiamare visitatori, sono tutti di persone, uomini e donne, che nel loro campo sono stati o sono eccellenti protagonisti. Ma al di là del fatto che viene da chiedersi cosa c’entrano calciatori ed allenatori, schermidori, sportivi di varie discipline, attori, registi cinematografici e giornalisti di belle speranze, con l’arte e la pittura di Modigliani, viene da aggiungere anche che tutto ciò sembra inutile se l’intento è dar vita a un turismo culturale di qualità”, dice ancora Moggia. “Noi crediamo che, ferme restando le perplessità sui costi, se l’intento è davvero sviluppare il turismo culturale, esso lo si favorisce con la presenza nelle mostre, come testimonial, di un maggior numero di critici d’arte ed artisti di fama internazionale, non di calciatori od attrici”.

Il Partito comunista italiano, sciolto nel febbraio 1991, è stato rifondato a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, nel giugno 2016. Il segretario nazionale è Mauro Alboresi, il segretario provinciale Moggia. E quest’ultimo, parlando ancora della mostra su Modì, chiosa così il suo intervento: “E’ una cartina tornasole del modo in cui questa amministrazione sta impostando le politiche non solo culturali ma anche economiche della città. Il giudizio, al momento, non può essere che negativo. Si affronta il tutto confondendo, nel caso specifico, la mondanità con la cultura, quando invece la città avrebbe bisogno di interventi concreti e strutturali, a cominciare dal dare gambe all’azione, finora solo annunciata, delle bonifiche, con l’incalzare le varie istituzioni sulle opere infrastrutturali che servono alla città per il suo rilancio, come Darsena Europa, scavalco ferroviario, collegamenti con l’interporto, per affrontare in maniera organica l’incremento del turismo in città, spingere affinché venga realizzata la stazione turistica del porto, di cui è già stata vinta la gara di appalto, che tra le altre cose potrebbe essere la soluzione ottimale per ridare ossigeno al Mercatino americano, senza bisogno di trasferirlo nuovamente, togliendo alla comunità uno spazio pubblico come piazza Venti, di cui certamente andrà pensata una riqualificazione”.
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